Il Campionato del Mondo MotoGP è ormai giunto a conclusione: domenica a Portimao si svolgerà l'ultima gara di questo 2020, ma ancora restano in ballo due titoli da assegnare, quello della Moto3 e quello della Moto2.

Cosa passerà nella mente dei piloti in un momento tanto delicato? Ma soprattutto, quali aspetti dovranno tenere di più in considerazione? Per risolvere questi dubbi abbiamo chiesto ad un coach d'eccezione come il due volte campione del mondo Manuel Poggiali.

Il ruolo del coach


Per iniziare, Poggiali ha fornito un'idea di quello che è il ruolo del coach: “Ha diverse sfaccettature - ha spiegato -. Il suo ruolo è quello di confrontarsi con il pilota, è necessario essere molto lucidi in quello che si vede e nel trasferire al pilota quello che realmente serve. Per fare questo è importante aver fatto il pilota perchè in questo modo si ha un vissuto che aiuta a capire determinate situazioni. In più il coach deve essere bravo a gestire l'emotività, visto che è proprio il pilota quello più colpito da questo effetto. Il lavoro va fatto in pista ma anche a casa per capire cosa ha funzionato di meno. Ad essere importante è anche la figura dell'assistente di pista che riporta al box determinati elementi utili ad un risultato”.

L'emotività, il fattore più importante


Quindi cosa consiglieresti ad un pilota che si sta giocando il titolo, come ad esempio Tony Arbolino?

“Ci sono tanti aspetti che vanno tenuti in considerazione, sia dal punto di vista tecnico e lavorativo che emotivo. C'è da dire che i piloti che sono in lotta per il titolo di solito hanno un pacchetto che funziona, ma ci sono gli aspetti emotivi da non sottovalutare. Ad esempio quando mi sono giocato il mondiale facevo molta fatica a dormire. La squadra e il pilota devono essere bravi a gestire la tensione e l'emotività cercando di vivere il tutto il più normale possibile”.

Parola d'ordine: costanza


Un coach, però, può essere utile anche in casi in cui, come per Celestino Vietti Ramus, il sogno del Mondiale è andato in fumo: “A vincere il titolo è sempre e solo uno - ha spiegato Poggiali -. Quando inizi ad assaporare la possibilità di giocarti il Mondiale ci sono tante emozioni che si scatenano. Certe volte l'emotività gioca brutti scherzi ma certe volte non è neppure questo il problema e incappi in una caduta per situazioni che non dipendono da te. Quello che bisogna essere bravi a fare è accettare la sconfitta, riflettere su ciò che ha funzionato di meno e da lì iniziare di nuovo. Ciò che alla fine porta alla conquista del titolo è la costanza, essere riusciti a sbagliare meno degli altri, in un campionato è un elemento determinante. Se vogliamo fare un esempio possiamo prendere quanto accaduto a Marc Marquez: nella prima gara ha dimostrato senza dubbio di essere velocissimo però alla fine è bastato un piccolo errore, forse neppure causato dalla sua irruenza, forse un problema tecnico che gli ha rovinato una stagione, speriamo non di più”.

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“Bagnaia è un campione del mondo, sa cosa serve”


Infine abbiamo chiesto a Manuel se nel caso di due piloti come Fabio Quartararo e Francesco Bagnaia, la forte pressione che si sono trovati a gestire possa averli influenzati: “Penso che per quanto riguarda Quartararo, il pilota si sia ritrovato a dover gestire una pressione a cui non era abituato - ha concluso -, mentre per Francesco Bagnaia non è stato così. Francesco è un campione del mondo e sa benissimo cosa serve per vincere. Credo che per questi due piloti siano nati diversi problemi in questa stagione. Sono passati da gare esaltanti ad altre molto meno performanti. In parte il problema è legato ad una strada sbagliata o a qualcosa che non ha funzionato adeguatamente e mi riferisco soprattutto a Quartararo. E' determinante quindi riuscire ad essere sempre performanti anche con condizioni diverse”.

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