KTM ne ha fatti di passi avanti da quando, nel 2012, ha presentato per la prima volta un team ufficiale nella categoria Moto3.

Un piccolo inizio che negli anni ha avuto i suoi sviluppi fino ad approdare alle categorie Moto2 e Motogp, dove ancora la Casa austriaca deve crescere, ma ha buone possibilità di ottenere risultati.

A parlare di tutto ciò è stato Stefan Pierer, CEO KTM, in un'intervista riportata da Speedweek.com dove non solo ha parlato della crescita della sua squadra, ma ha raccontato anche alcune curiosità sul “modus operandi” di Ktm.

CHE SQUADRA! - Già, perchè come ha spiegato Pierer, il lavoro svolto all'interno delle fabbriche KTM che riguarda tutto ciò che c'è dietro la semplice gara motociclistica o automobilistica, non è solo un lavoro puramente tecnico, ma anche e soprattutto di “appartenenza” al marchio:”ogni anno nel Gp d'Austria, quasi la metà dei biglietti viene consegnata ai nostri dipendenti, ovvero 4500. - spiega Pierer a Speedweek.com - Questo Granpremio è per noi un'occasione importante perché vogliamo portare i nostri dipendenti, ma anche clienti e amici in pista e mostrare loro lo slogan" Ready to Race ". Le corse sono il DNA del nostro marchio: significano che devi prima scegliere una categoria, poi vedi ogni due settimane al Grand Prix ciò che manca alla tua moto. Invitando ogni anno 4.500 dipendenti da Mattighofen e Munderfing al GP di Spielberg, vedono quanto sia difficile il business MotoGP. Capiscono quindi che la pazienza è necessaria in questo business. Ma riconoscono anche che alla fine avremo anche successo nel Campionato del Mondo.”

“BISOGNA COMBATTERE CON I MIGLIORI” - Già, perchè per il Ceo KTM e la sua squadra, l'obiettivo è proprio questo, riuscire ad arrivare in alto anche nella classe regina del Campionato del Mondo Motogp, così come già sono in alto in tanti altri sport. Pierer, non si dimentica però di come è nata la Casa austriaca:”ho assunto la Ktm nel 1992, a quel tempo eravamo una piccola compagnia di motocicli fuoristrada. Allora avevamo 200 dipendenti e vendevamo 7.000 moto all'anno. Ci siamo concentrati a lungo sulla scena fuoristrada, e c'è voluto molto tempo per vincere la Dakar per la prima volta. Ben dieci anni. E ci sono voluti sette anni per dominare il campionato statunitense Supercross. E sono passati quasi 20 anni da quando abbiamo preso la decisione strategica di entrare nel mondo delle moto da strada. Ci è voluto un decennio perché venissimo presi sul serio e accettati in questo mercato. Abbiamo sviluppato i prodotti giusti. Abbiamo appena terminato il nostro ottavo anno da record, vendendo per la prima volta più di 261.500 motocicli. Quindi è chiaro: dovevamo dirigerci verso il mercato delle moto da strada. Alla fine, questo includeva la partecipazione al Campionato del Mondo MotoGP, perchè devi rischiare in pista e combattere con i migliori del mondo."