Chi urlò (di gioia) più forte? Papà Earl o il figlio Nicky? Tutta la famiglia Hayden, in effetti. Perché a Valencia, esattamente 14 anni fa, Kentucky Kid toccò il cielo a due mani, diventando campione del Mondo classe MotoGP, la Regina, che lui aveva corteggiato piano piano, sino a conquistarla con grande classe.

Il 29 ottobre del 2006 rimane un giorno epico, indelebile. In lizza per il titolo c’erano il numero 69 Honda ed un numero 46, già iridato - più volte - che guidava la Yamaha. Valentino Rossi, campione in carica che “lasciò” il trono all’americano, che riportò gli USA in vetta al mondo delle due ruote.

Ricordiamo quella domenica di autunno anche per un bis Ducati perentorio. La doppietta firmata Desmosedici ha in Loris Capirossi un ottimo secondo piazzato, ancora meglio fece Troy Bayliss, al primo successo nella Top Class, L’australiano era da poco diventato il Re della SBK, sempre con Ducati, e proprio con la Rossa umiliò tutti a Cheste. In barba a chi lo definì non idoneo a prototipi e Desmosedici.

Rossi giù, Hayden più su che mai


Valentino impostò, come tuttil la Curva due, chiamata Doohan. Però, Rossi non ne uscì subito ed i piedi, perché la sua M1 ebbe una chiusura di anteriore, seguita da un posteriore altrettanto birichino.Il campione era a terra ed il gruppone fuggiva veloce. Rimessosi in sella, The Doctor tentò una rimonta disperata, invano. Tutto sommato fu buono il suo tredicesimo posto, ma a lui serviva di più.

A Nicky, invece, il terzo gradino del podio bastava e gli piaceva pure. Arrivare dopo due galoppanti Ducati, dovendo gestire pressioni ed avversari, lo soddisfò parecchio, anche perché il titolo era nelle sue tasche. Fu l’ultima affermazione della RC 211V, forse la MotoGP più riuscita, poiché capace di cogliere successi con ben 10 piloti diversi.

 La famiglia Hayden esplose in un urlo da stadio, alternando lacrime di gioia a spruzzi di spumante. Oltre a belle parole. L’entourage giallo era in silenzio, perché perse un predominio che durava dal 2001: 500 Grand Prix, MotoGP con Honda per due volte, MotoGP Yamaha per altrettante. Sino a Valencia, 29 - 10 - 2006.

I figli di Troy non si sentirono orfani


Non conosceva moto, gomme e ricordava quell’ambiente con un retrogusto salmastro. Ma se ne infischiò. Troy Bayliss, ricevuta la proposta di correre al Ricardo Tormo, ci pensò su e... ah, no. Mica ci pensò. Fece la valigia e si presentò a Valencia, già iridato SBK.

Qualcuno lo guardò con sufficienza, però l’aussie, a dirla bene, fece spallucce. C’era una Desmosedici con coperture Bridgestone da portare al limite, con un eccellente secondo crono in qualifica e tanti sogni riguardanti la domenica, il giorno dei giorni. Non solo per lui.

Ottimo inizio, che non fu la fine. In gara, chi lo ha visto? Nessuno, se non TV e personale nel Parc Fermè: “Maledizione, quel canguro viaggia come un treno - ... - chi l’avrebbe mai detto?" I “figli di Troy” lo avrebbero detto,o meglio, lo avevano già detto. A Valencia Bayliss vincerà il Gran Premio, dimostrando che, quando a i suoi uomini nel garage, anche la MotoGP è terra sua. Ecco tutto.

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