Dal punto di vista della varietà proposta sul gradino più alto del podio, è bella da impazzire questa MotoGP 2020, inficiata dall’assenza dell’acciaccato "Re Marquez" ma rinvigorita dai tanti “sudditi” del dominatore catalano che, da casa, sta ammirando diversi rivali vincere i Gran Premi ai quali lui non può ancora partecipare.

Dopo la doppia vittoria di Quartararo in Andalusia, il successo di Binder a Brno, l’affermazione di Dovizioso a Spielberg e la prima volta di Oliveira in Stiria, è arrivata oggi la meritata e - con denti e bocca buona - addentata e gustata gioia di Morbidelli, pilota Yamaha schierato dal team satellite Petronas SRT, a Misano con un occhio felice e l’altro piangente.

Sì, perché è vero che il Morbido abbia conquistato la corsa, ma El Diablo ha perso la vetta della classifica mondiale. Per una bilancia dai piatti difficili da far stare in equilibrio, la formazione nero - verde acqua rimane comunque la più performante messa in pista dalla Casa dei tre diapason.

Ne approfitta Andrea Dovizioso, più calcolatore che attaccante. Va bene anche così, dopotutto. Adesso è il ducatista a condurre i giochi, sebbene a Misano oggi egli abbia giocato realmente e non in videogame, per piazzamenti e non per la vittoria. Tra pochi giorni si replicherà e siamo curiosi: ci saranno ulteriori sorprese? Per lo spettacolo, speriamo di sì.

"Morbido" vince tra i cordoli di Misano e lotta contro il razzismo


Il nuovo casco realizzato da Aldo Drudi ha portato fortuna a Franco, particolarmente legato al concetto espresso dalla livrea: uguaglianza sociale e “time out”, fermi tutti. Anche su Morbidelli fermo non lo è stato, anzi: dallo spegnersi del semaforo alla bandiera a scacchi, il numero 21 ha comandato la contesa, esibendo un passo inarrestabile, malgrado nell’analisi di ieri egli fosse “solo” terzo.

Scattare bene e sfruttare al meglio la copertura Michelin media posteriore è stata la chiave del pilota italo - brasiliano che, contrariamente al compagno di squadra, ha gestito tutto alla perfezione. Quartararo, infatti, ha sbagliato praticamente tutto.

El Diablo non punge e perde la leadership della MotoGP


Avventiamo un giudizio, sapendo che alla fine del campionato restino diverse gare: Fabio è sì forte, ma non è pronto per vincere il titolo della Top Class. Non lo diciamo solo noi, lo spiega il suo rendimento da inizio anno ad oggi, nettamente in discesa.

Eccellente la doppietta ottenuta all’Angel Nieto - da indiavolato, come il suo stile di guida - poi i primi problemi, feeling in sella non ottimale, velocità espressa non pari a quella desiderata da lui e da Yamaha. Team SRT incluso. A Misano Fabio ha sbagliato e, attenzione, non era in una fase del Gran Premio cruciale perché, tra l’altro, il francese si trovava nel gruppo di testa ma... non in testa.

Quartararo è caduto da solitario, cioè, per i fatti suoi. Ciò significa che, forse, nemmeno lui ha capito il motivo dell’errore.  Infatti, dopo aver imboccato la pit lane, il numero 20 è tornato tra i cordoli, per poi stendersi nuovamente e finire lì la faccenda.

Faccenda triste: adesso in cima alla lista dei nomi c’è Dovizioso, malgrado la sofferenza patita in tutto il weekend.

Dovizioso comanda la MotoGP, ma Andrea e Ducati non sono contenti


Per chi gioca in casa - Ducati - il podio rappresentava il risultato minimo da perseguire. In effetti, una Desmosedici è finita nei primi tre, ma è quella di Francesco Bagnaia del team satellite Pramac.

Eccellente? Mica tanto, per la squadra ufficiale. Anche perché Pecco arrivava da infortunio e relativo lungo stop, quindi, con scarso allenamento. Malgrado tutto, per il piemontese gran gara e secondo posto che lo confermano tra i top rider di classe.

