Ormai è polemica e pure oltre. Le penalizzazioni comminate (e non) ad alcuni piloti del Motomondiale nell’ultimo Gran Premio austriaco, hanno mandato in bestia più di un addetto ai lavori, tra i quali, personaggi illustri, dalla voce autorevole, e ragazzi che rischiano, giocandosi punti e titoli.

Uscire di pista è rientrare, rappresenta un reato, ma non sempre l’azione viene punita dalla Direzione Gara. Dipende.

Mettere entrambe le ruote della moto aldilà del nastro d’asfalto, non è una manovra - generalmente - considerata vietata, a meno che all’esterno non ci siano i cordoli e la relativa area verniciata di verde, che allarga lo spazio disponibile in caso di errore.

Questa soluzione venne introdotta anni fa in Formula 1, con l’obiettivo di limitare, se non azzerare, le cause di interruzioni e conseguenti safety car: le basse monoposto uscivano, con due tipi di conseguenze. Insabbiamento e scivolamento sull’erba.

Nel primo caso, la corsa veniva interrotta o rallentata, per consentire ai marshall ed ai mezzi di recupero di rimuovere le vetture; nel secondo, c’era la probabilità che un pilota potesse andare a sbattere contro le barriere, dato che l’erba non agevolava manovre di salvataggio. La regia televisiva con i tempi di palinsesto programmati, non gradivano perdite di tempo, sicché, arrivò l'idea dell'asfalto verde. E via andare.

Tutto (abbastanza) bene, se continuiamo a parlare di quattro ruote. Quattro, appunto, erano le gomme da “castigare”, nel caso di uscita completa da parte di un pilota. È capitato a Raikkonen, Vettel, Hamilton, Leclerc. Nessuno escluso e tempi sul giro cancellati, posizioni in gara cedute all’avversario inseguitore, risultati decisi dalla Race Direction, che monitora ogni punto del tracciato in questione. E via di liti, polemiche, reclami, avvocati. 

Nelle moto, idem. Più o meno. Se un pilota oltrepassa cordoli e zona dipinta di verde con entrambe le ruote, deve - dovrebbe - scontare una penalità. Questo solo se oltre i cordoli c’è la suddetta “zona limite”, altrimenti, no problem: ponendo che una moto esca di pista in pieno rettilineo e poi rientri, i commissari chiudono entrambi gli occhi, o meglio, nemmeno li aprono.

Contrariamente, oltre la parte verde, non si può andare, sia nel giro singolo (ad esempio, in qualifica), sia in gara, specialmente se si è in bagarre. In questo ultimo caso, dovrebbe essere ceduta la posizione, certo, “ma c’è un ma”: la punizione viene inflitta solo qualora il pilota abbia tratto vantaggi cronometrici verificabili. Altrimenti, andiamo avanti e leggiamo cosa ne pensa Pol Espargaro.

Un precedente discutibile: Marquez e Rossi ad Assen nel 2015


Non è tutto, però, Un’altra regola spiega che tagliare varianti e curve, sarebbe proibito. Ovvero, può capitare, tuttavia, sarebbe meglio evitare. In quel caso, tempo sul giro cancellato e posizione data all’avversario.

Sembra facile collimare le tante cose, invece, non lo è. Specialmente quando si prendono in causa episodi come Assen MotoGP 2015, nel duello Marqeuz - Rossi. Nell’ultimo giro, Marc entrò deciso su Valentino che, per evitare un eventuale contatto, raddrizzò la sua M1 saltando la chicane che precede il traguardo, guidandola sulla sabbia, sino al rientro in pista e con la bandiera a scacchi sventolata sul casco, da vincitore.

Se applichiamo quanto sopra, Rossi avrebbe dovuto essere considerato in seconda posizione, Marc in prima. Perché è vero che il pilota Yamaha ha preferito evitare un probabile - ma non certo - tamponamento, ma è altrettanto vero che il numero 46 ha tagliato la chicane, il 93 no. Interpretazioni?

Le interpretazioni soggettive di oggi hanno fatto arrabbiare, parecchio, più di un personaggio. Si potrà continuare così? Vedremo ancora moto uscire oltre lo spazio verniciato di verde e poi tolte dall’ordine di arrivo, oppure, penalizzate, oppure, con posizioni da cedere?

Sì, finché i circuiti seguiranno le esigenze della Formula 1. Sì, finché la Race Direction non istituirà una linea precisa ed equivalente.

La soluzione appartiene al passato


No, se si tornasse al passato. Che significa ciò? Semplice e fattibile: dopo i cordoli - od oltre il nastro di asfalto - vanno eliminati gli spazi verdi, per riportare erba o sabbia.

Pensate che siano soluzioni potenzialmente pericolose?! Non è detto ma, in ogni modo, i piloti lo saprebbero: meglio non esagerare in quella curva perché, in caso di uscita, si finisce nell’erba o nella ghiaia, con grande possibilità di rovinare tutto. Fa parte del gioco.

Comunque, la proposta non includerebbe eventuali muri o guardrail. Le corse devono essere sicure, con spazi di fuga adeguati e moderni. Perciò, niente insidie da Road Races né ponti levatoi con coccodrilli affamati pronti a far festa. Non siamo nel Medio Evo.

Siamo nel 2020 e, dopo anni di problemi, dovremmo (tutti) capire che le moto abbiano esigenze e modalità dinamiche differenti dalle auto. I lenti tornantini a gomito di Spielberg e la prima variante di Monza, costituiscono trappole per le due ruote.

Non solo. Se conoscete il temperamento di un pilota (o meglio, di un corridore), saprete che, più spazio gli viene concesso, maggiore sarà la sua voglia di “tenere aperto”. Questo è un istinto che, coadiuvato dalla consapevolezza di poter “giocare il jolly” di una penalizzazione non necessariamente da scontare, aumenta la possibilità di vederlo con entrambe le ruote fuori dallo spazio tinto di verde.

Meglio erba o sabbia: sarebbero questi elementi a “punire” chi esagera o sbaglia. Sempre è stato così, sempre dovrà esserlo. Altro che Steward Panel, mail di notifica, reclami, tribunali di Parigi od affini. Le gare tornerebbero ad essere tali. Si spera.

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