Pare proprio che la Yamaha abbia qualcosa in più rispetto alle moto concorrenti. Perlomeno parlando di test prestagionali: dopo Valencia, ecco Jerez, Andalusia. La due giorni di prove anticipa una breve pausa e poi, da gennaio, ci si tufferà veramente nel 2020. Maverick Vinales è in forma. Lo aveva dimostrato nel finale di stagione 2019, lo sta confermando su una M1 rinnovata in molte parti, a cominciare dal quattro cilindri in linea, continuando dalla bocca dell’airbox. Una elettronica più sofisticata ed il polso destro del catalano hanno determinato il miglior tempo, prima che la pioggia iniziasse a cadere: 1'37”131 per il numero 12 del team Monster Factory.

Pure Fabio Quartararo è in palla. Il francese della formazione Petronas SRT ha girato quasi quanto Vinales, ovvero, 68 giri contro 63, finendogli alle spalle per circa sette decimi. El Diablo gode di molti aggiornamenti ufficiali e, l’anno prossimo, il suo assalto alla vittoria è auspicabile, dopo pole position e secondi posti da Rookie of The Year. Con un doppio terminale di scarico sempre più voluminoso e rombante, le due GSX-RR di Mir e Rins chiudono terza e quarta. A dar man forte ai due spagnoli, in pista pure Guintoli, collaudatore Suzuki, con una struttura direttamente collegata al reparto corse di Hamamatsu. E le Honda, dove erano? C’erano, con tante novità da collaudare. Ecco perché Marquez - Marc - è “solo” sesto, preceduto da Morbidelli, autore di una innocua scivolata. Per il campione del mondo una scelta di motociclette impressionante: la “vecchia” RC 213V con cui ha vinto il titolo e due versioni inedite, come appena sfornato era il telaio portato a Jerez dalla HRC. Il gap del numero 93 dalla vetta è di un secondo abbondante e non è mancato un capitombolo piuttosto cruento, con strascichi importanti: Marc ne è uscito dolorante. Appena dopo, il contrariato Crutchlow. Cal non ha digerito la mossa di Honda, che gli ha tolto risorse umane in favor di Alex Marquez.

L’inglese è autore del settimo crono con la Honda LCR. Una brutta caduta di Pol Espargarò ha indotto i commissari di percorso all’esposizione della bandiera rossa. Il pilota stava bene - per fortuna - la sua KTM un po’ meno ed insieme si sono fermati all’ottavo posto nella tabella. La Casa austriaca era massiccia e compatta a Jerez: oltre a Pol, hanno girato Lecuona e Binder. Pedrosa, invece, non ha totalizzato passaggi cronometrati, soffermandosi nel box a parlare con gli ingegneri di Mattighofen. Ducati in top ten con Petrucci e Dovizioso, Miller appena dopo. Tanto lavoro per i portacolori di Borgo Panigale, su Desmosedici ben nascoste da teli a motori spenti. In Andalusia la Rossa era rappresentata dai due ufficiali, i due Pramac - Bagnaia è tornato in sella - Rabat e Granado, con il brasiliano debuttante nel team Avintia. Presente anche Pirro, instancabile collaudatore, diciannovesimo nella lista dei tempi. Le Aprilia vanno avanti, prima di portare la nuova RS-GP a Sepang. Il barbecue di Valencia sembra acqua, anzi, fuoco passato per Iannone. Aleix Espargarò ha provato novità di elettronica, misteri sotto le carene di Bradley Smith, britannico che porta in circuito le novità di Noale. Abbiamo lasciato per ultimi Rossi ed Alex Marquez. Valentino si sta acclimatando con il nuovo capotecnico Munoz. Il feeling tra i due è tutto da rodare, come la naturalezza del 46 sulla M1 evoluzione. Il fratello di Marc era nello stesso garage del campione in carica, coi fotografi impazziti nell’immortalarlo. Settanta giri per l’iridato Moto2 e diciassettesimo crono complessivo.