MotoGP, Ducati: Dovizioso nelle sabbie mobili

MotoGP, Ducati: Dovizioso nelle sabbie mobili© Milagro

Più tenta di uscire dalle difficoltà, e più finisce per sprofondarvi: la situazione del vice campione, nell’anno della grande occasione, ha preso la piega sbagliata, complice una Ducati che non funziona più con la guida che ha permesso ad Andrea di insidiare Marquez...

3 novembre 2020

Il giorno dopo aver annunciato l’uscita dal Team Ducati a fine 2020, Andrea Dovizioso ha vinto al Red Bull Ring e il tanto desiderato titolo della MotoGP sembrava possibile. Ma le ultime uscite hanno indebolito le velleità del binomio italiano .Qual è il presente di Andrea Dovizioso? Il ducatista viaggia in un mare di incognite. Il rendimento negli ultimi GP è stato a dir poco frustrante, e non soltanto per i risultati.

Quando nel GP Spagna, quasi tre mesi fa, Marc Marquez rimediò l’infortunio all’omero destro tale da rovinargli la stagione, di fronte al forlivese si aprirono le porte della grande occasione, il tanto desiderato titolo della MotoGP che soltanto lo spagnolo della Honda gli aveva negato nelle passate tre stagioni. Senza il campione, il suo vice sembrava avere la strada libera. La realtà, invece, si è rivelata decisamente distante. 

Dopo le due gare di Misano, in cui senza aver brillato era comunque salito in vetta al Mondiale, Dovizioso aveva dichiarato: "A Barcellona la situazione sarà completamente differente. Il livello di grip del Montmeló è agli antipodi rispetto a Misano. Ma non posso dire se questo sarà meglio o peggio per noi, perché non abbiamo girato lì. So soltanto che la situazione sarà differente". 

Al netto delle precauzioni espresse dal sempre prudente Andrea, dalle sue parole si poteva leggere una speranza: quello di Barcellona sarebbe stato uno scenario più facile per lui, rispetto alle difficoltà di Misano. Dove la combinazione tra il nuovo pneumatico posteriore Michelin e il nuovo asfalto del circuito romagnolo si era rivelato una tela di ragno capace di intrappolare il ducatista

Il settimo e l’ottavo posto nei due GP di casa erano stati risultati piuttosto tristi da commentare, visto che nelle precedenti annate Dovi era stato competitivo sul Circuito Marco Simoncelli, con il terzo posto del 2017 e soprattutto con il successo del 2018. Ma a preoccupare, ancora più dei piazzamenti, era stata l’immagine di una deriva sotto l’aspetto tecnico. Dovizioso recitava come un mantra le richieste della nuova posteriore Michelin (cioè uno stile di guida differente), richieste che il veterano non riusciva a soddisfare, per l’impossibilità di “riciclarsi” in un nuovo modo di pilotare. 

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Il mea culpa di Andrea


La situazione non è cambiata al Montmeló, altro scenario favorevole a Dovi in passato (qui vinse nel 2017). Grip differente rispetto a Misano, certo, ma difficoltà altrettanto chiare per il ducatista. E il discorso è rimasto lo stesso: "Non riesco a essere rapido con la nuova Michelin al posteriore. La caratteristica del nuovo pneumatico ti obbliga a guidare in maniera differente rispetto alle precedenti annate, e non mi viene".

Ovviamente, con Pecco Bagnaia e Jack Miller così rapidi con la stessa moto e le stesse gomme, risulta evidente come la mancanza di rendimento di Dovi non sia dovuta alla nuova combinazione moto-gomma. A mancare, ora, è il suo adattamento a questo pacchetto: "È l’unico che si è adeguato a queste gomme" ha commentato Andrea riferendosi a Bagnaia. "E dai dati si capisce bene che il mio punto di forza degli anni passati si è trasformato in un punto debole. Pecco frena dopo, con meno pressione ed entra più forte in curva. È difficile da fare, lui fa la differenza in quel frangente. Io riuscivo a fare la differenza, rispetto agli altri piloti Ducati, usando meglio la gomma anteriore, perché sul posteriore non c’era grip. Adesso invece devi andare forte nell’ultima parte di inserimento in curva, non bisogna esagerare da dritti e alzare troppo la gomma posteriore in staccata. È tutto chiaro, in teoria, ma metterlo in pratica non è assolutamente facile. E anche la messa a punto della moto va in una direzione opposta rispetto al passato". 

Nella maggior parte dei casi, l’esperienza è un vantaggio, ma paradossalmente in questa situazione si è rivelata un’arma a doppio taglio. Dopo tante stagioni passate a guidare la Ducati in una certa maniera – grazie alla quale è diventato il pilota più vittorioso dopo Marquez nel precedente triennio – a Dovi è stato chiesto un “reset”, un processo mentale difficile da attuare. Perché ad Andrea serve interiorizzare un modo di agire che per lui è quasi contro natura. A questo si aggiunge un fatto: l’uscita dal Team Ducati a fine stagione non facilita le cose, così come non deve essere semplice proseguire un rapporto - con qualsiasi aggettivo lo vogliate definire - come quello con Gigi Dall’Igna. 

Ma tornando all’aspetto puramente tecnico, a chiarire ulteriormente la situazione legata alla nuova posteriore Michelin è ciò che sta succedendo alla Honda. 

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Casa Honda


"Come dice Dovi, la nuova posteriore Michelin è un po’ particolare…". A dichiararlo è Takaaki Nakagami, che in questo 2020 tormentato per la Honda è diventato il pilota di riferimento dell’HRC. "Dobbiamo cambiare lo stile di guida. Capisco perfettamente cosa intende dire Andrea, perché anche noi piloti Honda stiamo incontrando grandi difficoltà. Non so come sia con il motore 2020, ma nel mio caso, l’abbinamento tra motore 2019 e gomma 2020 è molto 'delicato', in particolare in ingresso curva, e soprattutto in frenata"

"Chiaramente dipende dal livello di grip di ogni pista" ha proseguito Nakagami. "Se c’è molto grip nel retrotreno, questo porta a 'spingere' molto sull’anteriore e si perde la capacità di fermare bene la moto all’inizio della frenata. Da lì, poi, si innesca tutto il meccanismo: non puoi lasciare i freni, non puoi inclinare la moto… In questa situazione dobbiamo lavorare sul freno motore per poter controllare meglio la moto. Oppure imprimere molta forza sul freno posteriore per bloccare la ruota e utilizzare un angolo di piega più pronunciato, come fa Marc Marquez". 

"Sono in grado di farlo - conclude Nakagami, settimo nel Mondiale e nettamente miglior pilota Honda - posso fermare la moto, lasciare i freni, aprire il gas, il tutto con naturalezza. Però se non abbiamo un buon livello di frenata per colpa dell’equilibrio della moto o perché il freno motore non è a punto, diventa un disastro. Le sensazioni sulla moto sono completamente differenti. Serve tantissimo tempo per mettere a punto la moto per la frenata, questa è la priorità. Fatto questo, si vedono poi i miglioramenti. Posso confermare, comunque, che con la gomma posteriore 2020 la frenata non è facile nemmeno per noi della Honda. È servito tanto tempo per sistemare i dettagli, in particolare a Barcellona, dove la stabilità in frenata è molto importante. Comprendo Dovizioso quando parla delle difficoltà nel trasformare lo stile di guida e la strategia di sviluppo della moto. Con questa gomma, le cose sono molto più delicate".

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