I tempi d’oro dei piloti americani sono lontani. L’epoca di Kenny Roberts Senior e Junior, Freddie Spencer, Eddie Lawson, Wayne Rainey, Kevin Schwantz e – ormai anche di Nicky Hayden - è solo un ricordo, e dopo di loro i piloti americani non sono più riusciti a balzare alla ribalta del motomondiale.

Ma c’è qualcuno che ci sta lavorando su: stiamo parlando del tre volte campione del mondo della 500 Wayne Rainey. In un articolo pubblicato sul sito MotoGP.com, Nick Harris lo definito un “guerriero”.

“Mentre molti di noi voltano le spalle e si allontanano quando il gioco si fa duro, un guerriero sa affrontare ogni circostanza e difficoltà, dimostrando di avere una stoffa diversa da quella di tutti gli altri esseri umani”, scrive Harris.

L’incidente di Misano – Un evento ha cambiato per sempre la sua vita e la sua carriera sportiva: il terribile incidente sul circuito di Misano durante il Gran Premio del 1993. Era il pomeriggio del 15 settembre quando il tre volte campione del mondo nella classe 500 stava inseguendo il suo quarto titolo con ventiquattro vittorie alle spalle, andando incontro ad una caduta che ha posto fine alla sua carriera da pilota e lo ha costretto su una sedia a rotelle, paralizzato dalla vita in giù.

Il coraggio di un guerriero - Nonostante questo, Wayne Rainey non si è tenuto a distanza dalla sua passione per i motori, tornando nel paddock due anni dopo per dirigere il team Yamaha 250 cc e correndo in dei kart contro il suo vecchio amico e avversario Eddie Lawson.

Il tre volte iridato è rimasto anche molto coinvolto nel mondo della MotoGP e, quando il campionato ha fatto ritorno al magnifico circuito di Laguna Seca vicino alla sua casa in California, Wayne Rainey decise che non avrebbe lasciato morire la leggenda delle gare americane.

Il MotoAmerica - Venticinque lunghi anni dopo, abbiamo trovato Rainey sul Circuito delle Americhe questo fine settimana, in occasione del terzo round del Mondiale MotoGP, campionato che accoglie la presenza di un solo pilota americano fra tutte e tre le categorie: Joe Roberts in Moto2.

L’ex pilota era nel paddock texano in veste di supervisore del secondo round della quarta stagione del MotoAmerica, progetto che mira a far ripartire l’onda positiva che ha portato molti piloti americani ad illuminare il palcoscenico mondiale del motociclismo.

Anni fa, le corse nazionali americane erano state messe in ginocchio da problemi economici e politici dopo anni in cui i piloti a stelle e strisce erano stati invidiati dal mondo intero, perciò Wayne Rainey ha deciso di restituire qualcosa allo sport che gli ha dato e tolto molto allo stesso tempo.  Per questo ha progettato il campionato MotoAmerica con i favori di Paul Carruthers, figlio dell'ex campione del mondo di 250 cc Kel e mentore di Kenny Roberts quando si avviò verso l’Europa. Un’idea difficile, come Wayne stesso ha ammesso nel corso del weekend in Texas, ma con Joe Roberts si è intanto centrato l’obiettivo di riportare un pilota americano nell’entry list del Motomondiale.

“Forse ci vorrà più tempo di quanto lo stesso Rainey creda, ma senza dubbio avremo di nuovo un altro campione del mondo americano”, conclude Nick Harris.

Del resto, Rainey ha affrontato una prova che nessuno può immaginare e ha risposto con coraggio, da autentico guerriero.  E ora sta combattendo un'altra battaglia.