Per Iannone, diciotto mesi di squalifica per doping (positività al drostanolone). È una sentenza, pertanto Andrea potrebbe tornare in sella nel 2021, a giugno. Il condizionale è d’obbligo, perché i legali di Iannone sicuramente ricorreranno in appello al TAS (Tribunale Arbitrale Internazionale dello Sport) di Losanna, probabilmente chiedendo l'assoluzione di Andrea e sperando almeno in uno sconto della pena. Anche pochi mesi potrebbero fare la differenza, in quanto permetterebbero a Iannone di partecipare al prossimo Mondiale MotoGP, dalla prima gara. Tutto questo sperando che dopo l’emergenza sanitaria tutto torni alla normalità, ovviamente. Fatto non scontato.

 

Massimo Rivola, amministratore delegato di Aprilia Racing, ha dichiarato che «la pena è assurda» e che «la sentenza ci lascia sconcertati». Dichiarazioni forti, rilasciate sicuramente perché in Aprilia si aspettavano una pena meno severa e forse anche perpreparare il terreno che porterà al ricorso.

 

Di fatto, la decisione della Corte Disciplinare Internazionale FIM (CDI) era abbastanza prevedibile, soprattutto analizzando alcuni casi di altri sport, per alcuni aspetti simili a quello di Andrea. Ad esempio, nel calcio, nel 2018, Fabio Lucioni, il capitano del Benevento, risultato positivo al Clostebol, è stato condannato a un anno di squalifica, nonostantele dichiarazioni del medico sociale della squadra campana, Walter Giorgione, il quale aveva affermato che per velocizzare la cicatrizzazione di una ferita, a Lucioni aveva somministrato il Trofodermin, un farmaco a base di Clostebol e Neomicina. Per questo motivo, Giorgione è stato fermato dal TNA per quattro anni. Come nel caso del pilota di Vasto, Lucioni non aveva assunto volontariamente la sostanza dopante volontariamente, però è stato squalificato ugualmente.

 

Sempre nel 2018, nel Tennis, Sara Errani, trovata positiva al Letrozolo, è stata inizialmente condannata a due mesi di stop. Successivamente, l’Agenzia Nazionale Anti Doping (NADO), ritenendo troppo breve la squalifica, aveva fatto ricorso al TAS di Losanna, chiedendo un inasprimento della pena, portata a dieci mesi. La Errani aveva dimostrato che la sostanza si trovava nelle pillole di Femara, che sua madre assumeva a causa di un tumore avuto alcuni anni prima. Nonostante questo e nonostante l’evidenza che gli effetti collaterali del farmaco causavano un peggioramento della prestazione atletica, la Errani è stata allontanata dai campi di gioco.

 

Viene da chiedersi il motivo di questo apparentemente ingiustificato accanimento della giustizia sportiva verso atleti non direttamente collegati al fenomeno del doping. La risposta l’abbiamo avuta parlando con alcuni medici, specializzati in diverse attività sportive. «Ci sono due modi di combattere il doping e quello filosofico non sembra portare benefici. Quindi bisogna fare rispettare le regole». Questa è la sintesi delle varie risposte. La positività di Iannone al drostanolone, che la Wada (https://www.wada-ama.org/en) identifica come sostanza proibita appartenente agli agenti anabolici S1, è un fatto; la non volontarietà di Andrea di doparsi è un’attenuante. Infatti, il pilota di Vasto è stato squalificato per 18 mesi, non per quattro anni, come spesso avviene in queste circostanze, non solo nel motociclismo.

 

C’è però un caso che lascia vive le speranze di Iannone e dell’Aprilia ed è quello della pallavolista Miriam Sylla, squalificata per doping il 5 settembre 2017, a seguito di un controllo effettuato al termine della finale del World Grand Prix del 6 agosto 2017 a Nanchino (Cina). È interessante quello che è accaduto dopo la squalifica. La Sylla, infatti, grazie a numerosi test, ha dimostrato che la sua positività (come quella di altre atlete) era stata causata da una contaminazione alimentare, dovuta a sostanze presenti nel cibo mangiato in Cina. Per questo motivo, il 12 ottobre 2017 la FIVB aveva interrotto la sospensione della schiacciatrice azzurra, comunicandolo alla WADA, alla quale erano stati inviati tutti i risultati degli esami. Involontarietà a doparsi e contaminazione alimentare in Asia. Esito a parte, nel caso di Iannone (a causa della sua complessità molti pensano che "farà giurisprudenza") e in quello della Sylla ci sono diverse somiglianze, che possono essere interpretate come speranze, per Andrea.

 

Ai fatti, alle leggi e alla storia, vogliamo aggiungere delle considerazioni. Se la pena di Iannone verrà confermata anche dal TAS di Losanna, la carriera di Andrea sarà a rischio, perché il pilota di Vasto, che è in scadenza di contratto, potrà tornare in pista a giugno 2021, quando la MotoGP avrà (o meglio potrebbe avere) già corso almeno otto gare. In pratica, Iannone perderà non una ma due stagioni. Una pena molto, troppo severa per un pilota che, secondo la sentenza, non si è dopato volontariamente ma ha involontariamente assunto una sostanza proibita attraverso il cibo. È vero, un professionista dovrebbe sapere cosa mangiare e cosa non mangiare ed è altrettanto vero che la legge non ammette ignoranza ma mettere a rischio la carriera di un atleta per questo motivo, francamente, sembra una punizione eccessivamente severa.