Il team Ecstar Suzuki è la rivelazione MotoGP 2020, grazie ai risultati colti in campionato da Alex Rins - vincitore ad Aragòn - e Joan Mir - attualmente leader della classifica mondiale. Il duo spagnolo ed una GSX-RR tinta di blu/argento rappresentano una costante, praticamente su ogni pista iridata.

Come ha fatto il box della Casa di Hamamatsu ad arrivare a tanto? Ovviamente, con il lavoro profuso nei test e durante i weekend di gara. Però, non è solo l'impegno a determinare il pacchetto finale; oltre alla materia, c'è la sostanza, costituita dal "cerebro", cioè, dal cervello di colui che gestisce le fila di una compagine ben affiatata.

Il suo nome è Davide Brivio, professionista brianzolo, appassionato di moto e attento ai movimenti del paddock. A volte silenzioso, in altre magniloquente, spesso dal tono di voce basso ma con le idee e concetti molto chiari. A lui e con lui Suzuki ha vissuto una rinascita, dal rientro nella Top Class ad oggi.

 

Brivio "convinse" Rossi a lasciare Honda per approdare in Yamaha


Gli "attacchi" di Davide a Valentino furono molteplici. Ne ricordiamo alcuni. Brivio si recò ad Ibiza, dove il campione trascorreva il periodo di riposo tra un Gran Premio e l'altro: "Ti vogliamo con noi, passa in Yamaha" disse l'uomo al ragazzo. 

Oppure, gli incontri - segreti - notturni nel paddock della MotoGP: "Hai visto, questa è la M1. Bella, eh? Con te potrà andare anche forte". Cose del genere hanno portato il numero 46 sotto l'egidia dei tre diapason e, appena più in là, lo stesso Davide si occupò della gestione di Valentino.

Quando Suzuki stava programmando un piano di rientro nel Motomondiale, si rivolse al moro/brizzolato che, mattone su mattone, mise in piedi un muro che tutt'oggi sembra dritto, solido e capace di crescere ancora. Dalla prima vittoria di Maverick Vinales alla leadership di Joan Mir la ricetta è stata ed è: lavoro, lavoro, lavoro. Da vero brianzolo.

Le origini SBK ed un titolo mancato che ancora brucia


Gerno di Lesmo si trova a mezzo passo dal paese nativo di Brivio. Proprio nella sede Yamaha, un giovane Davide condusse il progetto Superbike, categoria nella quale fece da timoniere alla squadra che - per esempio, parlando esclusivamente dell'anno 2000 - sfiorò il titolo con Noriyuki Haga.

La cronaca racconta di un pilota giapponese forte tanto quanto Colin Edwards, a volte addirittura di più. Fu il caso di doping e la relativa squalifica a togliere l'iride (o la possibilità di toccarlo) dalle mani del numero 41, che aveva al suo fianco i fratelli Brivio, che hanno vissuto con Nori gioie e dolori.

Yamaha non riuscì a centrare il numero 1 in SBK con il duo brianzolo, ma poi arrivò un milanese, attualmente nel team Monster Energy MotoGP. Si chiama Massimo Meregalli, capace di gestire il texano Ben Spies, campione 2009 con la R1 ufficiale. Maio e Silvano Galbusera passarono poi al paddock cugino, Ma questa è un'altra storia.

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