La mattina del 5 giugno 2010 ha marchiato la carriera di Valentino Rossi. Al punto che molti suoi tifosi, probabilmente, si ricordano cosa stessero facendo quando sentirono la notizia della caduta in cui Rossi si infortunò in modo serio. Su uno dei suoi tracciati preferiti, il Mugello, dove dal 2002 al 2008 era stato il Re incontrastato, alla guida della Yamaha con cui stava inseguendo il decimo titolo iridato, la carriera del pesarese subì un brutto colpo. E da quel giorno, nulla è stato più come prima.

Non fu un caso come quelli di Mick Doohan, cinque volte iridato in 500, o Carl Fogarty, quattro titoli in Superbike, costretti a ritirarsi per un infortunio dopo essere stati dominatori incontrastati, ma fu un altro esempio di numero 1 fermato da un incidente. La sensazione di un filo che si spezza, perché mai prima di quel momento Valentino era stato vittima di un infortunio così serio, anche se quel filo si era iniziato a sfilacciare già qualche settimana prima, con un infortunio alla spalla durante una sessione di allenamento con la moto da Cross. Infortunio che fece capolino, rendendo dolorante il suo fisico, nei precedenti GP Spagna e Francia, dove vinse Jorge Lorenzo, compagno di team, acerrimo rivale e molto più che aspirante successore al trono. Quel problema alla spalla avrebbe dato fastidio a Rossi anche dopo il rientro dall’infortunio alla gamba, tanto da rendere obbligatoria l’intervento chirurgico a fine stagione.

L’incidente nelle prove del Mugello è stato, si può dire, l’evento spartiacque della sua carriera: prima di quel 5 giugno 2010 il Dottore aveva conquistato nove titoli e 104 vittorie in 230 GP. Dopo, il bilancio è stato ben diverso: nessun titolo e 11 vittorie in 172 GP. La caduta avvenne all’ingresso della variante Biondetti, complice il raffreddamento della gomma, come spiegò Valentino dopo l’operazione alla gamba destra fratturata: "Mi ricordo tutto perfettamente. L’airbag dentro la tuta ha lavorato molto bene e il casco è rimasto soltanto leggermente graffiato: non ho un livido che sia uno! Il problema è che sono atterrato sulla gamba destra che è rimasta incastrata sotto il mio corpo: se fossi atterrato di schiena di sicuro il risultato sarebbe stato diverso. In quel momento stavo girando con una gomma nuova con cui avevo fatto due giri, ma avevo appena rallentato perché avevo Barberá dietro di me. Quando ho ripreso il ritmo e la traiettoria giusta ho visto arrivare Pedrosa, ho rallentato nuovamente per non creargli problemi. Quando ho riaperto il gas tutto è successo all’improvviso, in modo inaspettato. Sono bastati sette secondi per abbassare drasticamente la temperatura della gomma. L’errore è stato mio".

Tra le visite all’ospedale fiorentino dove venne ricoverato non mancarono quelle di amici famosi, come Cesare Cremonini e Jovanotti, ma anche di Danilo Gallinari, ai tempi giocatore NBA dei New York Knicks, che anni dopo avrebbe tolto a Rossi lo status di sportivo italiano più pagato. Proprio Gallinari raccontò: "Sono venuto a salutarlo per fargli il mio in bocca al lupo. E l’ho trovato in forma, di spirito sta meglio di tutti noi messi insieme: ha fatto più battute lui di tutti quelli che erano in stanza. Non abbiamo parlato del suo infortunio, mi premeva valutare la sua reazione dopo l’operazione".

Rossi aveva iniziato l’annata da vincente, con il successo in Qatar favorito anche dalla caduta di Casey Stoner, al quale erano seguiti il problema alla spalla e i podi di Jerez e a Le Mans. Tutto lasciava presagire una lotta al titolo contro Lorenzo, già suo avversario numero 1 l’anno precedente. Tra i due, poi, i rapporti non erano proprio idilliaci, l’atmosfera nel box non poteva essere distesa con due galli nel pollaio: con il giovane Jorge, a volte sfrontato, la tensione era crescente e già due anni prima c’era stata la necessità di erigere un “muro” tra le due parti. Il tutto, mentre la Yamaha si trovava a fare i conti con la scadenza dei contratti a fine stagione. Il dilemma era di quelli pesanti: puntare di nuovo tutto su Rossi lasciandosi scappare il pilota giovane e talentuoso (bramato dalla Honda), o scommettere su Lorenzo con la possibilità di perdere colui che aveva resuscitato la Yamaha, diventandone il simbolo?

