MotoGP, ingiusto punire solo Yamaha e non i suoi piloti

MotoGP, ingiusto punire solo Yamaha e non i suoi piloti© Milagro

Siccome i rappresentanti della Casa di Iwata guidavano a Jerez M1 non conformi al regolamento tecnico, era opportuno togliere i punti anche dalla classifica Corridori, non solo da quella Costruttori e Team 

7 novembre 2020

Nel weekend sino ad oggi più delicato della stagione MotoGP 2020, ci mancava solo la polemica (giustamente, dal nostro punto di vista) esplosa al seguito dei motori Yamaha trovati non aderenti al regolamento tecnico ufficiale.

La questione non è da poco. Stiamo parlando di una irregolarità risalente, addirittura, allo scorso luglio, quando nel doppio appuntamento andaluso di Jerez, alcuni particolari dei quattro cilindri in linea di montavano valvole prodotte da fornitori esterni all’azienda.  L’operazione si può fare, ma va notificata agli organi competenti. Ciò non è avvenuto e, già durante l’estate, nel paddock se ne parlava: perché, allora, attendere fino a novembre inoltrato per prendere provvedimenti?

La penalizzazione comminata, sa di beffa. Non tanto per i team appoggiati ai tre diapason, quanto per i concorrenti. Punire le squadre che usano le M1 - Monster Energy e Petronas SRT - decurtandole dei punti conquistati nel Gran Premio in oggetto, rappresenta - se spiegata bene, cosa non facile da fare - una presa in giro nei confronti delle compagini rivali.

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I piloti guidano le moto, non corrono a piedi


Perché, se corressero a piedi, Maverick Vinales, Valentino Rossi, Fabio Quartararo e Franco Morbidelli sarebbero podisti. Oppure, centometristi, maratoneti. Insomma, atleti, ma non del settore motosport.

Invece, i rappresentanti Yamaha, come tutti gli altri - Ducati, Suzuki, KTM, Honda e Aprilia - si presentano ai Gran Premi proprio per compiere un gesto non banale, ma logico: condurre dal punto A sino a quello B un mezzo meccanico, cioè, proprio la moto.

Ebbene, se così non fosse, avremmo evitato l esplosione della bomba. Ragioniamo: se la sanzione è stata approvata e deliberata - cioè, messa in atto - significa che il “reato” è stato commesso. Il reato era, appunto, la non conformità tecnica, come abbiamo spiegato.

Perciò, considerando che i motori non fossero a norma, è giusto aver tolto i punti - 50 a Yamaha in quanto costruttore, 20 al team Monster e 37 al Petronas - e vuol dire che, ipoteticamente, se il controllo fosse stato fatto prima del Gran Premio di Jerez, le moto non sarebbero scese in pista. Oppure, se la verifica fosse avvenuta appena dopo, la squalifica sarebbe avvenuta subito o, perlomeno, in tempi più racchiusi.

Pericoloso precedente


Siccome stiamo dicendo, basandoci su fatti reali, che la penalizzazione è notificata e messa in pratica, ricordando per l’ennesima volta che i punti sono stati detratti esclusivamente alla Casa ed alle squadre che la rappresentano, la domanda è: ma i piloti con cosa hanno corso a Jerez? Con le moto, giusto? Queste moto erano Yamaha M1, giusto? Le suddette M1 non rispettavano le regole, giusto? Benissimo, tutte risposte affermative. La somma di questo cervellotico ma semplice ragionamento è: la punizione andava inflitta anche ai piloti, perché sono loro che giovano delle prestazioni offerte dalle moto. Moto che, lo scriviamo sino alla nausea, non erano conformi, infatti, sono state squalificate.

Perché attenzione, se questo è un precedente, diventerà un pericolo. Provate ad immaginare i motivi: tanto vale combinarne di ogni su motori, elettronica, sospensioni, gomme e quant’altro, tanto poi - al limite - vengono sanzionati solo team e marchi. I corridori, no. Specialmente se sono in lotta per il titolo, magari.

Non vorremmo pensare male, ma una decisione del genere sembra un palliativo e, comunque, non è equa né sensata. Tutto o niente, non le vie di mezzo o le mezze misure. Lo show non può morire prima di Portimao, d’accordo, però deve essere credibile. E quanto successo quest’anno, è difficile da credere. Per gli avversari, il fatto è stato accettato. Non da tutti, però.

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