Il ‘caso-Iannone’ per l’accusa di doping si complica sempre di più. Lo scorso 1° aprile il pilota abruzzese è stato squalificato per 18 mesi dopo essere risultato positivo durante il GP di Malesia.

Il suo avvocato, Antonio De Rensis, aveva dichiarato che avrebbe fatto ricorso perché la positività sarebbe stata una conseguenza dell’alimentazione. Le prospettive del legale di Iannone erano ottimistiche perché Iannone non avrebbe potuto prevedere che in Malesia ci fosse carne contaminata, mangiando oltretutto nei ristoranti degli hotel.

Chiesti 4 anni di squalifica


Ma ora il Tribunale Arbitrale dello Sport ha appena divulgato un comunicato stampa dal quale si evince uno spettro ben peggiore dei 18 mesi di squalifica. L’astensione dalle gare potrebbe arrivare a 4 anni, il che significherebbe la fine della carriera in MotoGP per il pilota di Vasto.

“La Corte per l’Arbitrato Sportivo (CAS) ha registrato gli appelli proposto dal pilota italiano della MotoGP Andrea Iannone e dall’Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA) contro la decisione della Corte Disciplinare Internazionale della Federazione Motociclistica Internazionale del 31 marzo 2020, nella quale Andrea Iannone è stato riconosciuto colpevole di una violazione delle regole antidoping e condannato ad un periodo di squalifica di 18 mesi”, recita il comunicato stampa.

“Andrea Iannone chiede l’annullamento della decisione, mentre la WADA richiede che la decisione sia rimpiazzata da una nuova sentenza che imponga al pilota un periodo di squalifica di quattro anni.

Le procedure sono state svolte e saranno deferite allo stesso collegio arbitrale. È stato stabilito un calendario procedurale per la presentazione delle comunicazioni scritte. Nessuna data di audizione è stata ancora fissata”, conclude il comunicato stampa.

Il tempo per tutto...


Se venisse accettata la richiesta dell’Agenzia Anti-Doping, a Iannone rimarrebbe - purtroppo - molto tempo libero da dedicare alle sue compagnie femminili - le cui conquiste vanno da Belen alla De Lellis - al suo profilo Instagram, dove compare spesso in atteggiamenti da fotomodello, e anche al kart, con il quale si è cimentato proprio ieri, condividendo subito le immagini sui social.

C'è da dire che quattro anni di squalifica per una contaminazione alimentare appaiono una condanna spoporzionata, considerando che proprio oggi la stessa pena è stata comminata per “uso o tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito” al russo Alexander Shustov, campione europeo di salto in alto del 2010. In questo caso sembra si tratti di un'assunzione volontaria, mentre la prima sentenza del 'caso-Iannone' ha parlato di uso involontario di sostanze dopanti, assunte con il cibo.

Ma per ora, non resta che attendere la decisione del Tribunale dello Sport.