Il 1° aprile Andrea Iannone veniva squalificato per 18 mesi a seguito della sua positività al doping nel GP della Malesia 2019, e oggi il suo avvocato Antonio De Rensis è pronto a presentare il ricorso. Intervistato da Sky Sport ha affermato: “Lo faremo entro lunedì o massimo martedì della prossima settimana con le motivazioni della sentenza di primo grado. Nella nostra squadra, per la parte scientifica si è aggiunto il Dottor Pascal Kintz, uno dei massimi esperti mondiale nella lotta al doping".

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Sul ricorso preparato l’avvocato ha spiegato: “La sentenza ha acclarato la contaminazione a seguito di assunzione di carne. C’è un punto a pagina 15 che, a nostro avviso, dovrebbe determinare la conclusione del processo con un’assoluzione perché i giudici, e leggo letteralmente 'prendono anche nota delle affermazioni nei documenti presentati dal pilota riguardanti gli hotel di alta classe in cui il pilota mangiava i pasti e dove non ci si aspetta di trovare cibo contaminato. Ne consegue che l’alimentazione del pilota dipendeva dal cibo disponibile negli hotel e non aveva molte altre scelte per i pasti'. Di fronte a queste parole dei giudici, si sono dati 18 mesi di sospensione a una persona. Loro dicono che lui ha fatto ciò che doveva, non aveva altre possibilità per mangiare”.

Nessuna responsabilità


Si tratta quindi di contaminazione alimentare e Iannone non ha avuto in questione alcun comportamento sbagliato: “Tanto che i giudici giunti alla conclusione che Iannone non poteva comportarsi diversamente, dicono però che lo devono condannare a 18 mesi di sospensione perché doveva immaginare che in Malesia ci potesse essere carne contaminata. Nell’appello scriverò esattamente questo, visto che loro non danno indicazione su come ci si debba comportare, chiederò se doveva sedersi con dei chimici che dovevano esaminare la carne prima di mangiarla? Doveva farsi fornire le fatture della fornitura della carne e anche l’avesse fatto, chi garantiva che la carne di quella fornitura fosse quella servita? Queste sono motivazioni devastanti perché non hanno alcun fondamento con la realtà. Così un atleta è esposto alla follia, confido che il TAS, come uniformemente di solito fa, affermi che Andrea non ha la minima responsabilità in questa contaminazione, cosa che confermano i giudici a pagina 15 della sentenza. Se Andrea avesse mangiato in una piccola bottega per la strada, avesse preso il cibo da persone non conosciute, allora uno poteva avere dubbi ma nel momento in cui l’atleta mangia nel ristorante di un hotel di alta classe, penso che abbia fatto tutto ciò che doveva fare".

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Il possibile ritorno in sella


Quali sono i tempi per arrivare ad avere la sentenza del TAS? “Il ricorso verrà depositato entro il 15 maggio, a quel punto la federazione ha 20 giorni di tempo per replicare alle nostre argomentazioni. In seguito, i giudici del Tas prendono in mano i fascicoli e se stabiliscono che non c’è necessità di stabilire un’udienza, io confido che in due mesi si possa arrivare a una decisione. Qualora il Tas dovesse decidere per un’udienza, ci sarebbe uno slittamento in avanti, non di moltissimo di un mese, un mese e mezzo in più. Nella migliore delle ipotesi a fine luglio potremmo avere una sentenza, nella peggiore subito dopo l’estate. Confidiamo che quando presumibilmente inizierà il mondiale, Andrea abbia già avuto la sentenza definitiva”.

Se così fosse Andrea potrebbe essere alla guida della sua Aprilia RS-GP già da quest'anno, lasciandosi così alle spalle un incubo che avrebbe potuto decretare la fine della sua carriera.

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