«Ho lottato per i miei obiettivi, con piloti di alto livello e sono stato uno di questi. Sono riuscito a seguire il mio cammino nonostante le difficoltà, soprattutto in MotoGP. Mi do il massimo dei voti, soprattutto pensando a com’è stata la mia carriera, com’è iniziato tutto con mio padre, in casa, con la gente che ha percorso il mio cammino». Con queste parole Dani Pedrosa, ufficialmente nella Legend della MotoGP, ha dato il suo addio alle corse dopo la gara di Valencia, ultima della stagione, chiusa con un ottimo quarto posto. Peccato che non sia arrivato un podio. Sarebbe stato il giusto riconoscimento a uno straordinario pilota dell'era moderna. In 18 anni Pedrosa ha corso 295 gare, collezionando 153 podi (terzo dietro Agostini e Rossi) e 54 vittorie. È il settimo pilota nella classifica dei più vincenti della storia.

CONTRO I FENOMENI - Il dato inspiegabile è questo: Pedrosa non ha mai vinto un Mondiale nella classe regina, anche se ci ha corso per 13 stagioni, sempre con una moto ufficiale, e vincendo ogni anno almeno una gara, tranne nel 2018. Qual è stato allora il suo problema? Ve lo spieghiamo subito. Provate voi a correre per tutta la carriera contro Valentino Rossi, Casey Stoner, Jorge Lorenzo e Marc Marquez, tutti al top della forma. Se pensate che nel 2006 ci si è messo anche l'indimenticabile Hayden a vincere uno storico mondiale, avrete capito che in una carriera motociclistica molto dipende dal momento in cui si corre.

LA SUA CARRIERA - Dani di Mondiali ne ha comunque vinti 3: uno in 125 e due in 250, mettendosi alle spalle un giovane Casey Stoner. Nel 2006 il passaggio alla MotoGp, in sella alla RC211V del team ufficiale Repsol: due vittorie alla prima stagione, come Nicky Haideyn suo compagno, che però vince incredibilmente il Mondiale. Pedrosa in classifica arriva quinto, dietro gli italiani Valentino Rossi, Loris Capirossi e Marco Melandri. L’anno dopo le vittorie sono di nuovo due, e a fine stagione ottiene il secondo posto finale dietro a Casey Stoner sulla Ducati, un altro evento eccezionale che lo tiene fuori dalla storia. Nel 2008 iniziano i guai: le vittorie sono ancora due, il piazzamento finale è terzo, ma il discorso iridato è affare tra Rossi e Stoner. Il 2009 sarà un anno simile al precedente, due vittorie e terzo posto finale, ma con Rossi e Lorenzo a darsi battaglia per il titolo. Il 2010 poteva essere il suo anno: Valentino cade al Mugello e di fatto è fuori dalla corsa al titolo. Pedrosa si ritrova in piena lotta con Lorenzo, però nel momento di forma migliore cade nel Gp del Giappone fratturandosi la clavicola, infortunio che lo costringerà a saltare tre gare e a dare l’addio al titolo, o quanto meno alla possibilità di provarci fino alla fine. Nel 2011  ancora gli infortuni condizionano la sua stagione: prima una operazione alla mano, poi un’altra frattura alla clavicola dopo un contatto con Simoncelli. A fine stagione è quarto, mentre il mondiale è del compagno di squadra Stoner, passato  alla Honda, con Valentino sofferente in Ducati. Nel 2012 ancora niente da fare: è la stagione delle nuove 1.000 cc e Lorenzo si porta a casa il titolo grazie ai piazzamenti e vincendo una gara in meno di Pedrosa (primo al traguardo ben 7 volte), staccato alla fine di soli 18 punti. Il 2013 è l’anno dell'arrivo di Marquez, che segnerà anche il cambio delle gerarchie in casa Honda.

ADDIO - Dal 2019 non sarà più sulla griglia di partenza, ma diventerà tester per la KTM dove aiuterà Johann Zarco e Pol Espargaro nel team Red Bull KTM: «Non so cosa succederà, però questo passo mi dà molta più emozione di quelli fatti quando avevo 13 anni, perché all’epoca non avevo paura di niente». «Non mi mancheranno gli incidenti, gli ospedali e le interviste scomode. Ma mi mancherà vincere». A noi mancherai tu, campione dallo stile gentile, sempre rispettoso verso compagni e avversari.