La Ducati deve pensare ai suoi interessi – certe cifre per i piloti non si possono più spendere – tuttavia avrebbe dovuto considerare che Jorge Lorenzo non è uomo abituato alle soluzioni di ripiego. Non li ha mai accettati, i piani B, nemmeno agli esordi. Jorge è sempre stato un pilota di riferimento per la Casa, per gli sponsor. Sempre rapporti diretti con gli ingegneri, con ogni capo progetto. E sempre tanti soldi, come ingaggio. 
La soluzione promossa da Carmelo Ezpeleta, impegnato a risolvere questioni importanti riguardo la griglia di partenza della prossima stagione, era interessante (una M1 ufficiale in un nuovo team satellite della Casa di Iwata) ma la strada sarebbe stata lunga, laboriosa, non priva di punti oscuri e tutti da chiarire. E Lorenzo l’ha capito subito. 
Jorge è scaltro, se l’è cavata per l’ennesima volta. Si è trovato vicino all’appiedamento (da parte della Ducati), invece è lui che sbatte la porta di Borgo Panigale. Per diventare una stella del Team HRC! A ripensarci, è incredibile. 

PIU’ DIFFICILE DELLA DUCATI? - Ma non sarà una passeggiata, per Jorge. Primo, perché la Honda RC213V è molto difficile da gestire, pare addirittura più difficile della Ducati Desmosedici con la quale ha faticato a trovare il feeling. In secondo luogo, entrare in Honda significa dover fare i conti con il padrone di quella Casa: si chiama Marc Marquez, ed è superfluo spiegare chi è. 
Ma Lorenzo ha resistito sette anni al fianco di Valentino Rossi, ed è un duro: del resto la sua caratteristica migliore è forse la perseveranza, la capacità di non mollare mai, di non abbattersi di fronte a qualsiasi colpo ricevuto. È una dote che gli servirà, accanto a Marquez, e anche quando sarà in sella alla Honda RC213V: se con la Ducati ha cercato invano le sue famose traiettorie “tonde” e l’inarrivabile fluidità in percorrenza, farà ancora più fatica a trovarle con la Honda. 
I numeri parlano chiaro sul valore di Marquez: con lui, la RC213V ha vinto quattro degli ultimi cinque titoli, ha conquistato 38 GP. Ecco, consideriamo che la somma delle vittorie di tutti gli altri piloti che hanno guidato la Honda nell’era di Marc è pari a poco più di un terzo cioè 13 (Pedrosa 9, Crutchlow 3, Miller 1), e si ha un quadro della situazione. Cioè, si può capire quanto Marquez faccia la differenza. E i primi a saperlo sono gli ingegneri e i manager della HRC, Lorenzo questo lo dovrà tenere bene a mente.

GIOCO D’AZZARDO - Però è utile chiedersi anche perché i vertici della HRC abbiano deciso di prendere Lorenzo, visto che chi schiera Marquez ha già il numero uno; ci si può domandare se non sia un azzardo, portare in casa un pilota che di sicuro creerà tensioni nel box e darà dei fastidi a Marc… Forse il motivo risiede nella necessità del nuovo staff dirigente dell’HRC di rendersi all’altezza di chi l’ha preceduto, o persino superarlo. Questa struttura è ancora quella voluta da Shuhei Nakamoto, ora in pensione. Ci sono voluti tre dirigenti per fare tutto ciò di cui si occupava lui, e forse bisogna dimostrare che le nuove leve sono in grado di tenere l’HRC al vertice. Ma serve attenzione, certi equilibri vanno considerati sempre: Marquez e Lorenzo sono personaggi che, anche per carattere, non hanno proprio le caratteristiche per volersi bene. 
In ogni caso l’HRC riunirà nello stesso team i due piloti che, insieme, hanno vinto gli ultimi sei titoli della MotoGP. E tralasciando il campionato attuale – dove comunque Marc sta dominando – i due hanno vinto insieme sette titoli negli ultimi otto anni (tre volte Jorge, quattro Marc) considerando che nel 2011 vinse Stoner. Non soltanto: insieme, i due contano (per ora) 11 titoli mondiali in tutte le categorie. 
Sì, non c’è nulla da dire: sulla carta, questo è proprio un grande team.