Dopo le Q1 che hanno premiato i tempi di Jack Miller (Alma Pramac Ducati) e di Maverick Vinales (Movistar Yamaha), in pista si sono ritrovati i 12 piloti più veloci per le Q2 utili per stabilire le prime file della griglia di partenza.
Se nella prima run è stato Dovizioso a fare la differenza, avvicinandosi ad abbattere il muro del minuto e 24, è nell’ultimo giro utile della seconda e decisiva, dopo una prima tornata quasi di studio, che hanno sparato tutti le “cartucce buone”. 

La griglia di partenza della MotoGP

IL CORAGGIO DI FARE SCELTE DIVERSE - A parte Lorenzo, all’ultimo giro buono si sono ritrovati in fila indiana. A fare la differenza, facendo perdere le “tracce” della sua scia a tutti gli avversari, è stato Johann Zarco. Il francese è stato perfetto, nella guida della sua M1 con anteriore “media” e alla fine è stato autore di un crono pazzesco, 1’53”680, migliore di oltre due decimi rispetto al vecchio record di Lorenzo del 2008. “Già stamattina avevo ripreso il feeling riscontrato nei test e questo mi ha dato fiducia – ha detto Johann - nella FP4 sono caduto e di solito non è un buon segnale per le qualifiche e invece è andata bene: dopo la prima gomma, utilizzata per “sentire” la moto, quando sono rientrato in pista con la seconda mi sono accorto che tutti aspettavano. Non avevo nessuno davanti, ho preso coraggio e ho iniziato a spingere senza pensare a chi mi seguiva”.

LA CONVINZIONE DI UNA POLE POSITION - Alle sue spalle, Marc Marquez, lontano due decimi ma assolutamente soddisfatto della qualifica della sua Honda. Anche perché, alla vigilia, aveva detto che la prima fila sarebbe stata per lui come una pole position. “E’ la pista su cui faccio più fatica in assoluto, quindi va bene così – spiega il campione del mondo - oggi abbiamo fatto un passo avanti dal punto di vista della messa a punto e nelle Q2 abbiamo dato tutto. Il più pericoloso domani? Dovizioso ma occhio agli altri…”

LA CAPACITA’ DI GUIDARE NELLA MISCHIA - Terzo si è piazzato Danilo Petrucci. Sempre veloce con la Ducati Alma Pramac, il ternano ha mancato il secondo posto per 5 centesimi ma ha dimostrato di saper guidare al limite ed è riuscito ad essere il primo ducatista sulla griglia di partenza. “Nel primo run non volevo tirare nessuno ed è stato un bel casino – dice Petrux – anche nel secondo è stato pericoloso, la gente si mandava a quel paese ed era un far west. Ho spinto, ho rischiato tanto ma ho fatto un giro incredibile”.

LA CONSAPEVOLEZZA DI UNA QUALIFICA NON ALL’ALTEZZA - In seconda fila, Cal Crutchlow con la Honda LCR Castrol, seguito da un Dovizioso sottotono rispetto alle previsioni (quinto a quasi quattro decimi, con Lorenzo solo nono) e dalla ormai non più sorpresa Alex Rins, sesto con la Suzuki e ancora una volta più veloce del suo compagno di squadra Iannone, solo 11esimo. A proposito di compagni di box, Pedrosa ha chiuso settimo a quattro decimi da Marquez mentre Rossi, ottavo, ha fatto meglio di Vinales (dodicesimo) per tre decimi. Jack Miller, con l’altra Ducati Alma Pramac.