Sono passati 17 anni da quel Gran Premio del Giappone che costò la vita a Daijiro Kato: era il 6 aprile del 2003 quando la sua Honda impattò contro un muro del circuito di Suzuka. Lo sfortunato pilota, che era portacolori del team Gresini, morì due settimane dopo, per le gravi lesioni riportate nel tremendo impatto. Aveva 26 anni e lasciava la moglie Makiko e due figli, Ikko e Rinka.

Oggi Daijiro Kato occupa un posto nella Hall of Fame internazionale e continua a vivere nel ricordo degli appassionati, e primo fra tutti nel cuore di Fausto Gresini, che allora era il suo team manager.

Il suo numero, il 74, è stato ritirato dalla Dorna e nessun altro pilota potrà utilizzarlo nel mondiale.

La sua morte ha ispirato anche la nascita della Commissione di Sicurezza nella quale il CEO di Dorna, Carmelo Ezpeleta, ha dato la possibilità ai protagonisti del campionato di potersi esprimere in termini di salvaguardia della propria incolumità. La prima decisione presa dalla Commissione fu proprio quella di eliminare il circuito di Suzuka da Motomondiale.

Candidato al mondiale


In Honda consideravano Kato come l’erede di Valentino Rossi, e molti si aspettavano da lui una stagione 2003 iridata, tale era il suo talento. Viveva in Italia, nei pressi di Ravenna, anche se ancora non parlava bene l’italiano. Aveva debuttato nel Motomondiale nel 1996, direttamente in 250, dopo essersi laureato vicecampione giapponese nella quarto di litro l’anno precedente. Corse  IL GP di Suzuka come wild card della classe 250, concludendo al terzo posto. L’anno dopo disputò ancora il GP di casa come wild card, e si aggiudicò il Gran Premio.

La sua prima stagione da titolare del mondiale 250 fu quella del 2000, in sella ad una Honda NSR 250 del team AXO Gresini, e il debutto fu sorprendente: Kato vinse quattro gare e conquistò la terza posizione in campionato. In quello stesso anno si aggiudicò anche la 8 Ore di Suzuka insieme a Toru Ukawa sulla Honda VTR 1000SPW.

L’anno successivo, il 2001, fu confermato dal team Gresini e vinse 11 gare, che gli consentirono di aggiudicarsi il mondiale davanti al connazionale Harada e al nostro Melandri. Nel 2002 era già in MotoGP, che era alla sua prima stagione. Iniziò la stagione su una Honda NSR500 a 2 tempi, poi da Brno gli arrivò una RC211V 4 tempi, con la quale ottenne una pole e due secondi posti. Concluse la sua prima stagione al settimo posto della classifica piloti, migliore degli esordienti. Vinse ancora la 8 Ore di Suzuka, in questa occasione con Colin Edwards.

Errore o guasto?


Nel 2003 avrebbe disputato la stagione con il team Gresini, ma alla fine del terzo giro del primo GP dell’anno Kato incappò in quel maledetto incidente.

Le cause per cui Kato impattò contro il muro sono rimasti per molti ancora un'incognita: un’indagine condotta da Honda e Dorna imputò la colpa ad un errore del pilota e alla presenza di un muretto nella via di fuga.  Enrico Borghi di Motosprint, invece, scrisse il contrario (ovvero che c'era stato un problema tecnico) e non venne mai smentito. Un episodio del genere sarebbe avvenuto a Casey Stoner alla 8 ore di Suzuka del 2015, ma, fortunatamente per il pilota australiano, senza le stesse conseguenze. In quel caso Honda confermò il difetto dell’acceleratore.

6 aprile 2003: Poggiali vince in Giappone al suo esordio in 250cc