Marco ‘Lucky’ Lucchinelli oggi festeggia i suoi 66 anni, con lo spirito di sempre: scanzonato e irriverente, talvolta provocatorio, è sempre pronto a dire quello che gli passa per la mente, senza paura di niente e di nessuno. Come quando, recentemente, ci ha confidato che se fosse veloce come Valentino Rossi, tornerebbe a correre subito.

Oggi, dal 2017, Marco Lucchinelli è una GP Legend. Quando correva era diventato subito un beniamino degli appassionati, ma è stato uno dei primi a sconfinare dal mondo dei tifosi del Motomondiale, per diventare personaggio a tutto tondo, tanto che da approdare sul palcoscenico del Festival di Sanremo del 1982, dove cantò con disinvoltura il suo pezzo ‘Stella Fortuna’.

Gli inizi


Talentuoso e stravagante, a volte fino all’eccesso, Lucky deve tutto proprio a questo suo carattere irruente. Da piccolo scorrazzava già sul motorino, ma guidava anche la ruspa e i camion dell’impresa edile di suo padre.

Per la mia prima gara mi feci prestare da un amico duna Laverda 750 SF e da un altro un camioncino 238, dicendo a entrambi che andavo in gita al Bracco. Invece mi recai a Vallelunga. Quel giorno lo ricordo molto bene perché vinse Uncini mentre io non ottenni nessun risultato. Però quell’esperienza significò, in pratica, l’inizio della mia carriera”.

Poi Lucky arriva a suscitare l’interesse di Roberto Gallina che lo ingaggia prima nella sua squadra per le gare di durata e poi lo lancia con il suo team nel mondiale del 1976, affidandogli una Suzuki 4 cilindri. Lucky stupisce subito tutti, sfiorando il titolo iridato.

Senza paura


Un pilota che non ha mai avuto paura di esagerare, nemmeno in pista. E che ha raccolto meno di quello che avrebbe meritato anche per qualche infortunio di troppo.

Ora ci si fa meno male con tutte quelle protezioni che si hanno addosso. Una volta eravamo nudi, protetti solo da un semplice strato di pelle, perché si tendeva ad alleggerire anche le tute. Per esempio al Mugello nel 1976 ho riportato lo schiacciamento delle vertebre. Sempre nello stesso anno, la clavicola, ma feci terzo al mondiale. Nell’82 facendomi male ad un piede ho dovuto cedere il mondiale anzitempo a Uncini, che è stata una delle cose peggiori per me”, ricorda Lucchinelli.

Ma il suo mondiale Lucky l’ha comunque vinto, nel 1981, anche se ricorda sempre che l’anno prima ”camminava ancora di più”, ma una serie di circostanze - più che altro inconvenienti tecnici - lo hanno costretto a rimandare l’appuntamento con il titolo. 

La prima vittoria al Nurburgring


Nel 1980, però, arrivò la sua prima vittoria in un GP, al Nurburgring.

“Mi ricordo che con me il team aveva sempre qualche contestazione, perché andavo a letto un po’ tardi… Poi la moglie di Roberto Gallina una mattina mi vide uscire dall’agriturismo di dove dormivano, e da sotto gli ombrelli c’erano due gambe in più che spuntavano…  erano quelle di una ragazza che aveva passato la notte con me.  A loro questa cosa non piaceva ed eravamo un po’ in lotta. Tra l’altro in quella gara avremmo dovuto anche fare una specie di sciopero: fare un giro ad andatura ridotta e poi rientrare. Per questo io ero andato in pista indossando la camicia e la cravatta sotto la tuta… perché per me sarebbe stato un giorno di vacanza”, ci ha confidato Lucchinelli.

In giacca e cravatta


“Graziano si è fermato al primo giro, e avrei dovuto fermarmi anche io, ma quando ho visto che ero davanti, mi sono detto: ‘Questa è la mia’. Vinsi e feci anche il record della pista. Ne sono molto orgoglioso, perché è un circuito difficile e perché sono l’ultimo ad aver corso lì: dopo quella non hanno più fatto gare, ed il mio record di quell’anno non me lo può togliere nessuno”, aggiunge Lucchinelli

Insomma, avrebbe dovuto essere una vacanza, invece fu una vittoria.

Mettendo camicia e cravatta sotto la tuta, avevo vinto la mia prima gara in 500: da allora le usai sempre. In tutti i miei podi, se guardate bene, vedrete che sotto la tuta ho sempre camicia e cravatta. Le mettevo solo la domenica, perché andavo a divertirmi!”

Questo è Marco Lucchinelli. Buon compleanno Lucky!

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