Joan Mir è l’uomo del giorno, e non potrebbe essere altrimenti. Il 23enne di Maiorca ha infatti scritto una pagina di storia oggi, diventando per la prima volta campione del mondo MotoGP e riportando sul tetto del mondo la Suzuki dopo esattamente vent’anni. Tante, forse troppe le emozioni da assimilare tutte insieme per Joan, che ancora stenta a credere che sia tutto vero.

"La gara più difficile della mia carriera"


Faccio ancora fatica a credere che sono campione del mondo, credo mi servirà qualche ora per realizzare perché ora sono ancora un po’ in stato di shock. Tutto l’anno ho vissuto una grande pressione - racconta Mir - non solo in pista ma anche a casa, dato che a causa del Covid non riuscivo a staccare la spina, ma sono davvero colpito di come io e il team siamo riusciti a gestire la situazione fino ad oggi. E’ impossibile spiegare a parole cosa significa questo titolo per me: la gara di oggi mi è sembrata la più difficile e rischiosa della mia carriera, ma non ci voglio pensare perché sono campione (ride ndr)”.

Il fiume di emozioni (e di lacrime) è iniziato subito dopo la bandiera a scacchi, che ha ufficialmente dato il via ai festeggiamenti.

“Quando ho visto la tabella celebrativa ho pensato “Non sta accadendo davvero a me” e mi sono messo a piangere. Durante il giro d’onore ho iniziato a realizzare ciò che stava accadendo intorno a me, e mi è dispiaciuto non poter festeggiare con i tifosi: aver dato una piccola soddisfazione a qualcuno di loro in questo difficile anno è una soddisfazione in più”.

Mir non dimentica ovviamente chi gli ha permesso di conquistare questo magico traguardo, ossia la Suzuki, quella casa che l’anno scorso ha deciso di investire su di lui dopo una sola stagione in Moto2.

Suzuki? Una motivazione extra


"Devo ringraziare la Suzuki per avermi portato sino a qui, e sono felice di essere quel pilota capace di riportargli il titolo dopo vent’anni. Quando ho visto Davide (Brivio ndr) dopo la gara ho ripensato ad una nostra conversazione del 2018 a Jerez, quando lui cercò di convincermi a passare in Suzuki senza che ce ne fosse bisogno, dato che ero già convinto. Cercare di portare la Suzuki in alto ha rappresentato una extra motivazione per me: tutti i ragazzi hanno fatto un grande lavoro in questi anni, c’è un mix Italia – Giappone che rende tutto ottimamente funzionante”.

Ora per Mir inizia il momento più bello ossia quello dei festeggiamenti, che purtroppo non potranno essere scintillanti come di consueto.

“Stasera vorrei andare in discoteca e fare mille altre cose, ma devo essere responsabile, quindi festeggerò con il team e la famiglia, che è la cosa più importante. In futuro spero di poter festeggiare nel modo giusto anche a Maiorca”.

Una Maiorca che, dopo Jorge Lorenzo e Rafa Nadal (per esempio), ha sfornato un altro favoloso talento sportivo.

“Non so cosa renda i maiorchini speciali, forse il mare ed un insieme di coincidenze. Lorenzo è sempre stato un riferimento per me, specie per il suo approccio alle gare e la sua forza mentale. Oggi prima della gara ho cercato di autoconvincermi che non ero nervoso, ma lo ero”.

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