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Il suo ingresso in MotoGP, nel GP Qatar del 2017, fu da autentico ciclone: Johann Zarco dominò i primi sei giri alla guida della Yamaha del Team Tech 3, meritandosi l’appellativo di “stella nascente”. Nemmeno tre anni più tardi, Zarco ha visto lo spettro dell’uscita dalla top class.

In mezzo è successo di tutto: la nascita di un fenomeno, sei podi in due stagioni in un team privato e con una moto vecchia di un anno, la firma milionaria con KTM da pilota ufficiale, una burrascosa separazione dal suo manager e mentore Laurent Fellon e la crisi. Nera, profonda. Zarco si è perso nei suoi meandri, ha rilasciato dichiarazioni pesanti, ha mostrato un malessere tale da arrivare a stracciare il contratto biennale con la Casa austriaca, che prima l’ha lasciato libero per il 2020 e poi lo ha licenziato in tronco dopo il GP di Misano.

Quando si tocca il fondo, si può soltanto risalire. Costretto a guardare tre gare da casa, il transalpino ha conosciuto la svolta. Contattato dalla Yamaha per il ruolo di collaudatore, ha però detto sì alla chiamata della Honda per gli ultimi tre GP dell’anno, in luogo dell’infortunato Takaaki Nakagami.

L’occasione che aspettava, con il ritorno delle sensazioni confortanti alla guida di una moto e lo spiraglio aperto, con gli interrogativi sul futuro di Jorge Lorenzo. A Valencia, però, Zarco è tornato sulle montagne russe: la speranza di firmare con l’HRC è svanita sull’accordo tra Alex Marquez e il team campione del Mondo e per Zarco, divenuto manager di se stesso, il futuro sembrava in Moto2. Ma il destino ha deciso di concedergli un’altra possibilità, con il Team Avintia – da lui criticato alla vigilia del GP Valencia – e la firma direttamente con la Ducati.

E dopo un anno interminabile, e alla vigilia di un nuovo capitolo della carriera a quasi 30 anni, il francese racconta tutto. Con onestà intellettuale e senza peli sulla lingua.

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