Durante questa quarantena Alex Marquez è stato ospite di DAZN, televisione che detiene i diritti della MotoGP in Spagna, e ha raccontato com’è avvenuto il suo ingaggio nel team campione del mondo, il Repsol Honda, accanto al fratello Marc.

Tutto è successo a Valencia, lo scorso novembre, in occasione dell’ultimo GP stagionale, e lo spagnolo ha raccontato: “Domenica non sapevo se avessi firmato con il team Repsol Honda o no. È stato un fine settimana molto complicato, non l’ho svolto nella miglior maniera possibile. Le persone dicevano che sarei andato con loro, ma io non avevo ricevuto nulla e non avevo firmato nessun foglio a riguardo. Gestire questo è stato difficile”.

Posto meritato


Con il suo arrivo il team Repsol Honda è stato subito nominato “dream team”, ma non è mancato chi non considerasse l’arrivo di Alex in quella squadra un passaggio meritato. “Ci sarà molta gente che dice che sono qui in Honda perché sono il fratello di Marc”, ha spiegato lo stesso Alex. “Questo avviene perché non si da importanza a vincere in Moto3 e Moto2. C’è questa moda, che ora è stata un po’ frenata, di voler arrivare presto in MotoGP, e questo ha fatto sì che si desse poco valore a quello che i piloti raggiungono nelle classi inferiori. In Moto2 e Moto3 c’è il futuro della MotoGP. C’è un cambio generazionale. Quest’anno o il prossimo ci saranno molti piloti che si ritireranno. Ero il campione di Moto3, Honda aveva bisogno di un pilota e mi hanno contattato. Non c’è nulla di strano. Sono tranquillo perché ho fatto il mio lavoro in pista e mi sono guadagnato il posto nel team Repsol Honda”.

Marc il riferimento


Il pilota da battere in pista, ovviamente, è il fratello e il paragone non sarà facile: “Marc mi ha sempre protetto molto. Ci ha abituati male nel vincere otto titoli, ha reso normale il fatto di vincere, di salvare le cadute o tutto quello che fa, che invece sono cose eccezionali. Io mi concentro su di me. La gente che ne capisce davvero di motociclismo sa quanto è realmente difficile conquistare un titolo. E due, ancora di più. Ho avuto la fortuna di aver raggiunto ogni mio obiettivo, con fatica e lavoro, ma ce l’ho fatta. Il talento, se non lo si unisce al lavoro, non serve a nulla”.

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Lo scambio con Petronas


Il passaggio di Alex in MotoGP sarebbe dovuto avvenire già da anni, a quanto lui ha svelato: “Nel 2019 c’è stato qualche incontro con il team Petronas SRT, che poi ha optato per Quartararo. Non c’è mai stata un’offerta concreta sul tavolo, solo dell’interesse e alcune riunioni. Quando Quartararo vinse a Montmelò scelsero lui. Anche con Marc VDS ho avuto l’opzione reale di arrivare in MotoGP nel 2017, ma in quel caso decisi che era meglio aspettare. Anche nel 2018 con Pramac. Quello che fa Emilio (Alzamora, il suo manager, ndr) è muoversi. Per me vincere il titolo era fondamentale. I piloti vanno in MotoGP, ma vincere il titolo è la cosa più bella. La gente non si ricorda delle vittorie o se sei arrivato secondo in campionato, si ricorda dei titoli. Per fortuna, io ne ho due”.

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