Con il Mercato Ducati entato nel vivo, con l'annuncio di Miller pilota ufficiale dal 2021Danilo Petrucci si è ritrovato con i riflettori puntati addosso. Proprio il giorno prima dell'ufficialità dell'ingaggio dell'australiano, il pilota di Terni era stato protagonista di una puntata di Motosprint On Air, in cui si era aperto sul suo rapporto con il compagno di squadra Andrea Dovizioso e sulle strategie di mercato del team di Borgo Panigale.

L'ultimo vincitore al Mugello


Senza  pandemia di Coronavirus, oggi, domenica 31 maggio, la MotoGP avrebbe fatto tappa sul Circuito del Mugello, anziché mettere in scena il GP Virtuale di Silverstone, vinto dalla wild card Jorge Lorenzo. Sarabbe stato un GP d'Italia che Petrucci avrebbe disputato da vincitore uscente, in sella alla sua scintillante Desmosedici GP20. Ma con la motoGP impossibilitata a scendere in pista, non si può far altro che fare un salto indietro e ripescare i ricordi della gara 2019. 

Se ripensi a un anno fa, cosa ti viene in mente di quel weekend molto particolare per te?

"È stato sicuramene uno dei weekend più belli - ricorda Petrux -. Quando torneremo a correre sarò per due anni l'ultimo vincitore del Mugello, anche se chiaramente mi sarebbe piaciuto correre anche quest'anno e purtroppo il Mugello non sarà tra quelle gare che andremo a fare. Questo è molto triste".

"Sicuramente era un weekend caldissimo. Arrivavamo da Le Mans dove avevamo battagliato fino all'ultima curva con il Dovi, per il podio e al Mugello erano già due anni che la Ducati vinceva con Dovi e con Jorge (Lorenzo, ndr) e quindi volevamo assolutamente cercare di replicare. Ci sono anche lì tanti aneddoti di quel giorno. C'è, per esempio, l'ultimo meccanico che mi accende la moto e mi dice: 'ti tolgo la termocoperta'. E io mi sto per chiudere la visiera, saluto gli ultimi 2 o 3 meccanici, momento forse più emozionante del weekend, perché forse per l'unica volta nel weekend rimani da solo. Veramente, veramente da solo. Solo te e la moto. E per me è sempre, non so perché un momento molto emozionante".

"E questo meccanico qua mi toglie la termocoperta della ruota davanti, mi leva il cavalletto, tocca la moto e dice: 'oggi è un bel giorno per vincere al Mugello'. Io lo guardo come per dire 'ma questo è matto'. E mi son sognato quella frase per tutti e 23 i giri della gara: 'Ma te immagina se vinco per davvero oggi'. E mano a mano che andava avanti la gara, mi sono reso conto".

"A dir la verità, avevo capito che avevo buone chance sin dall'inizio - precisa Danilo -, perché riuscivo bene o male a frenare forte e portarmi davanti davanti abbastanza facilmente. C'è stata una prima parte, i primi 6 o 7 giri, molto caotici sul rettilineo. Eravamo un gruppo di 8. Quando vedevo che, comunque, avevo qualcosa in più, ma non riuscivo a fuggire, perché sul rettilineo si rimischiavano le carte. Quando mi sono messo davanti, me lo ricordo bene, mancavano 13 giri e ho cominciato a fare il mio passo, dicendo: 'adesso vediamo che cosa posso fare, non spingo al 100%'. Primo perché non stavo perfettamente in forma. Avevo smesso un ciclo di antibiotici a metà il giovedì del Mugello, quindi non mi sentivo affatto a posto. Però, in un attimo, da 7/8 piloti siamo diventati 4 e il gruppo s'è sfilato. Sono stato davanti fino a 3/4 giri dalla fine, però volevo star davanti".

"Ricordo molto bene che ogni giro preparavo l'uscita dalla Bucine, perché sapevo che sarebbe stato facile, diciamo possibile, arrivare alla Bucine all'ultimo giro davanti. Era più difficile uscire dalla Bucine e arrivare primo sotto la bandiera a scacchi. Il problema è che questo ragionamento qua l'avevano fatto anche Dovi e Marquez e ogni giro non mi facevano capire che mi potevano passare. Cosa che hanno fatto benissimo al penultimo giro, quando, chiaramente loro son due bestie da gara, all'inizio dell'ultimo giro ho detto: 'qua, guarda, voglio far podio è stato bello e siamo in quattro e adesso ce la mettiamo tutta per fare almeno il podio'. E Dovi e Marc mi prendono la scia e mi passano davvero molto forte, anche perché io sì ho una Ducati e devo dire che va veloce, ma se stai in scia mia vai ancora più veloce, perché ingombro un po' di più".

"Però non hanno ragionato proprio di questo, hanno frenato tutti e due molto forte e probabilmente nessuno dei due si aspettava che io fossi ancora lì. E infatti sono andato lungo il cordolo della San Donato e mi sono rimesso davanti ed ero abbastana sicuro che non mi avrebbero ripassato in quel giro, perché durante tutta la gara ci eravamo misurati e io frenavo sempre un po' dopo. Però avevo una paura matta della Bucine e infatti, quando esco dalla Bucine in terza cerco proprio di non far scivolare la moto, di cercare la massima trazione. Metto la quarta, proprio lì sull'ingresso box, la moto s'impenna. Ho detto 'vedrai mi passa uno da una parte, uno da un'altra come è sempre stato'. Ho perso tante gare al fotofinish. E invece, quella volta lì ho messo la quarta, la quinta... quando metti la sesta e sei a 150 metri dal traguardo, ho detto 'questa la vinco io. Questa la vinco io'." E ho urlato 'questa l'ho vinta io' per tre minuti, tutto il giro di rientro, e son sfiatato proprio. E da lì è cominciata tutta una bella baraonda...".

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Il futuro di Petrucci in SBK: il paddock la pensa così