Dopo la clamorosa notizia dell'addio di Jorge Lorenzo al mondo delle corse, una riflessione nasce spontanea. Il team Honda, infatti, ha mandato “in pensione” due piloti in due anni: prima Dani Pedrosa che si è ritirato a fine stagione 2018 e quest'anno Jorge Lorenzo che si ritirerà dopo la gara di Valencia di questo weekend.
Un qualcosa che ha davvero dell'incredibile se si pensa al calibro di due campioni come loro, in proporzione a quella che è stata la loro “uscita di scena”. Quali potrebbero, quindi, essere le cause? La Honda è coinvolta, o si tratta soltanto di una casualità?

IL CASO PEDROSA - Una casualità forse non è, basti pensare alla carriera di Dani Pedrosa. Lo spagnolo ha militato al team alato per ben 17 anni: era il 2001 quando il piccolo samurai di allora salì per la prima volta in sella ad una Honda nella categoria 125cc e ci è rimasto fino al 14 novembre 2018, ovvero fino alla gara di Valencia dello scorso anno.
Lui, che ha lasciato il mondo delle competizioni a 32 anni ha vissuto tanti cambiamenti all'interno del team così come l'arrivo e la partenza di tanti compagni di squadra.
Una scelta di ritirarsi arrivata dopo tanti infortuni e anche un po' di sfortuna, dove lo spagnolo eterno secondo non è mai riuscito a centrare il titolo iridato nella classe regina pur sfiorandolo in diverse occasioni.
Per lui, l'ultima stagione in Motogp, complici anche alcune cadute e successivi infortuni, era stata molto altalenante senza mai arrivare a podio, ottenendo come risultato l'undicesimo posto nella classifica mondiale (nel 2017 era quarto). A tutto questo va aggiunto un aspetto importantissimo, ovvero che la RC213V era diventata per lui troppo difficile da gestire sotto diversi aspetti tanto da decidere che l'opzione migliore fosse il ritiro.

IL CASO JORGE - Aspetti che Jorge Lorenzo si è ritrovato ad affrontare pochi mesi dopo in quanto una volta sceso di moto Dani, è salito subito in sella Jorge, sulla stessa moto che sembra riuscire a guidarla (o per lo meno fino ad oggi solo lui ci riesce) un Marc Marquez che in fatto di risultati è imbattibile.
Il maiorchino, che arrivava da due anni difficili in Ducati (ma che era riuscito a recuperare), una volta salito sulla RC213V, durante i test invernali, non ne aveva parlato poi così in negativo.
Forse era solo facciata, certo, o forse in un primo momento la Honda sembrava più guidabile rispetto ad una Ducati, a lui che, arrivato da una Yamaha sulla quale era stato per ben 9 anni (dal 2008 al 2016) ormai aveva capito che come l'M1 non esisteva nessun altra.
Anche lui, come una sorta di “maledizione” tramandata da Dani Pedrosa, ha vissuto una stagione all'insegna di gravi infortuni che lo hanno portato in più occasioni a dover saltare delle gare o a tornare in pista non al 100%.
Questo sicuramente ha aggravato la situazione, aggiungendo un carico da 90 su una moto che non riusciva a guidare come avrebbe voluto: vuoi per l'usura delle gomme diversa da altre moto, vuoi per problemi tecnici dei quali Jorge ha parlato durante tutta la stagione.

MARQUEZ IL “COLPEVOLE”? - A tutto ciò va aggiunto un fattore emotivo rilevante, ovvero un compagno di squadra di nome Marc Marquez molto scomodo. E si che di compagni dai nomi altisonanti questi due protagonisti ne hanno avuti come Valentino Rossi o Casey Stoner, eppure mai come con Marquez la batosta è arrivata.
Sicuramente una botta non dovuta soltanto ai risultati del compagno di team, quanto al fatto che Honda si sia dedicata soprattutto a lui nel “trasformare” la moto. Una RC213V costruita per calzare a pennello sulle caratteristiche di guida di Marquez che evidentemente sono “uniche” (in positivo e negativo) rispetto agli altri piloti.

CHI SARA' IL PROSSIMO? - In tutta questa vicenda, sia che la “colpevole” sia o meno la Casa alata, resta comunque l'amaro in bocca per la “perdita” di due grandi campioni come Pedrosa e Lorenzo che oltretutto sono andati a concludere la loro carriera nel peggiore dei modi, non tanto agli occhi dei tifosi quanto per loro stessi, ritrovandosi a dover dire “addio” al motoclismo sfiduciati dall'idea che continuare a correre potesse essere ancora l'opzione migliore.
Adesso resta da capire chi sarà il prossimo ad arrivare in Honda, anche se con una maledizione del genere che pende sulla testa del futuro prescelto, il peso da sopportare sarà notevole.
O forse no. Venire smentiti, in questo caso, sarebbe davvero bello.