“Non assistiamo più a vere gare, sembrano quelle virtuali della play station, un pilota esce di pista, rientra, supera e magari vince anche la gara o arriva secondo. Tanto vale mettersi a giocare online invece che andare a rischiare la vita in pista, qualcuno potrebbe anche guadagnare più soldi”, aveva detto Paolo Simoncelli alla vigilia del GP di Stiria, evidenziando che “il cemento oltre l’asfalto porta a falsare il risultato di tutte le gare: Moto2, Moto3 e MotoGP. Lo dico da un po’ e lo ripeterò allo sfinimento”.

Dopo l’ira di Andrea Migno, che ha definito ‘ridicola’ la Federazione Motociclistica Internazionale e le accuse di Joan Mir, a proposito di penalizzazioni ingiuste, Paolo Simoncelli affida al web il suo sfogo.

“Ormai non vince più il pilota più bravo ma quello più furbo, più bravo a sfruttare la zona verde esterna al cordolo e a fregare i regolamenti. In nome della sicurezza si è data ai piloti la possibilità di entrare in curva più forte e a rischiare sempre. Tutti fanno staccate furibonde, alla morte ‘tanto se esco c’è il cemento e rientro più avanti’. No! Io credo che sia arrivato il momento di dire basta e rivedere questa regola una volta per tutte; o togliamo il cemento e rimettiamo la ghiaia oppure punizioni più severe”, scriveva Paolo Simoncelli prima del GP di Stiria.

A queste accuse, il babbo del SIC ne ha aggiunte altre dopo il secondo Gran Premio sul Red Bull Ring.

I piloti come pedine


Ho fatto gli ultimi 640 km di ritorno da Spielberg in un turbinio di pensieri, di domande, a mordermi la lingua per non dire cose inappropriate al telefono, con giornalisti o amici, a proposito delle tre gare di domenica o meglio definirle ennesime ‘partite play station’”, scrive Paolo Simoncelli.

“Non so quale aggettivo o parola sia preferibile per definire i tre personaggi che decidono la sorte di queste, ormai pedine e non più piloti, nelle loro mani. Chi deve vincere o perdere. Chi gioire e chi piangere”, aggiunge Simoncelli, riferendosi allo Steward Panel, composto da Freddie Spencer, che ne è anche presidente e da Bill Cumbow e Ralph Bohnhorst.

Il regolamento, di come e quando si può transitare nella zona verde (già di partenza sbagliato e sicuramente da modificare) viene plasmato a piacere nelle loro mani, così facendo mandano in fumo il lavoro degli innumerevoli team e i sogni dei piloti che tutti i week end fanno a gara per scrivere più in alto il loro nome, nella storia del motomondiale.

“Queste persone forti delle loro divise, mascherano incompetenza con supponenza e superficialità e talvolta prendono decisioni inopportune e assurde, falsando così i risultati di tutte le gare Moto3, Moto2 e MotoGP. E quando le scuse si sprecano e tutti noi vorremmo ammassarci nei loro uffici a dirgli ‘due cosette’ o a sbattere pugni sul tavolo per avvalorare la nostra tesi ecco che arrivano le regole Covid a impedirci il confronto…. e non posso dire a salvarli, perché sarebbe una minaccia", scrive ancora il babbo del SIC.

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Gli intoccabili


"Ce l’ho, ho il sostantivo che stavo cercando, fatto apposta per loro, ‘Gli intoccabili’!”, aggiunge Simoncelli.

Queste persone che camminano fiere, spalle dritte e petto in fuori su cui portano il marchio FIM, finché non ci ascolteranno, non imporranno regole più chiare e un atteggiamento più trasparente intralceranno il nostro lavoro e anche con tutti i tamponi negativi resteranno loro ‘gli untori’, coloro che avranno contaminato il nostro meraviglioso sport. Sulla coscienza avranno la responsabilità di aver compromesso quell’unica nostra passione, l’unico sport, che nella falsità del mondo di oggi era rimasto sano e pulito”, conclude Paolo Simoncelli.

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