In questi giorni circolano tanti rumors sul futuro di Jorge Lorenzo e sul suo possibile passaggio in Aprilia come collaudatore. Il test a Portimao, infatti, è stato deludente per il pilota maiorchino, che ha siglato soltanto l’ultimo tempo.

Di lì le voci sul possibile licenziamento di Lorenzo da Yamaha, che non sarebbe stata soddisfatta del suo ruolo di collaudatore quest’anno.

Per Lorenzo, però, l’obiettivo sarebbe quello di continuare con la Casa dei Tre diapason.  

Voglio continuare come tester e la mia prima opzione è ancora la Yamaha: ho vinto con loro e mi trovo molto bene sulla moto, ma ci sono anche altre opzioni”, ha rivelato Jorge alla testata spagnola AS.com, confermando che l’altra possibilità è rappresentata da Aprilia.
Tutto dipende da cosa dirà Yamaha. “Ho parlato con Lin Jarvis e mi ha detto che presto avrebbe avuto notizie dal Giappone sul piano che vorrebbero attuare per il prossimo anno. Attendo di avere sue notizie. Vedremo cosa mi dirà”, spiega Lorenzo.

“Yamaha non ha saputo usarmi”


Lorenzo ha analizzato poi anche la stagione appena passata, durante la quale il suo apporto non è stato molto coinvolgente.

“Sinceramente credo che il COVID-19 ci abbia danneggiato entrambi e senza di esso sarebbe stato un anno molto redditizio. Alla fine non hanno potuto o non hanno saputo usarmi. È come se sei una squadra di calcio e hai Messi o Ronaldo e non ne approfitti.

“La realtà è che ho fatto solo due giorni di test a Sepang e solo perché ho insistito, perché non era previsto. E di recente ho trascorso una giornata e mezza a Portimao. Alcuni meccanici erano stati contagiati dal Coronavirus ed erano a corto di personale al GP di Francia, quindi abbiamo finito prima”.

“Portimao: test all'ultimo minuto”


Lorenzo ha spiegato perché non è riuscito a essere competitivo nei test.

“A giugno, nel mezzo del COVID, mi è stato detto da Yamaha che sicuramente non ci sarebbero più stati i test quindi ho abbassato il ritmo di allenamento. All'improvviso e senza aspettarmelo, Meregalli (direttore sportivo Yamaha, nde) mi ha detto che c'era questo test a Portimao e ho iniziato ad allenarmi come meglio potevo. Mancava poco tempo e non sono arrivato nella forma migliore, e soprattutto non ero su una MotoGP da otto mesi, che è una moto super estrema quindi perdi tutto: perdi il ritmo, i riflessi, il tempo di reazione rallenta e ti serve qualche giorno di acclimatamento alla MotoGP, sia che ti chiami Lorenzo, Rossi o Marquez.

"Se a ciò si aggiunge che devi andare su un circuito difficile e strano come Portimao, con una squadra che corre all'ultimo minuto, e in più sulla moto vecchia, è difficile essere minimamente competitivi...”

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“Dubbi sulla mia competitività”


Lorenzo, però,  ha il dubbio che in Yamaha non abbiano del tutto capito…
Ho la sensazione che questo test abbia sollevato qualche dubbio sulla mia competitività, ma sarebbe ingiusto e un grosso errore prendere come riferimento solo quello che è successo a Portimao. Soprattutto conoscendo il mio passato con il marchio e la mia performance quando siamo stati a Sepang all'inizio dell'anno.

"Non salivo sulla M1 da tre o quattro anni ed ero 1.3 dei più veloci. E questo senza poter montare l'ultima gomma morbida perché ha iniziato a piovere, altrimenti sarei stato a mezzo secondo o sette decimi dal primo. La mia prestazione normale con la M1 è quella, e non quella del test di Portimao”. 

E’ evidente, dunque, che Yamaha ha priorità su Aprilia.
La squadra del presente ha sempre la priorità, sia per la comodità di conoscere già le persone, sia per quello che ho ottenuto con loro in passato, perché la Yamaha è l'unica Casa con cui sono stato campione della MotoGP e perché la M1 per me è sempre stata una moto ‘naturale’.

“Se la Yamaha decide di non avermi sarà un vero peccato per entrambe le parti. Onestamente, penso che sarà impossibile per loro trovare un pilota che si adatti in modo così naturale allo stile che la Yamaha richiede e abbia la stessa sensibilità per individuare la giusta direzione per l'evoluzione di ogni pezzo”, aggiunge Lorenzo.

“Aprilia è il piano B”


Per Jorge Lorenzo il passaggio ad Aprilia è dichiaratamente un “piano B”, ma il maiorchino aggiunge che sarebbe ugualmente motivato.
“Prima di tutto ho iniziato con il Gruppo Piaggio, perché Derbi apparteneva a loro e con loro sono entrato nel Mondiale, vincendo le gare. Poi sono andato all'Aprilia e ho ottenuto i miei primi due mondiali, quindi ho una storia vincente con Aprilia e sarebbe bello chiudere il cerchio, se così fosse, con loro.

“È un'opzione più scomoda, perché la M1 è più naturale per me, ma se riuscissi a farle migliorare le prestazioni sarebbe un merito più interessante, come nel caso di Pedrosa con KTM.

"Inoltre, penso che potrebbe fare molto bene anche a Iannone se lo lasciassero correre il prossimo anno. Viviamo entrambi a Lugano e penso che potrei fargli un po' da guida o da allenatore. Lo aiuterebbe a ottenere prestazioni migliori e ad andare più veloce”, aggiunge Lorenzo.

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I vantaggi di essere tester


L’obiettivo, comunque, è quello di restare un collaudatore e di fare qualche gara spot.

Vorrei lasciare la porta aperta per contratto al massimo delle wild card che la Casa possa fare. Se sarò competitivo e ne avrò voglia, sarebbe bello avere questa possibilità.

Ho sempre detto che siamo fortunati a fare questo lavoro. La cosa peggiore sono la pressione e gli infortuni, quando sei un tester non devi andare al massimo per andare direttamente in Q2 il sabato mattina e giocarti più tardi le qualifiche e la gara. Come tester i rischi che devi correre quando scendi in pista sono minori. Si allenta la pressione e non si viaggia più tanto. Ma al contempo regala il piacere di guidare una moto e di sentirti parte di una squadra.

"Penso di essere bravo in questo per l'esperienza che ho e la sensibilità che ho sempre avuto”, aggiunge riferendosi al lavoro di collaudatore. “L'ho dimostrato per molti anni in Yamaha e anche nei miei due anni con la Ducati. Penso di avere quel talento ed è giusto approfittarne”.

Lorenzo non sa ancora quando si chiarirà il suo futuro.

“Immagino tra poche settimane”, conclude il maiorchino.

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