A fuoco lento. È il modo in cui Alex Rins si sta facendo largo al vertice della MotoGP: passo dopo passo, un percorso impreziosito dalle due vittorie in volata ad Austin e Silverstone, battendo nientemeno che Valentino Rossi e Marc Marquez.  

Il 2019 chiuso al quarto posto è stato un deciso passo avanti rispetto a un 2018 già ottimo, e concluso con una convincente quinta posizione. Il ventiquattrenne della Suzuki è passato dai cinque podi alle prime due vittorie nella top class: avanti con questa progressione, il 2020 potrebbe diventare l’anno della definitiva consacrazione, verso il podio del Mondiale della MotoGP.

Il tuo 2019 è stato per lunghi tratti favoloso: hai chiuso dove ti aspettavi di essere? 

"Sì, è proprio qui che dobbiamo essere. Il nostro risultato riflette il lavoro svolto nel 2018, non soltanto nel 2019. L’obiettivo principale era ottenere una vittoria, un traguardo che l’anno scorso avevamo mancato, e non ne abbiamo ottenuta una, ma addirittura due. Avrei preferito chiudere il campionato al terzo posto, ma certe cose si ottengono con calma".

Gli unici piloti che ti hanno preceduto sono stati il quattro volte detentore del titolo (Marc Marquez), il tre volte consecutive vice campione del Mondo (Andrea Dovizioso) e un pilota ufficiale di una Casa importante con più esperienza rispetto a te (Maverick Viñales). Cosa significa? 

"Con la base del nostro lavoro, è più facile ottenere risultati, dobbiamo proseguire su questa strada". 

La tua evoluzione è stata passo dopo passo, oppure c’è stato anche un click? Magari in occasione della prima vittoria in MotoGP ad Austin, ottenuta contro Valentino? 

"No, secondo me è stata semplicemente una progressione".

È inevitabile chiedertelo: cosa ti manca per compiere il passo successivo e diventare un aspirante al titolo, visto che sei qui per vincere? 

"Sì, è ovvio che l’obiettivo è questo. Sia io che la moto dobbiamo compiere ulteriori miglioramenti, a quel punto saremo al livello dei piloti che mi hanno preceduto. Serve maggiore continuità, più regolarità, abbiamo sbagliato qualche gara in cui non avremmo dovuto commettere errori. Trovando la costanza al vertice, arrivando sempre al traguardo, saremo in grado di ottenere grandi cose".

Hai parlato di miglioramenti globali: quale componente metteresti in cima alla lista, tra te, la moto e il team? 

"È tutto l’insieme. Io devo progredire, come pilota, anche perché non si smette mai di migliorare, si vedono sempre cose nuove, anche piste nuove. La moto può crescere a livello di velocità di punta e di stabilità".  

E il lavoro nel box? È una domanda che nasce dal fatto che nell’ultima stagione sei spesso partito da dietro, ottenendo in qualifica risultati inferiori rispetto al potenziale mostrato in gara. Forse avete lavorato molto bene in ottica gara ma vi manca qualcosa per cercare la prestazione sul giro secco? 

"Alla fine, la pianificazione del lavoro nel weekend di gara la facciamo io e la mia squadra. E quindi tutti assieme possiamo compiere un passo avanti".

Qual è il tuo livello di autocritica? 

"Quando commetto errori, so dove ho sbagliato, e so anche quando invece è un problema legato alla moto. Secondo me non è questione di cercare colpevoli, perché alla fine siamo una squadra in cui tutti remano dalla stessa parte. La fiducia nel mio team è totale, e quindi parliamo e ci confrontiamo di fronte a ogni problema".  

Il 2019 di Marc Marquez è stato impressionante e oggi sembra un pilota imbattibile. Come ti confronti con lui, tu che non hai avuto paura a rispondergli per le rime in qualifica a Brno e poi l’hai battuto in volata a Silverstone? 

