Nel giorno del suo compleanno ma ben 9 anni fa, vinceva il suo secondo ed ultimo titolo mondiale in MotoGP prima della decisione di appendere il casco al chiodo durante la conferenza stampa di Le Mans, l’anno successivo.

Stiamo parlando naturalmente di Casey Stoner, l’ultimo australiano a laurearsi campione del mondo nel motomondiale. Sono 35 candeline sulla torta del nativo di Southport, coetaneo del suo ex compagno di squadra Dani Pedrosa, e da 8 “pensionato” di lusso nonostante i ritorni come tester di Honda e Ducati ed una apparizione, peraltro sfortunata alla 8 ore di Suzuka.

Non servono i freddi numeri a descrivere la carriera di Casey, ma piuttosto quello che faceva in pista. Un talento immenso, purtroppo frenato da una malattia nel 2009 e da un infortunio nel Gran Premio di Indianapolis del 2012 altrimenti avrebbe continuato a deliziarci con la sua guida tutta di traverso, guidando solo di polso perché lui con l’elettronica non voleva averci a che fare. 

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Ping Pong tra 125 e 250


La carriera di Casey Stoner nel Motomondiale, al pari di quella del suo coscritto Pedrosa inizia in 125. Wild card in Inghilterra per lui in sella ad una Honda. Nel 2002 passa in 250 chiudendo al 12° posto con 68 punti mentre nel 2003 torna in 125 terminando la stagione all’8° posto con 125 punti ed una vittoria, l’anno successivo passa in KTM sempre in 125 chiudendo al 5° posto con 145 punti e la vittoria in Malesia. Nel 2005 torna in 250 con Aprilia e diventa vice campione con 254 punti e 5 vittorie.

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Il passaggio in MotoGP tra alti e bassi


Lucio Cecchinello porta il suo pilota in MotoGP con la Honda nel 2006. Le prestazioni dell’australiano, nonostante le tante cadute, vengono notate dai vertici Ducati che decidono di scommettere su di lui per il 2007 e mai scelta fu più azzeccata. Centra subito il Mondiale del 2007 e termina al secondo posto nel 2008. I problemi iniziano nel 2009: nelle gare di Catalunya ed Assen, nonostante chiuda al terzo posto, accusa problemi di stanchezza che lo portano a doversi assentare dal campionato per tre gare. A fine 2010 lascia Ducati per tornare in Honda, si rivela una mossa azzeccata. Nel 2011 vince il secondo ed ultimo titolo mondiale nella stagione segnata dalla tragica morte di Marco Simoncelli a Sepang. 

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Il ritiro, il ruolo da tester e la 8 ore di Suzuka


Nel corso della conferenza stampa di Le Mans del 2012, Casey Stoner annuncia il ritiro dalle gare perché a suo dire non vuole più avere niente a che fare con quell’ambiente. Dopo quell’annuncio così improvviso, soprattutto perché arrivato con un Casey molto giovane (27 anni), l’australiano vincerà in Olanda e Laguna Seca per poi infortunarsi ad Indianapolis mentre insegue Lorenzo. Chiude la stagione 2012 al terzo posto con 254 punti nonostante le tre gare saltate.

Finita la carriera da pilota e lontano dalle gare MotoGP per qualche anno, nel 2015, ancora sotto contratto Honda, disputa la 8 ore di Suzuka che dura soltanto lo spazio di qualche giro cortesia di un acceleratore bloccato che gli provoca una frattura alla clavicola e al piede. Torna in Ducati come collaudatore nel 2016 fino al 2018, poi abbandona il ruolo incolpando gli ingegneri di non dargli ascolto.

Tutto questo è Casey Stoner, un talento incredibile che ha espresso il suo massimo potenziale per quei pochi anni di carriera ad alti livelli.

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