Yamaha e Ducati giocano a chi non lo vuole vincere questo Mondiale. Le moto di Iwata, al comando della classifica Costruttori hanno perso la leadership di quella piloti, dove Dovizioso è appena passato in testa, grazie alla doppia caduta di Quartararo che, dopo la doppietta di Jerez, sembra essersi perso per strada, mentre alla ribalta sta salendo il suo compagno Morbidelli. Problemi differenti attanagliano invece il team "factory": Rossi ancora una volta davanti a Vinales con una gara gagliarda, conclusasi in quarta posizione, non senza lottare per tenersi il podio; mentre Maverick, dopo l'ennesima pole, si è perso in un bicchiere d'acqua. Situazione analoga in casa Ducati, con il team ufficiale che sembra correre con il freno a mano tirato ed il team Pramac che sta facendo meglio di quello capitanato da Tardozzi, con un Bagnaia eroico dopo 5 settimane di stop.

Con Honda desaparecida senza Marquez, ecco che la diventa Suzuki la moto più accreditata per vincere questo pazzo Mondiale 2020, non tanto il costruttori quanto il titolo piloti, ed il terzo posto di Mir domenica può essere letto proprio in questa ottica, anche in fatto di gerarchie interne alla squadra capitanata da Davide Brivio. 

Perché il sorpasso fatto prima sul compagno di squadra Rins e poi su Rossi nell’ultimo giro di gara è proprio la dimostrazione lampante data a Davide Brivio su quale sia il cavallo sul quale puntare per la caccia al titolo che ad Hamamatsu manca dal lontano 2000 con Kenny Roberts jr in 500. 

La moto


La GSX-RR, tra le partecipanti quest’anno al Mondiale e tra quelle in lotta per il titolo, sembra essere la moto più equilibrata del lotto. Manca ancora qualcosa a livello di motore per competere con Ducati principalmente ma a livello di telaio e ciclistica può competere ad armi pari sia con Yamaha che con la Rossa di Borgo Panigale. Una caratteristica questa che le permette di gestire meglio le gomme ed arrivare nell’ultimo tratto di gara ad essere un problema per tutti. Il gran recupero di Mir negli ultimi giri di gara domenica ne è l’esempio di come le gomme, soprattutto l’anteriore, fosse ancora buono per permettere a Mir di infilare Rossi in quel modo.

I piloti


Lo stato di forma dei due alfieri del team di Davide Brivio è diametralmente opposto. Mir, dopo una stagione di apprendimento, è cresciuto a vista d’occhio proprio durante questo primo scorcio di campionato ed attualmente si trova al quarto posto in classifica, a -16 dal leader Dovizioso. Le prestazioni dello spagnolo sono sotto gli occhi di tutti: due ritiri (Jerez 1 e Brno) un quinto, un quarto e due podi (Austria 1 e quello di ieri di Misano).

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Rins ha dalla sua un paio di problemi: uno è principalmente fisico, non è ancora al 100% con la spalla ed in alcune situazioni si nota tanto nonostante in gara le tentasse tutte per passare un Rossi in crisi con l’anteriore. L’altro è nel box: Mir ogni gara che passa sta diventando sempre più ingombrante e lo spettro di vedersi “scippato” dei galloni di prima guida, “forte” di una misera 12^ posizione in campionato a -20 da Joan è vicino. Un segnale il sorpasso subito dal compagno senza che Alex riuscisse a replicare. 

Le prossime piste


Con Portimao che è un'incognita per tutti, le prossime piste saranno la chiave per dire se Mir e la Suzuki potranno lottare per il campionato. Già in questo fine settimana di Misano, Mir e Rins, salvo cataclismi, potranno essere della partita per vittoria e podio. Barcellona è una pista molto guidata e tecnica con un punto critico che è il rettilineo dei box dove Suzuki pecca ancora di motore, ma nel misto potranno dire la loro. Le Mans è alla portata della squadra di Davide Brivio, così come Valencia, pista tortuosa ed abbastanza lenta.

L’unico circuito forse un po’ critico per le caratteristiche di Suzuki è Aragon con il suo lungo rettilineo e la ripartenza dalle curve lente. Se Mir dovesse uscire “indenne” da Aragon, il titolo potrà tornare in casa Suzuki dopo 20 anni dall’ultimo Mondiale.

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