L’ascesa di Marc Marquez in MotoGP è contrassegnata dal primo podio, a 20 anni e 49 giorni (GP Qatar 2013), e dalla prima vittoria (GP Americhe 2013), a 20 anni e 63 giorni: con il successo ad Austin lo spagnolo migliorò lo storico record di Freddie Spencer, diventando il più giovane vincitore nella classe regina.

L’episodio che però ha segnato una svolta indelebile nella carriera di Marc è legato al secondo posto di Jerez, due settimane dopo la gara americana. Un capolavoro di audacia e determinazione, volto anche a intimorire quello che considerava il principale avversario per la corona iridata. Inevitabile, trattandosi del campione in carica.

Tre giorni prima della gara gli organizzatori del GP Spagna annunciarono l’intititolazione a Jorge Lorenzo della curva numero 13, fino ad allora denominata Ducados. Un onore senza precedenti per un pilota ancora in attività, ma non per questo immeritato: il maiorchino aveva conquistato due Mondiali della MotoGP nelle precedenti tre stagioni, raddoppiando il raccolto di Alex Criville, primo iberico titolato nella classe regina. E nel sabato del GP tutti i pianeti si allinearono per regalare a Jorge una giornata unica: compleanno, pole position e cerimonia di intitolazione della curva.

Ventiquattro ore dopo però, il suo umore finì sotto i tacchi. Dopo cinque giri alle sue spalle, Dani Pedrosa affondò il colpo, portandosi al comando. In tre giri il vantaggio del pilota fantino salì a un secondo e in ulteriori tre tornate arrivò a due secondi e tre decimi sul connazionale che nel frattempo era stato avvicinato da Marquez, partito male. Per 22 giri Marc seguì come un’ombra Lorenzo, con cui condivideva la testa del Mondiale a 41 punti, otto in più di Pedrosa, mentre Valentino Rossi era staccato di 11 lunghezze. A prima vista, un secondo o un terzo posto, con 15 GP ancora da disputare, non avrebbe fatto la differenza: il vincitore del duello sarebbe salito a 61 punti, tallonato da Pedrosa a 58 e dal perdente della sfida a quota 57.

La storia prese però una piega inaspettata all’ultimo giro. Alla Dry Sack, poi diventata la curva intitolata a Pedrosa, Marquez tirò una stacca esagerata all’interno. Lorenzo lo fece sfilare e incrociò la traiettoria mentre il pilota della Honda si ritrovò costretto ad allargare. Altri, nei panni di Marc, si sarebbero accontentati, ma si sa come sono fatti gli squali. Quando percepiscono l’odore del sangue della vittima non la mollano finché non se ne sono cibati. 

In quel caso in palio non era la vita di Jorge, ma la sua tenuta caratteriale. Superandolo all’ultimo giro, nella curva a lui intitolata, il giorno dopo il suo 26° compleanno, Marquez sperava di minare le certezze del campione in carica.

Un’intimidazione di cui era stato maestro sul ring negli anni Ottanta Mike Tyson, che guarda caso divenne campione del Mondo dei Pesi Massimi a 20 anni. Come certificato in seguito, molti degli avversari di Iron Mike uscivano sconfitti prima ancora di incassare un pugno, tanto erano atterriti dalla sua furia. Oltretutto in quella curva, otto anni prima, Valentino Rossi – che Marquez ha sempre studiato - aveva compiuto una manovra simile, con contenuti emotivi analoghi, su Sete Gibernau

E fu così che alla Curva 13, l’ultima del circuito, mentre Pedrosa era prossimo a tagliare il traguardo, andò il scena il sorpasso. Frenata di Jorge largo sulla destra, un invito a nozze per Marc che, essendosi attaccato ai freni qualche metro dopo, lo affiancò a centro pista. Un secondo dopo Lorenzo impostò la piega, arrivando ad appoggiare il ginocchio a terra mentre Marc aveva ancora il piede sinistro a pendolo nel tentativo di non perdere l’equilibrio. Sarebbe arrivato lungo ma Lorenzo, che si dirà sorpreso dalla mossa dell’avversario, cercò di curvare come se la pista fosse libera, facendo da argine per Marc.

Complice questo aiuto, Marquez finì secondo e Lorenzo, costretto a rialzare la M1, terminò alle sue spalle, letteralmente imbufalito, tanto da rifiutare la stretta di mano al parco chiuso e lo scambio di champagne sul podio. La manovra psicologica aveva centrato il bersaglio: il portacolori della Yamaha sembrava vulnerabile, le sue debolezze erano evidenti. Marquez sorrise compiaciuto. E a fine stagione, Marc batté Jorge di quattro punti nella volata per il titolo. Quattro punti guadagnati in un GP, anzi, in una curva...

MotoGP: Chi può insidiare Marc Marquez nel 2020? - SONDAGGIO