A Palma di Maiorca possono iniziare i festeggiamenti, perché Joan Mir ce l’ha fatta. Lo spagnolo ha completato l’opera, passando in pochi mesi da giovane promessa a punto di riferimento della classe regina, fino a conquistare il suo secondo titolo iridato, il primo in MotoGP. Mir è il classico esempio di ragazzo con la faccia pulita e il sorriso pronto, di quelli da cui mai ti aspetteresti una parola fuori posto, che infatti Joan non ha mai proferito, anche quando la rivalità interna con Rins poteva indurlo a farlo. La Suzuki ha creduto in Mir prima di altri, portandolo in MotoGP dopo una sola stagione in Moto2, e Joan ha ripagato la casa giapponese nel modo migliore possibile, riportando il titolo ad Hamamatsu dopo 20 anni.

Velocità, costanza e maturità: così Joan è diventato Re Mir


Di piloti veloci nella MotoGP attuale ve ne sono a bizzeffe, tanto che il livello medio continua ad innalzarsi sempre di più. Ma la costanza, specie in una stagione pazza e imprevedibile come quella in corso, è un qualcosa di raro trovare, come un quadrifoglio. Mir ha unito le due cose, aggiungendoci quel pizzico di maturità difficile da trovare in un 23enne, tranne che in quelli speciali.

Per raccontare la stagione di Joan Mir ed i suo valore potrebbero forse bastare i numeri: su 13 gare disputate lo spagnolo ne ha terminate 11, salendo per 7 volte sul podio. Una macchina quasi perfetta insomma, coadiuvata da un’altra (non metaforica) macchina perfetta come la Suzuki GSX-RR, talmente precisa e delicata da meritarsi l’appellativo di “violino”.

Partito in sordina, poi ha spiccato il volo


E pensare che non sembrava il suo anno. Verrebbe da dirlo oggi, guardando le immagini di Mir in trionfo e pensando ad inizio stagione. Esatto perché nelle prime tre gare Joan ha incassato ben due zeri, finendo a terra sia ad Jerez 1 che a Brno, e raccogliendo nel mezzo un quinto posto nel secondo GP in terra andalusa. Poi però, quei “ben due zeri” sono diventati “solo due zeri”, perché il proseguo della stagione è stato semplicemente ottimo.

Il primo podio in stagione e soprattutto di carriera in MotoGP è arrivato nel primo dei due GP disputati in Austria: un secondo posto dal sapore quasi amaro. Questo perché il pilota Suzuki sembrava già allora lanciato verso il suo primo successo in top class, ma una bandiera rossa ha pensato bene che valesse la pena aspettare ancora un po’, magari per festeggiare qualcosa di più grande in seguito.

Nel GP di Stiria ecco una quarta posizione, alla quale però fanno seguito tre podi consecutivi (due secondi e due terzi tra Misano e Barcellona), che cominciano a posizionare Mir sotto i riflettori: inizia ad essere chiaro a molti infatti che il binomio Suzuki – Mir è veloce e soprattutto costante, cosa che altri, come il golden boy Quartararo, faticano ad essere.

La prima vittoria: l’ultimo incantesimo spezzato


La difficile gara corsa sul bagnato di Le Mans (chiusa 11°) rappresenta l’ultimo verso ostacolo sulla strada di Re Mir, che tornato nella sua Spagna torna a brillare. Mentre le Yamaha (tranne Morbidelli) e le Ducati affondano, Mir raccoglie nel doppio appuntamento di Aragon due terzi posti. Utili, utilissimi, dato che regalano a Joan (per la prima volta) la vetta della classifica generale che non lascerà più, nonostante la grande crescita del compagno di squadra Alex Rins.

Ecco poi arrivare Valencia, la terz’ultima gara della stagione, dove il neo Campione del mondo zittisce anche le ultime malelingue: il fatto che Joan fosse primo nel Mondiale senza aver vinto nemmeno una gara non stava bene ad alcuni, impegnati a giudicare lo splendido lavoro dello spagnolo. Joan ascolta sorridendo, e al "Ricardo Tormo" infligge il colpo decisivo al titolo, correndo una gara perfetta e conquistando il primo successo di carriera in MotoGP, nonché portando a 37 i punti di vantaggio sul primo degli inseguitori in campionato. La penultima, e fondamentale, pennellata al capolavoro.

L’ultima pennellata è giunta oggi, con una gara corsa più con la testa che con il polso destro, iniziata dalla 12^ casella e conclusa in 7^ piazza, gestendo senza fretta il patrimonio costruito nei mesi passati: quello che serviva per passare da Mir a M1R.

Marc, a noi due


Ora Mir potrà sfilare vittorioso sull’ottovolante di Portimao, per poi godersi i frutti dell’ottimo lavoro svolto dal 19 luglio in poi. In seguito sarà ora di pensare al futuro, e soprattutto alla prossima sfida. Il prossimo anno infatti (salvo complicazioni) in pista vi sarà anche quel Marc Marquez che fino all’anno scorso ha dominato la scena: si prospetta una sfida tutta da seguire tra il nuovo ed il vecchio sceriffo della contea ma, per ora, congratulazioni Joan!

MotoGP: Davide Brivio, l'uomo dietro al successo Suzuki

gara