Franco Morbidelli e Dani Pedrosa dovrebbero sostituire Johann Zarco e Hafizh Syahrin nella squadra satellite della Yamaha. Anche se nella pratica non è così semplice. Per esempio, Franco deve prima risolvere la sua situazione contrattuale con Marc Van der Straten, il che, se non diversamente concordato, implica il pagamento di una clausola di risoluzione. 

NEL CASO DI PEDROSA, poi, le questioni da sistemare sono parecchie. Si parte dall’addio alla Red Bull, storico sponsor di Pedrosa, visto che la Yamaha ha un legame con la Monster. Dani sarebbe disposto a negoziare su diverse cose, ma non sulla collaborazione con la Red Bull: in qualche modo, questo rapporto sarebbe un po’ come una nuova opportunità dopo il “pensionamento”, visto che l’azienda ha già offerto a Dani un ruolo da ambasciatore del marchio. Anche per quanto riguarda le condizioni tecniche, i problemi non mancano: Pedrosa non ha accettato la prima proposta, che riguardava una M1 di secondo livello, e questo è un punto importante. La Yamaha è molto rigorosa su questo, nel senso che le moto ufficiali sono due e sono nel team interno; a Iwata non vogliono seguire la strada della Honda e della Ducati, che hanno il terzo pilota su una moto ufficiale (Crutchlow e Petrucci) in team satellite (LCR e Pramac). 

SI STA LAVORANDO su un piano che possa prevedere per Dani una M1 “vicina” a quella di Rossi e Viñales, calendarizzando l’evoluzione con un ritardo di tre-quattro gare rispetto alle moto dei piloti ufficiali. Però Dani porterebbe in Yamaha molte informazioni che riguardano il mondo Honda. Ovviamente non ci saranno segreti industriali, da rivelare ma dopo 13 anni trascorsi in MotoGP nel Team HRC nessuno meglio di Pedrosa può spiegare agli ingegneri della Yamaha le caratteristiche della RC213V, confrontando la gestione elettronica con quella della Yamaha e tante altre cose. E questo sarebbe di sicuro un “plus”, per il gruppo di ingegneri di Iwata.