L’ultimo incontro con la stampa da pilota Ducati e (per il momento) da pilota MotoGP di Andrea Dovizioso ha un sapore speciale, e non potrebbe essere altrimenti. Nessuna lacrima, poco in linea con lo stile del Dovi, ma tante parole e pensieri, in linea invece con la persona intelligente e disponibile che Andrea ha sempre dimostrato di essere.

“Sul traguardo ero talmente focalizzato sul campionato - racconta Andrea - che non ho pensato ad altro, ho solo realizzato che probabilmente ero riuscito a conquistare la quarta posizione. La relazione con la mia squadra è stata fantastica in questi anni, e certamente mi mancherà. Sono incazzato al pensiero di non poter correre l’anno prossimo, dato che mi sento ancora competitivo, ma allo stesso tempo mi sento leggero dato che, indipendentemente dall’esito della stagione, non avrei voluto continuare in questa situazione. Considero questa la mia ultima gara in Ducati, poi vedremo cosa accadrà in futuro”.

Il viaggio nei ricordi continua, del resto Andrea è arrivato nel mondo della MotoGP giovanissimo, e lo lascia (momentaneamente ?) da uomo maturo.

“In questo mondo inizi che sei piccolo, viaggi in tanti luoghi e ti confronti con gente più grande ed esperta, il che ti aiuta a maturare. Il fatto che questo sport di aiuti a crescere e progredire è bellissimo, e lo stesso vale per quando riesci a raggiunger degli obiettivi che reputavi impossibili. Le esperienze che ho fatto mi hanno capire che c’è sempre da imparare, sotto tutti gli aspetti, e questo ti aiuta a mantenerti vivo, il che è una figata”.

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"Una volta a casa non starò sul divano. Avere un team? Mai dire mai"


Cosa farà ora Dovizioso? Nulla di diverso sotto il profilo dell’allenamento, ma con molti meno obblighi da rispettare.

“Il mio programma è fare più motocross, non avendo più i tanti impegni legati alla MotoGP, e la cosa mi piace. Non vado a casa pensando di stendermi sul divano, non sono fatto così. Sono consapevole del fatto che non sarà facile trovare una sistemazione interessante nel 2022, ma non impossibile: c’è un cambio generazionale in corso nella MotoGP, al quale occorre adeguarsi. Il fatto di stare lontano dalla bolgia non mi preoccupa, ho sempre cercato la tranquillità, ma è ovvio che i cambiamenti saranno tanti”.

Magari nel futuro di Andrea ci potrebbe essere anche il ruolo di team manager, o di coach.

“Mai dire mai l’idea di fare un team, ma vedendo le complicazioni legate al ruolo credo sia da matti farlo (ride ndr). Più di questo penso che potrei lavorare a livello tecnico con i piloti, ma non è ancora il momento”.

Ovviamente c’è spazio anche per parlare della gara e del weekend, che nonostante tutto ha sorriso al forlivese.

“Questo weekend è stato difficile a causa della pista, ma l’ho vissuto bene. Sul finale di gara non ero più preciso ed ho dovuto lottare, ma sono riuscito a fare quarto in campionato mancando la terza posizione per poco, il che è incredibile pensando alla poca confidenza a avuta in sella durante tutta la stagione. Il titolo costruttori? Ai piloti non importa particolarmente”.

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