Dopo una mattinata di prove, è arrivata la meritata pausa pranzo, per piloti, tecnici e giornalisti (ma non per tutti). Il 2020 della MotoGP aveva gli occhi puntati su Alex Marquez, novità più eclatante della Classe Regina. Al campione in carica della Moto2 non è andata benissimo: solo 12 minuti in pista e poi la scivolata, nella lenta e traditrice Curva 10.

Per lui nessun danno, ma Honda LCR distrutta e da ripristinare. La HRC ha portato a Valencia tante parti nuove, le altre Case non sono rimaste a guardare.

Alex Marquez: il talento cresciuto nell'ombra

Vinales in testa

YAMAHA in testa nei cronologici, con Vinales primo, Quartararo e Morbidelli ad inseguire a ruota. Nuova la M1 numero 12, con un frontale più ingombrante, una presa d’aria più larga ed un motore rinvigorito. Maggior accelerazione e velocità di punta sono ora disponibili per Maverick e Valentino - un po’ attardato ed attento al comportamento della gomma anteriore - con picchi massimi di 322 chilometri orari. El Diablo ed il Morbido si sono concentrati su particolari agli occhi invisibili, riscontrabili in elettronica ed ulteriori aggiornamenti.

I fratelli in Honda 

HONDA a testa alta con il solo Marquez, Marc, ovviamente. Il campione del mondo ha alternato moto “vecchia” e nuova. Sul modello 2020 si notavano terminali di scarico dalla linea diversa, aerodinamica rivista e la possibilità di modificare layout e configurazioni in un baleno.

I tecnici HRC hanno pensato ai piloti e pure ai meccanici: in turni di prova sempre tirati, sarà importante intervenire in tempi celeri e senza intoppi. Un piccolo intoppo Marc lo ha avuto: la scivolata è arrivata verso le 13, con la RC 213V futura. Niente di rotto per lui, come tuta impolverata e basta per il fratello Alex, in pista per poche tornate e poi subito nella ghiaia.

Nella sabbia a ruzzolare ci si è ritrovato anche Stefan Bradl, collaudatore “ibrido”: la versione utilizzata dal tedesco era un mix tra la 2019 e la 2020. Per Crutchlow, motocicletta evoluta e nessun attacco al cronometro.

DUCATI ha tanto lavoro da fare

L’esigenza di una Desmosedici più sincera in ingresso curva e più agile era priorità da team ufficiale, con riverberi utili pure per Pramac. Aggiornamenti di motore, ciclistica ed elettronica ma, come ha precisato Davide Tardozzi, quella vista in pista non è la nuova e definitiva Rossa 2020. L’anno prossimo ci saranno soluzioni e collegamenti diretti con Borgo Panigale, per un analisi più veloce e diretta nei weekend gara, in stile Formula 1.

MotoGP: a Valencia per i test, i dettagli

Le novità in pista

SUZUKI ha nascosto le novità apportate dal Hamamatsu sotto carene ed infrastrutture pressoché identiche a quelle portate nel paddock quest’anno. In realtà, nel telaio ora più rigido della GSX-RR è incastonato un quattro cilindri nuovo, più potente e gestibile. Rins e Mir riceveranno step di elettronica e ciclistica una uscita alla volta, con l’obiettivo di essere al completo nei test di Sepang.

APRILIA apre le danze con la caduta di Bradley Smith, collaudatore ufficiale del marchio di Noale. L’inglese, che arrivava dall’impegno MotoE, dopo il volo è stata esposta bandiera rossa e Bradley è stato poi visitato dai sanitari.

La RS-GP “nuovissima di pacca” non si è vista a Valencia ma, come promesso dai vertici della Casa, entro Sepang tutto sarà pronto. Nel frattempo, Iannone ed Espargarò hanno saggiato alcune evoluzioni percettibili esclusivamente da chi stava in sella.

KTM ha introdotto a Valencia il vice iridato della Middle Class, Brad Binder. Non male il sudafricano, su una RC16 che ha scoraggiato più di un pilota, Zarco in primis. Nuovi condotti di scarico, motore - forse - più gestibili, ali riviste.

E di ali, il team sponsorizzato Red Bull ne ha bisogno, perché Pol Espargarò non può metterci sempre del suo. Il sesto tempo conferma l’anima profusa dallo spagnolo, Iker Lecuona ci fa ricordare che ha tutto da imparare. Lui, come Alex Marquez, è caduto in pieno appoggio, perdendo l’avantreno.