Povero Johann Zarco. Come se non bastassero le accuse ricevute dagli avversari, i vilipendi, l’infortunio rimediato, l’intervento chirurgico subìto, la penalizzazione a cui è stato sottoposto, il disagio di partire dalla pit lane, ecco per il francese la mazzata finale: la conferma che la KTM - moto da lui lasciata un anno fa - sia, al momento, la MotoGP più convincente della griglia.

L’attuale portacolori Avintia (squadra che ha “ripescato il numero 5, grazie all’aiuto Ducati) rispecchia l’immagine delle scelta fatta, un po’ di istinto: il due volte iridato della Middle Class non amava il telaio della RC16 ed i relativi comportamenti dinamici, tanto da rinunciare a soldi ed investitura ufficiale.

Dall’altra parte, invece, lo staff arancione conferma che, a volte, la coerenza leggermente rivisitata porta a buoni frutti. La quattro cilindri austriaca è profondamente evoluta, da ogni punto di vista; oltre a vantare un quattro cilindri estremamente potente e gestibile, una gestione elettronica personalizzabile, adesso è arrivato pure un traliccio in tubi rivisto, adattato alle esigenze moderne, adattabile ai circuiti del mondiale.

A supporto di questa tesi, la vittoria di Miguel Oliveira. Dopo il successo ottenuto a Brno dal rookie Brad Binder, è arrivata la prima affermazione del portoghese al centocinquantesimo Gran Premio iridato, che regala al suo Paese la soddisfazione massima nella Top Class, esperienza mai vissuta da quelle parti. Se confrontiamo la pista situata in Repubblica Ceca - molto guidata - ed il stop and go del Red Bull Ring, capiremo come sì: la KTM è la moto da battere. Oggi.

Una esperienza mai provata dal team Tech3, davvero competitivo con Yamaha, finalmente in vetta con KTM. L’azienda relega la squadra di Hervé a formazione satellite, seppur ben supportata da Mattighofen, dovrà forse ricredersi. Esperienza non ancora provata da Pol Espargarò, vicino al colpo grosso sino a pochi metri dalla bandiera a scacchi. Chissà, forse nella testa dello spagnolo aleggiano pensieri del tipo: “Oh, qui vincono (quasi) tutti con la RC16, tranne me?! Proprio adesso che è super competitiva? Proprio ora, sapendo che me ne devo andare?!”

Già, Pol se ne andrà in Honda. A pensarci bene, Espargarò farà come Zarco: lascerà la moto austriaca per saltare in sella ad una RC 213V. Lo fece - momentaneamente - Johann lo scorso anno. Il numero 44 lo farà nel 2021, quando, teoricamente, Marc Marquez sarà tornato.

Il gatto non c''è, tanti topi ballano


Senza il campione in carica  - sarà un caso o no, boh - stiamo assistendo ad uno spettacolo appassionante, ricco di sorprese. È sempre brutto assistere ad incidenti e relative bandiere rosse ma, quando si sa che i piloti coinvolti stanno bene, il divertimento prende il sopravvento allo spavento.

Soprattutto in un tracciato dalle caratteristiche particolari come quello di Spielberg, che offre molti punti di sorpasso: nei lenti tornantini le moto arrivano a grandi velocità e le staccate fanno la differenza. Proprio una frenata - non effettuata, probabilmente a causa di un guasto sofferto dalla M1 - ha ben suggerito a Maverick Vinales di gettarsi sull’asfalto, lasciando Yamaha andare sola verso il proprio destino. La distruzione.

Distruzione per la Casa di Iwata anche consultando l'ordine di arrivo. Con Vinales non ripartito, la miglior M1 è la numero 46 di Rossi, giunto solo nono. Non va bene ed i vertici giapponesi lo sanno. Così come i vertici Ducati sanno che Jack Miller - sul secondo gradino del podio - sia il futuro scelto da Borgo Panigale, ma il presente è Dovizioso, oggi quinto. Considerando la vittoria di domenica, il box rosso si aspettava il bis e, magari, anche qualcos'altro. Però, il forlivese è ancora a tre punti dalla leadership di Quartararo.

Pol Espargarò ha perso per un soffio, salendo però sul terzo gradino, risultato che fa il paio con Valencia 2018. Bello, tuttavia, non abbastanza. I compagni di marca, fanno meglio, Iker Lecuona a parte, ma (pure) lui è un rookie. Joan Mir debuttante non è, ha colto un bel secondo posto sette giorni fa, oggi stava per farcela. La bandiera rossa e gomme non fresce hanno fregato lui ed il team Suzuki, che non ha ancora il miglior Alex Rins di sempre.

Carte rimescolate, fantasmi e spaventi


L'interruzione e la ripartenza hanno disilluso proprio Mir, in testa nella prima frazione, riassorbito poi. Stessa sorte per Taakaki Nakagami, in difficoltà con le gomme dopo il secondo start, capece di stare tra i migliori all'inizio della contesa.  Brad Binder non ha fatto in tempo a completare una rimonta simil - Brno, Danilo Petrucci non è mai stato tra i protagonisti, ma... il ternano può consolarsi: la sua futura cavalcatura oggi ha vinto ed è la MotoGP più completa del momento. 

Il Diavolo non fa paura, non più. Fabio Quartararo è l'ombra dell'infuocato vincente visto doppiamente al successo in Andalusia e deve stare attento: Dovizioso incombe. Franco Morbidelli ha navigato in posizioni di rincalzo, Alex Marquez porta nel garage HRC la sua Honda, facendole il solletico.

Altro che solletico. Vinales se l'è vista brutta, nuovamente. Già vicino al dramma sette giorni fa, oggi Maverick lo ha sfiorato. Quando la sua M1 non ha risposto alla mano destra - in frenata - il catalano numero 12 se ne è accorto, lanciandosi sull'asfalto. La Yamaha è tornata in pit lane impacchettata, lui a piedi, per fortuna. Solo una domanda: siccome durante la gara, lui stesso si era accorto di aver proplemi, perché non si è precauzionalmente fermato?!