Un fotofinish micidiale, con due piloti appaiati ed al fulmicotone. L’immagine frontale non aiutava: tra una pozzanghera e una chiazza umida ad occultare parte delle ruote anteriori, aveva vinto Spies o Stoner? Quindici millesimi a separarli, un inezia, ed un futuro diverso ma simile. Casey, la spuntò, per un nonnulla. L’australiano e la Honda RC 212V erano già campioni, ma la soddisfazione finale di Valencia regalò al due volte iridato certezza di aver eguagliato il suo precedente score con la Ducati, annata 2007. Ben, dal canto suo, non aveva di che lamentarsi; il texano sapeva che, in un Gran Premio così tirato, tutto si può decidere negli ultimi metri. Certo, Spies avrebbe voluto vincere, ma la sua fu, comunque, una eccellente stagione completa, coronata dall’affermazione ottenuta ad Assen.

L’ANNO DOPO, IL RITIRO - Su un asfalto bagnato e traditore, impressionante l’incidente di gruppo avvenuto dopo la partenza, a farne le spese furono Bautista, De Puniet, il duo Ducati costituito da Rossi e Hayden. Nel parco chiuso, completato da Dovizioso ed il suo terzo gradino del podio, Stoner ringraziò la squadra Honda ed ogni uomo HRC, con la promessa di sfoggiare - nuovamente - la tanto ambita tabella numero 1, già esibita ai tempi di Borgo Panigale. L’allora ventiseienne di Southport si trovava sul tetto del mondo motociclistico, stampa e critica ne avevano anticipato e pronosticato un possibile e continuo dominio per diverse e ripetute stagioni, invece... no: egli stesso, ad inizio 2012, a pochi mesi da quel primo posto e con l’investitura da “migliore di tutti”, decise di lasciare il Motomondiale.