Una qualifica da dimenticare quella del secondo appuntamento di Valencia per Valentino Rossi. Il Dottore, esattamente come la scorsa gara, ha chiuso il Q1 nelle retrovie ma a soli 10 millesimi da Rins 14° Una stagione che sta finendo nel peggiore di modi per il pilota di Tavullia, colpito anche dal Covid che gli ha fatto saltare una parte dello scorso weekend, che sarebbe stato importante in vista di questo secondo appuntamento a Valencia. 

“Negli ultimi anni i problemi sono stati sempre quelli”


Valentino Rossi non perde la consueta voglia di sorridere nonostante la situazione non bellissima in questo finale di stagione che lo vede arrancare più dei suoi compagni di marca. “Cerco sempre di spiegare al massimo che posso le mie sensazioni sulla moto” – spiega Rossi – “e i problemi che secondo me ho. Negli ultimi anni i problemi sono stati sempre quelli. Sinceramente non ho capito neanche adesso quanto mi stanno ad ascoltare.

Il Dottore chiude il discorso sui problemi Yamaha con questa battuta: “Non sono preoccupato di non essere nel team ufficiale l’anno prossimo (ride). A me piace lavorare per la Yamaha, cerco di dare sempre le mie indicazioni perché sono un pilota con tanta esperienza e molto sensibile però non siamo riusciti a migliorare tanto.” 

“Il motore è uno dei punti deboli della moto”


Il pilota di Tavullia parla del problema principale della moto considerando anche l’impossibilità di sviluppare e modificare l’unità l’anno prossimo: “E’ vero che il motore è il problema peggiore della M1 e che sia congelato non è una gran notizia. In una MotoGP ci sono tantissime cose che si possono fare e si può lavorare fuori dal motore. Si può lavorare sulla moto per migliorare il grip e fare qualcosa di nuovo. Se la Yamaha vuole c’è molto margine per migliorare.” 

GP Valencia, Rossi: “Yamaha non ha fatto lo step sperato”

Rossi chiude il discorso dello sviluppo della moto dicendo che: “In MotoGP il modo di lavorare negli ultimi anni è cambiato molto perché, oltre a quello che arriva dal Giappone che fino al 2015-16 era praticamente tutto, le altre squadre hanno una seconda-terza squadra di tecnici ed ingegneri dall’Italia sull’Italia come la Ducati, dall’Austria per la KTM, la Suzuki dal Giappone all’Italia, è un grande lavoro di gruppo per migliorare. Questo ha fatto la differenza negli ultimi anni e la Yamaha si deve adattare a questo metodo.”

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