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C’è un pilota Ducati, del presente o del passato, a cui pensi di ispirarti?

"L’esempio di Lorenzo per me è molto positivo, perché ha uno stile molto particolare. È uno stile unico, talmente pulito e preciso che se non ha il feeling giusto non riesce a essere veloce, è sempre stato senza mezze misure, lento o velocissimo. Con la Ducati è riuscito a vincere a Barcellona, al Mugello, in Austria, questo mi fa pensare che gli ingegneri della Ducati siano riusciti ad adattarsi a lui. Quando ha vinto, abbiamo visto un Lorenzo puro.

Questo è il punto forte della Ducati: sono capaci di andare tanto nella direzione del pilota, mentre in Honda, che ha un pilota così forte come Marc, sono più “conservatori”. La Ducati si è aperta maggiori possibilità con Dovizioso, Petrucci, Miller, che hanno tutti un livello da podio. Per questo io devo soltanto lavorare sulle mie motivazioni, la mia grinta e la mia velocità".

Dopo aver avuto a che fare con un team francese e uno austriaco, ora che entri nell’orbita italiana con la Ducati, cosa ti aspetti?

"In realtà è una novità soltanto per la MotoGP: fin da subito ho lavorato con gli italiani, dalle Minimoto, poi in 125 e in Moto2, perché quando sono stato due volte campione del Mondo il mio capotecnico era italiano, Massimo Branchini, e parlavamo italiano. Quando ho potuto assaggiare di nuovo l’italiano l’ho fatto con Lucio Cecchinello, nei GP con la Honda, e mi sono divertito molto. Con gli italiani mi sono sempre trovato bene. In un box con gli italiani si respira la passione e questo mi dà una bella energia. Non posso che essere contento!".

Che trattamento hai avuto dalla Honda?

"Molto buono. Quelli vissuti con loro sono stati i 15 giorni migliori del mio 2019. Sono partito per l’Australia lasciando tutti i miei problemi in Francia e ho riprovato le belle sensazioni di chi è in MotoGP: ero su una moto che mi piaceva, con cui ho ritrovato un feeling positivo. Anche in Honda erano contenti di me, ed erano interessati, ma dovevano prendere in considerazione anche tante altre cose".

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