Vi abbiamo raccontato qualche giorno fa dell’idea pensata da Lucio Cecchinello per far passare un po’ più velocemente il tempo della quarantena da Coronavirus: il contest #Iorestoacasa con in palio due pass paddock per la MotoGP.

Ora una delle sue moto è protagonista di un contest fotografico per aiutare gli ospedali del bresciano, zona particolarmente colpita dal COVID-21.

“I drammi veri sono quelli delle famiglie”


Ma quali sono i pensieri e le preoccupazioni di Lucio Cecchinello in questo momento? Lo abbiamo raggiunto telefonicamente e ce li siamo fatti raccontare in esclusiva.

In primis il mio pensiero va a tutte le persone che stanno soffrendo negli ospedali di tutto il mondo e a tutto il personale medico che è a contatto tutti i giorni con i malati, soprattutto quelli gravi, che sono in costante peggioramento, e capiscono che è arrivato il momento della fine vita.

"In questo contesto i nostri problemi come imprenditori nel settore sportivo sono ridicoli rispetto ai drammi di tantissime famiglie nel mondo e in particolarmente Italia, per il numero di morti che abbiamo qui, smisuratamente superiore a tutte le altre nazioni".

Gli scenari per il campionato


Lucio Cecchinello ci svela di aver previsto tre scenari possibili per la stagione 2020.

“Stiamo affrontando la situazione cercando di fare tre livelli di piani operativi, perché oggi non abbiamo ancora una situazione chiara certa e definita di quando torneremo in pista. Possiamo fare solo delle ipotesi: una catastrofica, che non si corra il campionato, una situazione in cui si corra la metà del campionato e una in cui si corrano due terzi del campionato. Verosimilmente andremo a cadere in una di queste tre situazioni, perché tutto può essere, ma l’ipotesi che si facciano tre o quattro gare non è opzione che stiamo prendendo in considerazione per i nostri piani operativi.

L’attuazione di un piano piuttosto che l’altro è una situazione dinamica e non abbiamo ancora informazioni precise e chiare. Quattro settimane fa eravamo in Qatar ai test, eravamo abbastanza convinti di poter andare correre in Argentina e da lì ricominciare il campionato. Due settimane fa eravamo speranzosi di poter cominciare a Jerez. Questa settimana siamo coscienti del fatto che se si ricomincerà a correre a metà giugno sarà già un buon punto di partenza.

"Ovviamente, potremmo trovarci davanti a delle situazioni dove fra una o due settimane nemmeno la data di metà giugno potrà essere plausibile oppure, magari fosse, fra due settimane inizia in Europa, e in particolare in Italia, che è un po’ più avanti rispetto agli altri Stati, una discesa del numero di infetti e un contenimento importante dei decessi, e a quel punto magari abbiamo la speranza di ricominciare a metà giugno.

“Quello che personalmente verifico è che in Cina, con una chiusura totale di 2 mesi, sono riusciti a fare dei miracoli di contenimento dei decessi e dei contagi  e stanno riaprendo le aziende. Proprio oggi ero al telefono con manager di Lenovo a Londra, e mi diceva che gli stabilimenti Lenovo a Wuhan hanno ripreso a funzionare da una settimana e stanno programmando il 70% dell’attività preventivata per il mese di marzo. Mi auguro che quello che è successo in Cina possa accadere in Italia e dopo 2 mesi di chiusura totale si possa tirare un respiro di sollievo anche da noi, ma queste sono solo delle ipotesi”.

La situazione economica


Lucio, livello economico cosa avviene ad un team come il tuo?

“Nei differenti piani operativi ci sono differenti necessità di incasso nei confronti dei nostri clienti. Ma al momento è difficile fare una previsione di alcuni clienti che chiederanno l’applicazione della clausola di forza maggiore per uscire dal contratto, qualora loro stessi siano fortemente affettati da questa situazione finanziaria.