Se l’anno scorso Bagnaia faticava in frenata, oggi era il più efficace sulla Rossa. Jack Miller non ha potuto fare altrettanto, Dovizioso pure meno. Osservando guidare Andrea, lo notiamo contratto - anche se un contratto, inteso come firme su fogli bianchi - non lo.

Scialbo settimo il numero 04, però con punti a suo favore. Adesso è il forlivese a guardare tutti dall’alto, per un campionato dalle mille sorprese. Se vuole concludere l’anno esattamente dove si trova adesso - primo - pilota e moto devono costituire un tutt’uno. Più o meno (anzi, di più) come il Bagnaia visto al Marco Simoncelli

Grande Italia a Misano, ma Rossi è giù dal podio


Valentino ci ha provato con tutte le forze a sua disposizione, invano. Ad un certo punto del Gran Premio, Rossi guidava come già fatto contro Stoner a Laguna Seca 2008: in quel frangente, l’italiano indusse all’errore l’australiano, sino a vincere in California.

Nella pista che meglio conosce, il nove volte iridato è stato autore di una grande prova che, tuttavia, non è bastata per salire sul podio. Peccato per l’Italia: Morbidelli, Bagnaia e Rossi avrebbero completato un dominio tricolore, sfumato nelle battute finali. Invece, nella Moto2 l'obiettivo azzurro si è materializzato.

 Suzuki. Mir ne ha (ancora) più di Rins


Indispettito dal podio perso in Stiria, Joan desiderava far capire che già in Austria lo meritava e che il team Ecstar abbia nel garage un ragazzo che di interpretare il ruolo della seconda guida proprio non ci sta.

Ecco il sorpasso su Rins - compagno di box - poi su Rossi. Il maiorchino è un tipo mite nel paddock, cattivo e grintoso in sella. Mentre Alex, a volte, riflette un po’ sul da farsi (misurando rischi e ponderando le situazioni) Mir no, si butta dentro e non ci pensa.

Perciò, con qualche metro di asfalto in più, il numero 36 Suzuki avrebbe anche attaccato Pecco. Operazione non consentita da uno sventolamento della bandiera a scacchi che ha chiuso velleità e tentativi.

KTM e Honda, dove siete?


Bé, diciamo KTM dove sei finita, perché la Honda, in questo 2020, è l’ombra di sé stessa. È vero che manchi Marc Marquez, però “gli altri” vanno decisamente male. Crutchlow non ha partecipato alla corsa, Nakagami è un buon passista e pure passivo (gli riuscisse una volta un sorpasso decisivo), Stefan Bradl fa il collaudatore e Alex Marquez fa... fa male, ecco cosa fa. Molto male.

Invece, non ce le siamo dimenticate, le RC16 austriache stavano andando bene, prima di Misano. Al Marco Simoncelli i portacolori arancioni non ricoprono posizioni di vertice, per una moto che soffre nelle staccate a grandi angoli di piega. Il telaio KTM è migliorato, ma non è abbastanza rigido quando serve né flessibile quando occorre che lo sia. Inoltre, a volte Pol Espargarò, Miguel Oliveira, Brad Binder e Iker Lecuona (lui, più spesso) non ricevono feeling da gomme ed elettronica.

Tra una settimana, Misano due


Pochi giorni - non tanti, dato che martedì verrà effettuato un test - e poi via, ancora a parlare di classifiche da scalare o posizioni da gestire. Per quanto visto oggi, un Morbido così sarà duro da battere. Velocità a parte, Franco è stato autoritario, sicuro, consapevole.

Quindi, per quanto visto oggi, Quartararo dovrà svegliarsi, perché Dovizioso conta sei punti in più e Miller appena quattro in meno. Però, va detto, Jack non appare un vero candidato per il titolo, mentre Andrea sì. Cosa che farebbe piacere a Ducati ma, qualora si concretizzasse l’impresa, a Borgo Panigale farebbero come il team Petronas: ridere o piangere? Gli occhi sono due, meglio nasconderli dietro lenti spesse e scure.

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