"La moto non gira" ... "Ci serve di più" ... "Abbiamo gli stessi problemi di sempre". Queste dichiarazioni sono diventate i mantra di Dovizioso. Come se si fosse perso nel deserto, negli ultimi due anni li ha rivolti al vento, apparentemente, senza nessuno ad ascoltarlo. Beh, probabilmente è stato ascoltato, ma non è stato compreso.

Da che Andrea Dovizioso è diventato il più grande rivale del vincente Marc Marquez, il pilota italiano ha chiesto una cosa: fare il passo successivo, andare oltre l'essere una squadra vincente solo su piste adatte alla Ducati. Ciò implica che la Desmosedici abbia bisogno di evolvere il suo comportamento dinamico. Vale a dire, che deve correggere il suo caratteristico sottosterzo quando accelera in uscita di curva con un rapporto in aumento.

Ma Dovizioso insiste sul fatto che nessuno degli aggiornamenti è riuscito a migliorare questo difetto. Magari un pochino, ma su circuiti come Phillip Island, Sachsenring o Jerez, Ducati continua a soffrire. Nelle parole di Andrea, semplicemente non è competitiva. Nel senso che non è in grado di confrontarsi con Marquez e la sua Honda, che sono i rivali che definiscono lo standard.

In privato, Andrea si lamenta del fatto che Dall’Igna non ascolta. Non solo fa orecchie da mercante ai suoi commenti, ma concentra anche lo sviluppo della moto sul miglioramento di quelle aree che sono già competitive: il motore e l'aerodinamica.

Un'affermazione che Andrea non ha esitato a ripetere al CEO Ducati Motor, Claudio Domenicali, in un lungo incontro dopo il GP di Spagna a Jerez del 2019, gara in cui un frustrato Dovizioso è arrivato quinto. Non abbiamo conferma del fatto che i responsabili di Ducati Motor e del Reparto Corse abbiano parlato di questa conversazione , ma immaginiamo che l'abbiano fatto. Perché il commento post-gara di Dall’Igna a Le Mans, dove Dovizioso e Petrucci sono arrivati secondo e terzo, non è stata una dichiarazione casuale. Ha commentato che la sua moto avrebbe dovuto far meglio della seconda posizione quel giorno, il che significava chiaramente "non stai sfruttando al meglio la mia moto".

La vittoria di Petrucci al Mugello, due settimane dopo, non ha rinforzato la posizione di Dovizioso. Piuttosto, ha rafforzato l'affermazione di Dall’Igna che tutti i piloti che hanno corso con il team ufficiale dal suo arrivo in Ducati hanno vinto con le sue moto. Piloti con stili diversi come Iannone, Dovizioso, Lorenzo o Petrucci sono riusciti a vincere dei GP con la stessa moto, il che farebbe credere che non sia un mezzo così complicato.

Il rapporto tra Dall’Igna e Dovizioso ha sicuramente attraversato un momento che potremmo definire teso. Dovizioso, giustamente, lamenta di essere ripetutamente ignorato. In fondo è stato lui a mettere la Ducati nelle condizioni di aspirare a vincere il titolo MotoGP nelle ultime due stagioni, e ha vinto ben 11 gare. Con la partenza di Lorenzo è diventato l'alfiere Ducati in MotoGP e quindi il Reparto Corse dovrebbe lavorare per lui ... Ma Dall’Igna non ascolta.

Il responsabile del Reparto Corse Ducati dà invece la priorità a ciò in cui crede. La sua esperienza, unita all'enorme mole di dati che gestisce, gli danno una visione che sembra essere molto diversa da quella dei piloti. Non è un segreto che Gigi abbia una passione per i motori, il settore in cui ha brillato di più durante la sua carriera professionale.

La seconda area in cui cui non smette di lavorare è l'aerodinamica, un campo in cui è stato pioniere assoluto quattro anni fa. Ducati non smette di introdurre innovazioni tecniche e soluzioni che costringono i suoi rivali a lavorare 24 ore su 24 per recuperare il ritardo. Prima le alette, poi la famosa chiglia sul forcellone, la semicarena anteriore, e al Mugello quella stessa semicarena posta sulla ruota posteriore della moto di Michele Pirro.

Dovizioso è sempre parso molto scettico sulle ultime "invenzioni". Quando gli è stato chiesto quali siano i vantaggi delle nuove parti sulla moto, ha sempre risposto zero. Vorrebbe meno parti in fibra di carbonio (che non hanno quasi alcun effetto sulle prestazioni della moto), per avere invece ciò che chiede.

D'altra parte, fino a non molto tempo fa, la Ducati stava ancora pagando le conseguenze di dare a un pilota la decisione sulla linea di sviluppo della propria moto. Ci riferiamo alle due disastrose stagioni di Valentino Rossi in Ducati. Immagino che in questo senso gli ingegneri siano molto attenti a lasciare che sia qualcun altro oltre a loro a segnare la linea dell'evoluzione delle loro moto.

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