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La risposta, forse, iniziò a maturare con l’incidente al Mugello. Davide Brivio, ai tempi nel box di Iwata, in quei giorni disse: "Rossi si era dato un mese per decidere se prolungare il contratto con la Yamaha. A questo punto, essendo costretto a un riposo forzato, potrà decidere serenamente e con calma al suo futuro". Valentino ricevette una proposta dalla Casa di Iwata a condizioni pari a quelle di Lorenzo, ma a lui, che aveva rimesso la Yamaha sulla mappa del Mondiale, restituendole il titolo dopo 12 anni di digiuno e parecchie figuracce, non poteva bastare. A favorire la sua uscita verso la Ducati fu poi un ulteriore fattore: l’uscita di scena di un altro grande artefice della rinascita Yamaha, l’ingegner Masao Furusawa, destinato alla pensione. L’uomo con cui Rossi aveva riscritto la storia della Casa giapponese, la sua grande certezza a livello tecnico, merito anche del rapporto granitico tra i due.

L’infortunio del Mugello fu quasi un evento simbolico: Rossi fu costretto a lasciare spazio a Lorenzo - che nei quattro GP senza il campione in carica ottenne tre successi e un secondo posto - nel Mondiale e in Yamaha. Vale vide il compagno più giovane di otto anni vincere sulla stessa moto, e persino festeggiare con le gag a fine gara, che erano diventate la firma di Valentino. Per la prima volta forse si sentì di troppo e in occasione del GP di Brno annunciò la separazione dalla Yamaha e la nuova sfida che lo attendeva, tutta tricolore, con la Ducati.

Quel GP Italia lo vinse Dani Pedrosa in solitaria, con quattro secondi di vantaggio su Lorenzo, che per omaggiare il suo compagno di squadra, costretto a vedere la gara in TV, indossò la maglia gialla VR46 sul podio. Gesto che non venne apprezzato da tutti, ma che il maiorchino spiegò: "Mi sono sentito di farlo davanti al suo pubblico. Ho avuto infortuni nel passato, ma mai così importanti come quello di Valentino".

A Rossi servirono sei settimane per tornare: al Sachsenring, Valentino sfiorò il podio, chiudendo dietro al trio Pedrosa, Lorenzo, Stoner. Quell’anno, Rossi lo finì in crescendo, andando a podio in tutte le ultime cinque gare, con un successo a Sepang proprio nel giorno del titolo di Lorenzo, mentre in classifica il Dottore chiuse al terzo posto.

Nell’ultima gara, a Valencia, salutò la Yamaha dal terzo gradino del podio, indossando una maglia ispirata a Marylin Monroe, “Bye Bye Baby”, e baciò la sua M1 proprio come sette anni prima a Welkom, al termine del GP Sud Africa dove al debutto aveva conquistato un’indimenticabile vittoria.

Un addio commosso e commovente con la moto che gli aveva regalato più di quanto si sarebbe mai potuto aspettare, sia in termini di emozioni che di risultati: "Se nel 2004 qualcuno mi avesse detto che sarei riuscito a vincere quattro Mondiali e 46 GP, avrei firmato con il sangue!" commentò Rossi. "Sono felice perché non ho nessun rimpianto. Fin dall’inizio questa avventura è stata qualcosa di grande, abbiamo lavorato molto bene insieme. Nello sport i risultati sono fondamentali, ma è allo stesso modo importante divertirsi e io con la Yamaha ci sono riuscito".

Il managing director Yamaha Motor Racing, Lin Jarvis, salutò Rossi: "Il 2003 era stato il nostro peggior anno di sempre in MotoGP e ci rendemmo conto che ci serviva Valentino Rossi. Per ingaggiarlo ci furono trattative 'segrete', grazie a Furusawa e all’apporto del presidente di Yamaha Motor Company riuscimmo a prenderlo. C’è stato un grande impegno della Yamaha, ma siamo molto, molto grati a Valentino perché grazie a lui abbiamo preso la strada giusta e siamo tornati a vincere: di questo gli siamo molto riconoscenti". 

Così tanto che, dopo il flop ducatista, il pesarese tornò al vecchio amore, e la Yamaha lo accolse a braccia aperte. Ritrovò la M1 e... Lorenzo, campione anche nel 2012. I due avrebbero lottato per il titolo nel 2015: Jorge vinse ma capì di essere di troppo e andò alla Ducati. Rossi, da quel 5 giugno 2010, non è più stato iridato, in una MotoGP diventata spagnola grazie anche a Marc Marquez, che proprio in quel weekend al Mugello vinse il suo primo GP...

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