A quanto pare, in Casa Ducati, divorziare fa bene a entrambi gli (ex) coniugi. Il successo colto da Andrea Dovizioso oggi in Austria ricorda quelli ottenuti da Jorge Lorenzo un paio di stagioni fa: annunciato l’addio dalla Rossa, il maiorchino esibì grandi prove, con podi e, addirittura, tre vittorie, l’ultima proprio a Spielberg. Solo un infortunio  spezzò il suo sogno iridato, parso realizzabile grazie a un matrimonio divenuto super competitivo, ma “passeggero”.

Evidentemente pista adatta alle caratteristiche dinamiche della Desmosedici, il Red Bull si sposa bene pure con il Dovi, ad oggi, salito tre volte sul gradino più alto del podio.

Ha vinto il pilota o la moto? Purtroppo - leggete bene i motivi - entrambi. Ovvero, il successo è stato frutto del binomio cavaliere, cavallo. Il più competitivo del momento. La parte bella è rappresentata da una coppia italiana al vertice della MotoGP.

L’aspetto grave della faccenda: non è facile spiegare le cause che separeranno il numero 04 da Borgo Panigale e, forse, una ragione singola non c’è. Provate ad immaginare se, a fine anno, il nome del titolato fosse quello di Andrea, cioè, Dovizioso... un occhio piangerebbe, l’altro, sorriderebbe. I vertici Ducati e, soprattutto, quelli Audi copriranno lo sguardo con gli occhiali da sole o esibiranno le solite frasi di commiato? Vedremo.

In una situazione del genere, le considerazioni appena proposte sono d’obbligo. Lo suggerisce la graduatoria corridori: il deludente (per due volte consecutive) Fabio Quartararo comanda con 67 punti, undici lunghezze più sotto c’è Dovizioso, dotato adesso di morale altissimo e meno pensieri nella testa, con la mano destra libera di aprire il gas a proprio piacimento.

Anche perché un “El Diablo” visto così indietro non metterebbe paura nemmeno ad una suora di clausura. Il francese, rivelazione di Jerez, ha stentato a Brno e stoccato in Austria. Le inerzie del mondiale pendono a favor dell’italiano vestito di rosso che, malgrado rischi la disoccupazione 2021, è lanciato e convinto di potercela fare. Finalmente. Proprio quando le parti hanno deciso di rinnovare.

In un Gran Premio a “motoeliminazione” - Alex Rins si è sdraiato nella lotta per il podio ed è da bocciare, anche perché Joan Mir è salito sul secondo gradino, con Miller sul più basso- ne sono usciti fortunatamente indenni Zarco e Morbidelli, dopo un impressionante incidente che ha fatto temere il peggio. Johann, già accusato un settimana fa da Pol Espargarò, cadendo ha - involontariamente - buttato a terra Franco. O meglio, la Ducati Avintia ha centrato la M1 Petronas. Tra i due, ha avuto la peggio l’italo - brasileiro, a cui TAC e controlli medici hanno escluso danni gravi o conseguenze importanti.

Rispetto a sette giorni fa, Brad Binder ha patito in gara. Il quarto posto non soddisfa il sudafricano, partito arretrato e male, anche dopo la bandiera rossa. Tuttavia, il vincitore di Brno resta il miglior arancione del lotto, come migliore in blu (scuro) è Valentino Rossi, attento e abile a non cacciarsi nei guai, nei quali ci si è ritrovato il poleman Maverick Vinales, delusione austriaca. 

Proprio Pol Espargarò ha sbagliato. Ma come, lui che in Repubblica Ceca aveva dichiarato di non essere responsabile del contatto con Zarco?! Ebbene sì, anche se oggi lo spagnolo non potrà cercare scuse. La sua KTM ha abbattuto la RC16 cugina di Miguel Oliveira del team Tech 3. Troppe parole, pochi fatti.

Esattamente come l’atteggiamento di Aleix Espargarò, il fratello di Pol. Spesso sempre più lamentoso, intollerante e critico. Nonostante le numerose cadute di oggi, il numero 41 ha portato l’Aprilia ad un mesto undicesimo posto.

Considerando le avversarie satellite giunte prima della ufficiale RS-GP, Aleix dovrebbe fare come Dovizioso: bocca cucita e mano destra capovolta verso il basso. I due, potrebbero essere compagni di squadra l’anno prossimo, operazione caldeggiata dallo stesso catalano che, nostra impressione, ha bisogno di un esempio motivante.

La classifica del GP


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