"Marc è un pilota con un talento clamoroso, che nel 2019 ha vinto tanto, anzi, tantissimo. Senza contare che dal 2016 in poi il titolo è sempre stato suo. È logicamente un pilota da studiare, che può essere fonte di ispirazione, perché si deve sempre imparare dai migliori. Poi, ogni volta che scendo in pista lo faccio con l’obiettivo di stargli davanti ed essere il migliore. E quando non succede, analizzo le ragioni per cui non sono stato davanti a Marc".  

Il 2019 ha messo in mostra anche Fabio Quartararo, la cui stagione da rookie è stata fenomenale. 

"La sua annata è stata incredibile, una delle migliori se non la migliore da quando è nel Mondiale, includendo Moto3 e Moto2. Nemmeno nelle categorie inferiori era salito così spesso sul podio".

Cosa ti impressiona di lui? 

"Non ha paura di niente. Va velocissimo e quando serve compiere il giro veloce, prende rischi enormi. Quando ha la gomma nuova, trova sempre il modo di piazzarsi in cima alla graduatoria. Poi, come tutti i piloti, ha i suoi punti forti e quelli meno forti". 

A fine stagione 2020, quasi tutti i contratti in MotoGP saranno in scadenza: assisteremo a un ricambio generazionale diffuso, con i giovani capaci di irrompere nella top class che toglieranno spazi ai Dovizioso, Crutchlow e allo stesso Rossi? 

"Alla fine è protagonista chi dà più gas. Fabio è stato protagonista del finale di stagione non per questione di età o di generazione, ma perché è andato così forte da lottare con Marquez". 

Credi che la MotoGP sia prossima a un nuovo ciclo? 

"No, ripeto, conta chi dà gas, non la generazione. L’età è soltanto un numero, guardate Valentino".  

Credi che Rossi vincerà ancora una gara in MotoGP? 

"Credo di sì". 

Tornando al discorso-contratti: Rins è sul mercato? 

"Credo sia presto per trattare l’argomento. Penso che prima di tutto il 2020 dovrà essere una buona stagione in pista. E intendo dire: se in Suzuki saranno soddisfatti di me, bene, allora io resterò volentieri. Se non dovessero più essere soddisfatti, rifletteremo. Ma al momento credo che la soddisfazione sia reciproca".  

Il box della Suzuki è l’unico da cui non emergono rumori, scintille, frizioni: nel 2019 si sono registrate tensioni nei box di ogni team ufficiale, voi siete stati un’eccezione. È un segreto della vostra progressione? 

"Non saprei, anche perché la mia esperienza in MotoGP non è infinita. Io posso dire che ogni giorno entro nel box lo faccio con il desiderio di salire in sella, oppure di scherzare con i meccanici e i ragazzi del team. Non ho problemi con nessuno, e credo che nessuno li abbia con me. Effettivamente, può essere uno dei nostri segreti".

Cosa deve fare la Suzuki per facilitarti il lavoro? 

"L’ho detto in più di un’occasione: un po’ di motore in più non sarebbe male, per potersi difendere sui rettilinei. E un pochino di stabilità in più in frenata. Un pochino di tutto...".  

La Suzuki “toglie i veli” alla GSX-RR 2020

La Suzuki non vince un Mondiale dai tempi di Kenny Roberts Jr: nel 2020 sono vent’anni. Senti di poter diventare il suo successore? 

"Ovviamente sogno di trionfare con la Suzuki, e loro hanno lo stesso obiettivo. Tutti stiamo facendo la nostra parte per concretizzare quel sogno, nel 2020 dobbiamo essere in grado di sfruttare l’esperienza accumulata in questi anni". 

Si può pensare al titolo nel 2020? 

"Dipende da come andranno le cose, a cominciare dalla nostra evoluzione a livello di motore e dalla mia evoluzione come pilota, perché serve maggiore continuità di risultati. A quel punto...".