Un gesto liberatorio, spontaneo, che fece il giro del mondo, dalla TV ad internet.

Del resto, Andrea Dovizioso ci teneva tantissimo: battere Marquez non era - anche nel 2017 - una semplice impresa, ma il forlivese numero 04 ci riuscì, in una pista favorevole al suo stile e alle caratteristiche della Desmosedici GP.

Spielberg, che non è un regista, bensì un piccolo paesino austriaco. Il tracciato del Red Bull Ring, sponsorizzato dalla bevanda energetica più veloce del globo, ospitò l’undicesimo appuntamento della MotoGP, dal quale il ducatista uscì in trionfo, mentre il portacolori Honda subì l’onta in un “gesto dell’ombrello” esibito dal rivale, benché quel giorno fosse limpido e soleggiato.

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 Dovi e Marc, mai amici, nemmeno nemici


In effetti, Andrea a Marquez non si sono amati (sino ad oggi, da domani... chissà), tuttavia nemmeno disprezzati. Da parte dell’italiano vige la consapevolezza di scontrarsi con uno dei più forti piloti del Motomondiale. Il catalano, che ha ricevuto parole non propriamente lusinghiere da mezzo paddock, può tener fuori il Dovi dal suddetto discorso, perché è risultato egli sempre molto rispettoso e misurato (idem come prima; sino ad oggi, da domani... chissà).

Chissà, bella parola. Cela dubbi, sospetti. I due arrivarono in Austria davvero vicini nella graduatoria corridori. Honda numero 93 a primeggiare, Ducati del romagnolo ad inseguire.

Il buon ricordo del primo posto ottenuto da Iannone, vincitore con la Rossa in Austria circa dodici mesi prima, faceva ben sperare il Dovi, tutto cervello. L’istintivo Marc stava per andare incontro ad una beffa clamorosa.

Tiè Marquez: “Fanculo!”


Un Gran Premio a due, perché gli altri dovettero lottare per il terzo gradino del podio in giù.

Dovizioso, Marquez. Marquez, Dovizioso. Così per tanti giri. L’accelerazione devastante della Desmosedici - coaudiavata da cotante staccate - contro la reattività esplosiva della RC 213V.

I due centauri, incazzati, si ritrovarono in ballo per il successo sino all’ultima curva, quella decisiva. Una tecnica, in contropendenza, non tanto veloce ma difficile e destrorsa piega fatale, nella quale, chissà (oggi questa parola va di moda) se sarebbe stato meglio entrare in testa o da secondi: il traguardo, non distante a dire il vero, offriva possibilità di scie all’inseguitore.

Nel dubbio, Andrea si prese la briga di attaccare Marc; un sorpasso improvviso, della madonna, nel quale la Ducati sfiorò la Honda all’interno e pure all’esterno, perché le due moto deraparono sul cordolo e si lanciarono verso l’arrivo. O meglio, solo la numero 93 si intraversò sul cordolo, poiché la 04 accelerò pulita.

Con qualche metro di vantaggio, Dovizioso capì che era fatta e, per sfogare la propria soddisfazione, mandò a quel paese l’avversario:L’ho bruciato a pochi metri dal termine della gara e... una volta toccata la vittoria mi sono detto ‘fanculo Marc, ti ho fregato’ ridendo sotto al casco” dichiarò ai microfoni l’italiano, senza nascondere la propria emozione.

Come la prese lo spagnolo? Bah... benino, sfoggiando il solito sorriso Colgate tutto denti. Dopotutto, lui era ancora il leader del mondiale e poi... sapeva che avrebbe potuto fare meglio, cioè, peggio. Non subito, però: nel Gran Premio successivo, Silverstone, fu ancora Dovizioso ad alzare al cielo il trofeo più ambito. Anche se, a fine anno, il titolo andò nel garage HRC.

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