Alex Marquez, Takaaki Nakagami, Marc Marquez, Stefan Bradl... La Honda ha catturato l’attenzione nei due GP del Motorland. I piloti e le moto dell’HRC hanno compiuto un sorprendente passo avanti rispetto alla mediocrità dei mesi precedenti.  

Una di quelle massime che governano le corse è "Conta il tuo ultimo risultato", una frase che infastidisce piloti e tecnici. Per gli uomini dei numeri, catalogare qualcosa senza poterla sostenere con una base tecnica è “un brindisi al Sole”. Ecco perché di fronte alle campane che proclamavano il “ritorno alla vita” della Honda, si sono sentite sottovoce voci discordanti: "Due buoni GP su un circuito favorevole, ma cosa hanno vinto?".  

Voci non senza ragione. Del resto non ha vinto la Ducati in Austria, il “suo” circuito? E ancora più esplicito è il caso della KTM, che qualche GP fa era la moto rivelazione dopo aver trionfato a Brno e in Austria con due piloti “normali”, e dopo quei flash ha smesso di essere la moto desiderata.  

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È fuori discussione, però, che piloti e tecnici HRC abbiano trovato la strada per la competitività, ma servirà aspettare le prestazioni di Valencia e Portimao. Ad Aragón la Honda è stata anche al comando, ma alla fine ha ottenuto soltanto un podio in due gare.  
 
Nei 12 GP corsi al Motorland, la Honda ha vinto sette volte: 2011 con Casey Stoner, 2012 con Dani Pedrosa, 2013, 2016, 2017, 2018 e 2019 con Marc Marquez; nel 2014 Marquez e Pedrosa sono caduti quando erano primi e nel 2015 Pedrosa è arrivato secondo dopo la caduta di Marquez quando era primo. In altre parole, il circuito aragonese è per la Honda quello che il Mugello è per la Ducati, quindi per parlare di “ritorno della Honda” servirà aspettare altri scenari.  

Eppure la ricerca di spiegazioni ha portato anche all’ammortizzatore Öhlins BDB50. Non è un elemento nuovo, dato che è stato introdotto durante i test di Sepang dello scorso febbraio, ma il fatto che i tre piloti saliti sul podio del GP Aragón – Alex Rins, Alex Márquez e Joan Mir – lo avessero utilizzato, ha improvvisamente posto l’ammortizzatore sotto i riflettori.  

"Il nuovo ammortizzatore rende più stabile il posteriore" ha spiegato Nakagami. "C’è meno pompaggio nella parte posteriore e quando la moto sbanda lo fa più dolcemente. C’è una migliore percezione di quello che succede dietro e questo ti dà più controllo. Penso che sarà interessante in gara". Takaaki non ha trovato la conferma, dopo la caduta al primo giro.  

L’ammortizzatore aiuta a sfruttare meglio il pneumatico posteriore. Come ci ha spiegato un tecnico delle sospensioni: "Il comportamento della sospensione posteriore influenza direttamente la deformazione del pneumatico, che è ancora parte della sospensione. A seconda delle pressioni che riceve dall’urto – qui è incluso l’intero sistema di leveraggio – la gomma si deforma in un modo o nell’altro. In altre parole, influenza sia l’impronta (la superficie del pneumatico a contatto con l’asfalto, nde) che le sollecitazioni a cui è sottoposto. Un esempio è il movimento di pompaggio che a volte vediamo sulle moto quando acceleriamo. Ciò accade quando il pneumatico agisce come elemento di sospensione sotto sforzo".  

Una spiegazione tecnica semplificata dall’influenza che il funzionamento di un ammortizzatore ha sul pneumatico. Fornendo maggiori e migliori informazioni ai piloti, questi poi sono stati in grado di ottenere di più e gestire meglio le loro gomme. Un miglioramento per la Honda con i nuovi pneumatici Michelin, un passo che per esempio la Ducati non è ancora riuscita a compiere.

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