A pochi minuti dall’inizio della contesa, gocce d’acqua hanno suggerito ai commissari la seguente comunicazione: “WET RACE” ragazzi, oggi si corre con la pioggia. Così è stato, ma non per tutta la durata del Gran Premio: a Le Mans il meteo ha fatto le bizze, alternando bagnato e (semi) asciutto.

 La spuntano i “separati” in casa, cioè, coloro che già ad inizio stagione - o poco più in là - sapevano che non avrebbero continuato a correre attuali moto e team: prendendo il podio, Danilo Petrucci, Alex Marquez e Pol Espargarò cambieranno strade. Il ternano passerà da Ducati a KTM, il fratello di Marc lascerà il team HRC ufficiale, “accontentandosi” della squadra di Lucio Cecchinello, il numero 44 arancione prenderà proprio il posto di Alex.

 In tutti questi cambiamenti, abbiamo un settimo vincitore 2020, meritevole, perché a lui nessuno, ma proprio nessuno, ha regalato qualcosa. Anzi. Petrux sa che lascerà la Rossa, chissà se quello di oggi rappresenta l’ultimo bacio per una coppia dalle alterne soddisfazioni. Quando vinse al Mugello nel 2019, si aggiudicò la riconferma. La storia è cambiata.

Petrucci, un addio agrodolce 


Accipicchia se era deluso - ed arrabbiato - Danilo quando ha appreso che Borgo Panigale avrebbe fatto a meno di lui. Sapere di non aver più l’appoggio della Casa (non istantaneo, ma futuro) non ha agevolato la vita di Petrucci che, tra qualche legittima esternazione e risultati al di sotto del suo potenziale, ha ingoiato un rospo grosso come il mondiale.

Mondiale, in che senso? Magari anche con la certezza di rimanere in Ducati, il ternano non avrebbe corso sempre al top e con velleità di titolo ma, la sensazione è, che lui avrebbe fatto benissimo. Proprio come oggi a Le Mans, dove ha letteralmente comandato, infischiandosene di ciò che accadesse alle sue spalle.

 Cosa cambierà, adesso? Niente, perlomeno nel garage Rosso. In effetti, Andrea Dovizioso è ancora in lizza per la posta grossa, Danilo meno, però - vedrete e non stupitevi - il numero 9 potrebbe ripetere l’impresa francese. Magari, divenendo l’ago della bilancia di una stagione incerta e (alleluja) divertente. Il separato in casa aiuterà la Casa?

Alex Marquez, meglio tardi che mai


Sino a ieri, solo delusioni. Da oggi, una nuova prospettiva. Innanzitutto, per Alex è il primo podio nella Classe Regina, avvenimento già bello di suo. Poi, il modo in cui se l’è preso: il catalano aveva un passo invidiabile su terreno viscido e, come per magia, le difficoltà palesate con la rognosa RC 213V svanite come una nuvola d’acqua.

 Ovviamente, il catalano sarà atteso ad una controprova su asfalto asciutto, certo. Chissà, forse proprio quando tornerà in gara Marc, fratello e campione offeso nel fisico e toccato nell’orgoglio. L’otto volte iridato aveva “spinto” HRC a puntare sul più giovane Alex, sappiamo bene come è andata più avanti. Non sappiamo, invece, come andrà in futuro, ciò che è chiaro è come il numero 73 sia riuscito a sbloccarsi.

Andrea Dovizioso, così non basta


Era in gara per vincere il Dovi e, ad un certo punto, sembrava ce la potesse fare. Mica tanto, hanno pensato i rivali. Soprattutto Petrucci, che aveva un passo superiore. Anche Miller, tuttavia ritiratosi per una rottura. La mina vagante non era Rins, con una Suzuki equilibratissima e dotata nelle forti staccate di Le Mans.

L’errore di Alex ha lasciato ad Andrea la possibilità di cogliere un podio, non centrato.  Sapendo quanto e come Fabio Quartararo stesse soffrendo, il numero 04 Ducati avrebbe dovuto osare di più, nell’obiettivo di portare nel garage più punti possibili. Oppure, Dovizioso ha fatto quattro conti, pensando: “Inutile concedersi rischi inutili, restano parecchie gare alla fine”. Eventuale ragionamento che pagherà?

Fabio Quartarato affogato nella piscina di casa


Partendo dalla pole, considerando la “spinta amica”, potendo contare su una conoscenza maniacale del Bugatti, il leader del mondiale ha ampiamente deluso. Ampiamente sì, perché d’accordo, le Yamaha hanno tribolato sul fondo scivoloso, ma concludere solo nono, piazzamento ottenuto anche grazie ai ritiri altrui, è proprio poco per uno che viene dipinto nuovo fenomeno della MotoGP.

 Il discorso è quello di inizio anno: El Diablo è incostante, lo dicono gli ordini di arrivo. Vuoi perché ancora giovane, vuoi perché la concorrenza non regali nulla a lui e a nessun altro. La sua fortuna è che, al momento, pure i rivali si divertono a non voler vincere il titolo. Farà pure Quartararo la stessa cosa?

KTM su, Aprilia più giù che mai


Almeno la RC16 coglie quanto può quando può. Gioco di parole per dire che, sebbene le KTM siano ancora - a volte - un po’ “acerbe”, però sempre al vertice di categoria. A Le Mans Pol Espargarò torna sul podio, Miguel Oliveira rientra nei protagonisti di classe.

Invece, la RS-GP delude e i suoi conduttori pure. Bradley Smith ha provato, lanciando il cuore oltre all’ostacolo - asfalto viscido, situazione poco gradita alla quattro cilindri veneta - Aleix Espargarò si è visto poco e, nonostante le parecchie cadute e rotture, un quattordicesimo posto rappresenta una vera mestizia.

Rossi, ma chi te lo fa fare?


Tre cadute consecutive, tre zeri rimediati, uno in fila all’altro. Perché? Quando spinge, Valentino cade. Se non spinge, è lento e, ritrovandosi nel gruppo centrale, rischia più del dovuto, si diverte poco (lui si diverte solo se vince o lotta per le posizioni migliori) e non vede il traguardo.

A questo punto, anche il discorso titolo 2020 se ne è andato, semmai alla vigilia del campionato il discorso fosse valutabile. La carriera del numero 46 è ora spezzata in due: nella prima parte, gloria e successi super meritati. Nella seconda, delusioni e tanta fatica. Ne starà valendo la pena?

Suzuki blu, diventate grige come il cielo francese


Abbiamo lasciato per ultima la seguente considerazione: Suzuki non ha raccolto granché in Francia, se pensiamo all’ultimo doppio podio di Barcellona. Alex Rins sembrava volare verso la vittoria, invece, è volato nella ghiaia. Joan Mir è uscito per evita la scivolata di Rossi, poi ha rimontato. Bene, tuttavia non abbastanza. Il maiorchino perde posizioni nella graduatoria generale.

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