Joan Mir è al suo secondo anno in MotoGP e, come nel 2019, il maiorchino lo sta affrontando con il team Suzuki Ecstar. Per lui 100 punti in classifica, otto in meno di Fabio Quartararo e la possibilità concreta di vincere il mondiale. Rivali permettendo, ovviamente.

Restano sei Gran Premi alla fine, pochi o troppi per provare a divenire leader? Dipende dai punti di vista, la cosa certa è che Mir abbia le idee chiare:Siamo molto vicini, lottare per il titolo è possibile - conferma - solo che, per riuscire a vincere il mondiale, bisogna aggiudicarsi le singole gare. Al momento noi di Suzuki siamo veramente competitivi, costanti. La vittoria è lì ma ancora non l’abbiamo colta. Adesso siamo concentrati per affermarci, cioè, per giungere primi sotto alla bandiera a scacchi. Ci proveremo con forza ed è anche importante prendere più punti che possiamo”.

 Ti piace essere pilota Suzuki?

Sì, parecchio. È bello essere un pilota Suzuki, in questo momento. Per esempio, a Barcellona ha festeggiato tutto il team, io e Alex siamo saliti sul podio, la nostra unione è solida, in Catalogna abbiamo fatto bene e mi auguro che qui a Le Mans si possa ottenere lo stesso rendimento in gara".

Conquistare il titolo come Alzamora, senza vincere? Paragone inattendibile


Dopo tanto lavoro ed eccellenti risultati, Joan sa che occorre compiere un passo decisivo: "Penso che la soluzione per iniziare a vincere i Gran Premi sia partire dalla prima o dalla seconda fila dello schieramento - afferma - poi, sappiamo che possiamo migliorare in quell’aspetto. Sono fiducioso, so che il team troverà soluzioni, magari non per la lotta della pole, però per la prima o seconda fila”.

Qualcuno gli chiede se è possibile vincere il titolo senza affermarsi nemmeno in un Gran Premio. Ci riuscì Emilio Alzamora in 125 nel 1999. Per Mir, invece, non c'è discorso: "Io penso che non sarà così, spero di vincere le gare e poi il titolo. All’epoca di Alzamora  noi eravamo giovani, i piloti diversi e pure le gare. Il paragone non è pertinente”.

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