Sport e doping, passione e piaghe che si intrecciano. La bomba esplosa ieri - con Iannone sospeso temporaneamente dalla FIM - ci fa capire che gli atleti, non solo Andrea, sono spesso “borderline”, cioè, al limite nel gesto tecnico-atletico e nei confronti di regole dalle fondamenta giuste, ma delicate. Il comunicato spiega come il pilota di Vasto risulti positivo ad un controllo di laboratorio eseguito in Germania, riguardante il round malese della MotoGP. Il pilota, da parte sua, si è difeso sui propri profili social e, fino a qui, tutto abbastanza logico. La domanda è: come avverrà l’iter della contro-analisi? Tramite un secondo prelievo di urine (o sangue) mesi dopo il misfatto? Sembra tardi, perché tante cose, nel frattempo, sono cambiate. Se, nel caso lo abbia fatto e ci auguriamo di no, Iannone ha, effettivamente, fatto uso di doping nei giorni di Sepang, come si può sapere oggi o domani? Le tracce rimangono nel corpo per tanti mesi? In questo caso, sì, un secondo controllo avrebbe molto senso. Di casi simili o, addirittura, peggiori, lo sport ne ha registrati parecchi. Il primo esempio che ci viene in mente è quello di Lance Armstrong, pluricampione americano di ciclismo. Il texano, dopo ripetuti successi al Tour de France, coppe e medaglie, fu sottoposto a giudizio, previo segnalazioni di colleghi ed analisi di laboratorio, con il risultato della revoca di molti meriti conseguiti sul campo. Strano, ma non impossibile: le squadre professionistiche di ciclismo hanno veri e propri “farmacisti”, dottori e medici che prescrivono diete, basate su sostanze ammesse dal regolamento ufficiale.

CASO HAGA - Come abbiamo detto, sforare è un attimo e, più il livello della competizione di alza, peggio è. Pure Alex Schwazer si ritrovò nei guai. L’altoatesimo, specializzato nella durissima marcia podistica, dopo vittorie ed oro mondiale, risultò positivo alla eritroproietina, sostanza non conforme alla lista ufficiale. Al seguito di multe e patteggiamenti, Alex tornò alle gare ma, purtroppo per lui, lo spiacevole episodio ebbe ripetizione, stavolta ancora più grave. Come per Armstrong, a Schwazer sono stati tolti risultati colti nell’attività praticata. Nelle due ruote, ricordiamo Noriyuki Haga, funambolo giapponese, spesso vicino al titolo mondiale, sfuggito per un motivo o per un altro. Nel 2000, l’allora pilota Yamaha avrebbe anche potuto battere la concorrenza della Honda di Colin Edwards, però, il ritrovamento di tracce inerenti ad efedrina, condizionarono l’esito finale. In un mondiale “sub judice” praticamente per tutto l’anno, Nitro Nori ebbe la peggio dopo appelli, udienze e reclami. Non facile per lui correre così, sino alla sentenza: il farmaco giapponese contenente suddetta sostanza non rappresenta un alibi valido né sufficiente. Per il forte nipponico i punti tolti nel weekend di Kylami tolsero la possibilità di giocarsi tutto a Brands Hatch, teatro finale della sfida più controversa della SBK. Esagerato il caso in cui vede coinvolto Anthony West, squalificato ben due volte, la prima nel 2012, stagione nella Moto2, la seconda nel 2018, quanto correva in Supersport. In entrambi i casi, l’uso di sostanze dopanti fu fatale alle carriera dell’australiano.

CASO GOBERT - Sempre australiano, stesso nome: Anthony Gobert, cavallo pazzo (e molto talentuoso di fine anni Novanta ed inizi dei Duemila; ai tempi della 500, il team Suzuki di Garry Taylor decise di sottoporre il pilota ad un controllo, dopo averlo visto più e più volte fumare marijuana o sostanze del genere. C’è da dire che la Casa di Hamamatsu volette “liberarsene” di sana pianta, anche a causa delle eccessive bizze mostrate in un campionato assai deludente. Per lui, un paio di stagioni più tardi, medesimo episodio vissuto negli USA, quando correva con la Ducati AMA, Tempo fa, non troppo, Crutchlow - forse, il pilota con meno peli sulla lingua nel paddock MotoGP - aveva lasciato intendere che, a certi livelli, anche i corridori di moto sono “spinti” ad usare aiuti di vario genere, spiegando come alcuni colleghi (nessun nome citato) usino sostanze al limite del regolamento, con l’obiettivo di perdere peso, Ancora non sappiamo se questo è il caso di Andrea Iannone, ma una cosa è certa: atleti o no, fuori dai campi gara, i motociclisti conducono una vita “normale”, leggesi, tale e quale alle persone che non fanno dello sport il proprio lavoro. In quell’ambito, tutto è possibile, come l’uso di droghe, stupefacenti e farmaci vari. Non si dice che il ragazzo di Vasto sia una di quelle persone, anche se non è questa la sede giusta per indagini del genere.