La stagione 2020, che è soltanto all'inizio, verrà ricordata per molte cose: l'annullamento di diverse gare dovuto al covid-19, il rientro in pista con nuove norme e restrizioni, un calendario ridotto con tappe europee ma soprattutto l'anno nero di Marc Marquez.

Soltanto ieri in tarda serata il team Honda ha parlato di una nuova operazione subita dall'otto volte iridato, ancora una volta al braccio destro.

Era davvero necessario spingere così forte?


La placca in titanio, infatti, è stata danneggiata a causa del troppo stress subito ed è stato necessario cambiarla.

Il Dottor Mir che ancora una volta lo ha operato all'ospedale di Barcellona ha parlato di un intervento di rimozione e sostituzione specificando che “il pilota non ha sentito dolore durante questo periodo, ha sempre seguito i consigli del medico e le sensazioni del suo corpo”.

Dichiarazioni che sembrano quasi voler giustificare quanto accaduto al campione del team Repsol Honda, che nel weekend aveva mostrato i duri allenamenti che stava portando avanti in vista del GP di Brno.

Ma era davvero il caso che Marquez spingesse così forte? Non era il caso di forzare di meno con gli allenamenti e puntare su un recupero più lento, ma più efficace?

Impossibile capire un extra terrestre


Se guardiamo ai tanti campioni del passato, Marquez non ha fatto niente di così “eclatante”, dove la parola “eclatante” non può che riferirsi a grandi piloti che nulla hanno a che fare con il genere umano, semmai extra terrestre.

Il desiderio di correre, la voglia di vincere, sono caratteristiche intrinseche di ogni pilota, un libretto di istruzioni che hanno in allegato e che può servire per leggere tra le righe i loro comportamenti.

Ma, a differenza di chi c'è stato prima di lui, come Jorge Lorenzo, ma anche il folle Mick Doohan, così come i recenti casi di Cal Crutchlow che a Jerez ha corso con una mano appena operata e lo stesso Alex Rins, Marquez non ha saputo “accontentarsi”.

Quando “accontentarsi” non è abbastanza


Per tutti i piloti c'è la necessita comune di tornare il pista il prima possibile, per lui la necessità era di tornare e vincere: impresa a dir poco clamorosa che questa volta,però, gli si è ritorta contro.

Avrebbe potuto accontentarsi, rientrare a Brno, gareggiare e concludere arrivando decimo, ma no, il suo obiettivo era quello di vincere e mettersi in corsa per il campionato.

Nessuno condanna le sue scelte e a tavolino è facile parlare, ma questa volta Marc avrebbe dovuto fare calcoli differenti: lui che non è mai stato un ragioniere, ma che già in passato, a sue spese, aveva capito che i Mondiali non si vincono con la foga, si è auto-sconfitto.

Del resto è una cosa che sapevamo e che dicevamo da tempo: l'unico pilota in grado di sconfiggere Marc Marquez è Marc Marquez.

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