Commosso, frastornato, felice come non mai. Danilo Petrucci, probabilmente, una domenica così l'ha sempre sognata. Ha dovuto aspettare oltre 120 gare di MotoGP prima di riuscire a festeggiare la vittoria ma il momento è arrivato nel posto più bello e in una delle gare più emozionanti degli ultimi anni. Il palcoscenico è il Mugello, la platea le decine di migliaia di appassionati italiani e l'opera rappresentata è stato il suo trionfo per un soffio davanti al fenomeno della Honda Marc Marquez e al suo compagno di squadra in Ducati, Andrea Dovizioso.

ERA ORA - L'ha voluta fortemente, Danilo. E' stato in testa per gran parte della gara. Quando ha guidato il gruppone nei primi giri e quando, nella seconda, è stato il momento di alzare il ritmo per fare "selezione" nel momento di maggiore stress per le gomme. Ha risposto in modo freddo e tecnico a tutti i tentativi di attacco degli avversari, con staccate al limite ma precisissime, con traiettorie in grado di proteggere dagli attacchi e con una lucidità degna dei grandi campioni. Alla staccata della San Donato, all'ultimo giro, si è visto sorpassare da Marquez e Dovizioso ma invece di andargli dietro ha mantenuto la sua traiettoria, ripassandoli a centro curva e uscendo più stretto e più veloce verso le curve finali. Dove si è dimostrato il migliore, perché ha spinto al massimo (1'48"1 il suo ultimo giro) e difeso con i denti la prima posizione fino alla bandiera a scacchi.

MARQUEZ VINCE IL DUELLO PER LA CLASSIFICA - Ci hanno provato, Marquez e Dovizioso. Ma senza successo. Marc era il più veloce nell'ultima parte della pista (soprattutto nelle Biondetti) e forse era il favorito per la vittoria finale. Con una Honda che ormai, quanto a velocità massima, non ha nulla da invidiare alla Ducati. E invece si è dovuto accontentare di un secondo posto importantissimo per la classifica. Perché è riuscito a mettersi alle spalle il suo rivale numero uno per il campionato, Andrea Dovizioso, ma anche Alex Rins. Era lo stesso obiettivo del Dovi, che però oggi ha dovuto cedere il passo al compagno di squadra e al campione del mondo. Il terzo posto gli va un po' stretto ma, rispetto agli altri due, il forlivese è sembrato un po' più in difficoltà con la gestione della moto. Soprattutto nel finale.

VINALES CI METTE UNA PEZZA - Quarto, Alex Rins, autore di una rimonta spettacolare dalla 15esima posizione. Ancora una volta, il pilota spagnolo della Suzuki ha dimostrato di poter lottare con i migliori. E' rimasto accattato al "terzetto delle meraviglie" per tutta la gara, provando anche ad infilare Dovizioso all'uscita della Bucine, all'ultimo giro, per il podio di tappa. Gli è andata male ma ha guadagnato altri punti pesanti per la classifica generale. Sempre meglio, invece, sta andando Takaaki Nakagami: il giapponese del Team Idemitsu ha chiuso quinto, in top five, a sei secondi dal vincitore e sembra aver trovato le misure alla Honda, perché il suo 2019 è in crescendo. Sesto si è piazzato Vinales, unico degli alfieri Yamaha a difendere i colori di Iwata, davanti ad un ottimo Michele Pirro, ottavo, a Crutchlow, a Espargaro con la KTM e a Quartararo che ha deluso non poco le aspettative dopo le prove da protagonista.

L'ALTRA ITALIA CHE DELUDE - Jorge Lorenzo non è riuscito ad andare oltre la 13esima posizione (a 20 secondi dal compagno di squadra Marquez) mentre Andrea Iannone ha chiuso 15esimo, conquistando un punto iridato. Male gli altri italiani, tra i più attesi: Bagnaia, che nei primi giri era nel gruppo di testa, è scivolato come Franco Morbidelli e come Valentino Rossi. Per il Dottore, un week-end da dimenticare: 18esimo in partenza, si è toccato con Mir nelle battute iniziali, ripartendo ultimo ma poi, nel tentativo di rimontare (con un ottimo passo), è finito in terra...