Uno che nel 2009, al primo anno in pianta stabile nel mondiale Supersport, si permette il lusso di centrare il titolo iridato con cinque vittorie, tre secondi e due terzi posti su quattordici gare, battendo “mostri sacri” della categoria come Laverty, Sofuoglu, Lascorz, Foret, Pitt, West, McCoy e Fujiwara (otto titoli iridati tra questi nomi), non è salito alla ribalta per caso.

PRECOCE - Come ogni pilota britannico che si rispetti, Cal Crutchlow arrivò quell’anno al mondiale Supersport dopo la “gavetta” nel campionato britannico: sulle piste inglesi, il pilota di Coventry si laureò prima vincitore della Supersport (nel 2006, con la Honda, battendo un certo Tom Sykes) e poi finì sul podio assoluto della Superbike: era il 2008 e, con la CBR del Team HM Plant Honda, conquistò 12 podi e 2 vittorie che gli garantirono il terzo posto. Nello stesso anno, fece il suo debutto nel mondiale come wild-card a Donington, dove finì secondo sul bagnato alle spalle di Kiyonari.

CON QUELLI “VERI” - Dopo la vittoria iridata al primo anno in Supersport, la stagione successiva Cal fece il suo esordio in pianta stabile nel mondiale Superbike: era il 2010 e correva con la Yamaha ufficiale Sterilgarda contro Biaggi, Haslam, Checa, Rea, Haga, Corser, Guintoli, Toseland, Fabrizio. Ma anche Byrne, Camier, Sykes, Xaus e Vermeulen. Tanto per far capire la qualità della categoria di quegli anni…
Eppure, Cal riuscì a stupire il mondo chiudendo la sua prima stagione al quinto posto, grazie a ben tre vittorie, un secondo e sei terzi posti.
Se non è un predestinato…

IMPARA IN FRETTA - Gli anni da record in Supersport e in Superbike convinsero Yamaha a dargli una possibilità in MotoGP: lo ingaggia il team satellite Monster per le successive tre stagioni, durante le quali l’inglese non sfigurò affatto (quinto assoluto nel 2013), conquistando due secondi, quattro terzi posti e ben 19 piazzamenti nella top five. A cui vanno aggiunte anche 13 cadute, che fanno però parte della “generosità” del personaggio e della sua voglia di ribalta.

NEL 2016 E’ SBOCCIATO - Le cadute segnano in negativo anche il suo unico disastroso anno in Ducati (il 2014) durante il quale però riuscì anche a togliersi la soddisfazione del podio di Aragon. Le ultime due stagioni con la Honda gestita da Cecchinello sono fresche nella memoria: un podio e numerosi piazzamenti nel 2015, due vittorie e due secondi posti (finora) nel 2016. Anno in cui la HRC ha iniziato a seguirlo da “vicino”. La prossima stagione, con una moto all’altezza, Cal potrebbe dire la sua. Il talento c’è sempre stato, l’esperienza in MotoGP ormai è notevole e a 30 anni compiuti, il “frutto” arrivato dalla Superbike sembra maturo anche per il Motomondiale. E Honda non deve lasciarselo sfuggire.