Franco Uncini è stato il primo a festeggiare il titolo mondiale di Joan Mir, sotto il podio di Valencia. Il marchigiano sa bene cosa significa diventare campioni del mondo della classe regina con la Suzuki, perché ha già compiuto questa impresa nel 1982.

“Sono stato molto felice di festeggiare con Mir il nuovo titolo della Suzuki”, ci dice Franco Uncini nella nostra intervista esclusiva. “Mi avevano un pochino preparato, con tutte le scaramanzie del caso, a questo invito. Mi sono un po’ immedesimato in Mir, sapevo molto bene cosa provava, perché la vittoria del mondiale è una cosa unica!”

Suzuki è come una famiglia


Cosa hai provato?

“Ho provato tanta gioia anche io, perché la Suzuki è come una famiglia, di persone che ti fanno sentire a casa e mi sono sentito parte della famiglia, tanto è vero che mi sono vestito con abiti civili, perché ovviamente non potevo festeggiare come membro della Race Direction ma come Franco Uncini, campione del mondo della famiglia Suzuki”.

Cosa pensi del titolo mondiale vinto da Suzuki con Mir?

“Mi ha fatto molto piacere anche perché Suzuki ha vissuto gli ultimi anni un po’ altalenanti, anche se si vedeva che aveva delle buonissime caratteristiche di base. Poi il team e il bel lavoro che ha fatto Davide Brivio sono riusciti a completare questo pacchetto e a renderla competitiva.

“Mir è stato bravissimo, ha saputo interpretare la moto molto bene, ed è stato bravo anche come conduzione del campionato. Lo è stato anche Alex Rins, che però è stato un po’ meno costante di Mir. Ma alla fine Rins è pronto a terminare il campionato al secondo posto, che sarebbe un ulteriore successo per la Suzuki. Credo che fare un primo e un secondo posto nel mondiale non sia mai successo nell’ambito Suzuki, quindi sarebbe molto bello, una novità che li stimolerebbe anche per il futuro”.

Qual è stato il punto di forza di Suzuki?

Il vero vantaggio può essere stato che abbiano trovato un collaudatore 'giusto'. Nei miei anni in Suzuki, la mia moto era molto equilibrata e c’era un collaudatore molto bravom che veniva spesso a fare delle gare nel motomondiale. Si chiamava - guarda caso - Kawasaki, ed era veramente competitivo. Quando collaudava la moto la metteva spesso in crisi per cercare di svilupparne le potenzialità.

"L’anno dopo però Yamaha era in crisi e il collaudatore-pilota Kawasaki si spostò da Suzuki a Yamaha. Il nuovo collaudatore arrivato in Suzuki non era valido come il precedente. La mia moto si chiamava XR45, dove X indica i cilindri in quadrato, R sta per Racing, 45 è il numero del progetto. E’ il collaudatore che dà l’ok definitivo al progetto, e l’anno dopo aver vinto il titolo, nel 1983, la mia moto non era assolutamente competitiva come la stagione precedente, tanto è vero che quello fu l’ultimo anno di Suzuki ufficiale nelle corse per diverso tempo. Nei due anni successivi si diceva che Suzuki era presente ufficialmente, ma di fatto non era così. Quindi quest’anno credo che Suzuki abbia trovato anche un collaudatore efficace”.

Un campionato senza Marquez


Questo, però, è stato un campionato particolare senza Marquez…

Sì, è mancato Marc Marquez, non uno dei tanti, ma proprio il pilota che fino l’anno scorso si è dimostrato senza dubbi il più forte. La sua assenza si è avvertita molto, ma al contempo forse ha reso il campionato un po’ più aperto e più combattuto. Quest’anno è mancata un’icona, ma è stato un bellissimo campionato”.

E’ difficile paragonare epoche diverse, ma secondo te è stato più difficile il tuo mondiale o quello di Mir?

“Un campionato del mondo non è mai facile: in pochissimi se lo sono trovato nelle mani con poca fatica. Difficile è stato il mio titolo e difficile è stato anche questo di Joan. Ma un campione del mondo è sempre un campione del mondo”, ha concluso Franco Uncini.

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