"Noi stabiliamo un valore di costi e ricavi in funzione del numero delle gare. Se attueremo un piano operativo con metà delle gare, cercheremo di calibrare i costi in maniera proporzionale. E’ vero che è difficile calibrare i costi in modo assolutamente proporzionale, quindi metà delle gare, metà dei costi, perché necessariamente ci sono dei costi fissi indipendentemente dal numero delle gare. Avviamo già avviato una discussione con i nostri partner più importante di come potrebbe essere rivisto l’aspetto contrattuale. Potranno esserci alcune aziende che dopo questo tsunami avranno difficoltà oggettive, perché avranno fermato i ricavi, pagato gli stipendi… Altre aziende magari hanno un business internazionale, e comunque hanno le spalle grosse, e magari non ci chiederanno di uscire dal contratto, ma di trovare un compromesso che stia bene a tutti...

Ti mentirei se ti dicessi adesso che non ci sono problemi, e con i tre piani operativi sono coperto. Al momento attuale stiamo lavorando, e non ti nascondo che è anche difficile in questo preciso momento storico contattare i responsabili marketing e i direttori commerciali, per affrontare un discorso del genere. Sarebbe anche un comportamento abbastanza inopportuno, e non sarebbe serio, perché loro stessi non sanno quando potranno riaprire le aziende e ricominciare un’attività pseudonormale.

"Stiamo navigando a vista ma è altrettanto vero che nel nostro caso abbiamo una fortuna: se non ci sono le gare, i costi fissi sono sì importanti, ma non saranno le due mensilità di stop a metterci in croce.  Il vero problema sarà quando ci sarà chiara situazione di ripartenza, e allora dovremo sapere di quale budget avremo bisogno”.

Una MotoGP avvicente


Parlando di sport, prima che scoppiasse questo pandemonio, quali erano le tue previsioni per la MotoGP?

“Avevamo fatto come tutti gli anni i test invernali e i nostri piani, avevamo identificato i nostri punti forti e deboli e avevamo fatto una pre-valutazione del livello della concorrenza diretta.

“Devo dire che il Mondiale si apprestava ad essere estremamente interessante e avvincente, perché sulla carta avevamo visto una conferma della grande competitività di Quartararo, una conferma e un consolidamento della competitività della Suzuki e un’incognita sulle prestazioni di Marc Marquez, perché all’inizio della stagione avrebbe potuto avere qualche difficoltà in più per via della spalla infortunata, infatti non ha brillato nei test invernali.

“Ai test avevo parlato con Marquez e con Emilio Alzamora, il suo manager. Alzamora mi aveva detto che Marquez avrebbe avuto bisogno di almeno un mese di recupero rispetto all’inizio del campionato e che per questo forse avrebbero faticato nelle prime due gare, prima di tornare di nuovo competitivi.

Quindi con un Marc Marquez, con un Fabio Quartararo, con un Alex Rins, con un Dovi che secondo me poi alla domenica della gara c’è sempre, con un Maverick Vinales, con un Valentino Rossi che è capace sempre di fare sorprese, e con un Cal Crutchlow che è capace di disputare talvolta delle gare straordinarie, il campionato si apprestava ad essere estremamente avvincente.

“Il punto debole di Crutchlow...”


L’analisi di Lucio Cecchinello è lucida e imparziale, anche quando si tratta dei suoi piloti, Cal Crutchlow e Takaaki Nakagami.

“Cal potrebbe inserirsi nei primi cinque del campionato, qualora riuscisse ad essere più costante nelle sue prestazioni. Lavoriamo insieme da tanti anni, ed è un pilota che guida molto di cuore, è capace di fare cose straordinarie e con noi ha fatto 9 podi e ha vinto tre Gran Premi, e ci ha portati a consolidare la nostra competitività nel mondiale come team privato e tra i migliori team in assoluto, ma il suo punto debole è la costanza, e deve migliorare su quell’aspetto. Ma l’obiettivo era ed è quello di essere nei primi cinque o sei della MotoGP.

“Per quanto riguarda Nagakami, ha fatto degli ottimi test in Qatar nonostante l’intervento alla spalla, un po’ meno in Malesia, perché aveva ancora male alla spalla e si doveva riprendere. Ha fatto un ulteriore step sulla sua competitività. Tra l’altro la moto 2019 che va molto bene, ed è molto simile a quella 2020, perché non c’è un grande step fra le due. Con Nagakami contiamo di essere nella top ten.

In MotoE abbiamo l’obiettivo di puntare alla zona podio, perché abbiamo due piloti competitivi, che sono Niccolò Canepa e Xavier Simeon”, conclude Cecchinello.